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Madre malata, o disumana assassina? Il processo che ha spezzato in due gli Usa

Il caso di Lindsay Clancy, afflitta da depressione e psicosi post-partum, che ha ucciso i suoi tre figli tentando poi di togliersi la vita. Il procedimento si è concluso in un nulla di fatto.
Madre malata, o disumana assassina? Il processo che ha spezzato in due gli Usa
AFP
Clancy e il suo avvocato, in aula.
Madre malata, o disumana assassina? Il processo che ha spezzato in due gli Usa
Il caso di Lindsay Clancy, afflitta da depressione e psicosi post-partum, che ha ucciso i suoi tre figli tentando poi di togliersi la vita. Il procedimento si è concluso in un nulla di fatto.

Il processo annullato e il mancato verdetto unanime: il 4 settembre scorso, il giudice William Sullivan ha dichiarato annullato il processo contro Lindsay Clancy per mancato raggiungimento di un verdetto unanime.

Un delitto doppiamente atroce
Nel gennaio del 2023, la donna aveva ucciso, strangolandoli, i suoi tre figli per poi cercare di suicidarsi, ferendosi con un coltello e gettandosi dal secondo piano della propria abitazione rimanendo paralizzata dalla vita in giù. Quanto accaduto nell'aula dove veniva celebrato il processo ha lasciato basita l'opinione pubblica, spaccata tra colpevolisti e innocentisti, e ha indotto lo stesso presidente Trump a esprimersi in merito dichiarando che la donna «aveva fatto qualcosa di veramente orribile».

Tecnicamente, tale situazione di stallo, nota come 'mistrial', si verifica quando la giuria popolare chiamata a esprimersi su di un caso penale non riesca a mettersi d'accordo sulla colpevolezza o meno dell'imputato: nel caso di specie, l'avvocato della Clancy, Kevin Reddington, aveva chiesto la rimozione di un giurato che, a suo avviso, si era opposto alla dichiarazione di non colpevolezza della sua cliente dopo che la giuria era stata rimandata tre volte in camera di consiglio per cercare di ottenere un verdetto unanime.

Secondo la legge statunitense, infatti, una giuria deve credere all'unanimità che qualcuno sia colpevole di un determinato crimine «oltre ogni ragionevole dubbio», ed è onere dello Stato dimostrare che un imputato sia colpevole, e non il contrario.

AFPL'avvocato di Clancy, Kevin Reddington, parla con i giornalisti, fuori dal tribunale di Plymouth (Massachusetts) dopo il “mistrial” del processo.

Le prossime decisioni dell'accusa
Spetterà al pubblico ministero Timothy Cruz decidere se proporre un patteggiamento o richiedere un nuovo processo a carico della donna, potendo nuovamente accusare la Clancy di omicidio premeditato, chiamato negli Stati Uniti omicidio di primo grado, rimettendo così a una nuova giuria la decisione finale sul destino della donna. Oppure formulare un'accusa di omicidio di secondo grado, senza premeditazione, rinunciando alla giuria.

Il pubblico ministero Cruz è noto per il suo rigore e l'inflessibilità con cui porta avanti i suoi casi, e sono in molti a scommettere che vorrà ritentare la celebrazione di un nuovo processo sulla base dell'accusa di omicidio di primo grado. D'altra parte, lo stesso Cruz ha più volte dichiarato che «questo caso riguarda Lindsay Clancy e ciò che ha fatto e cioè l'uccisione crudele e calcolata di tre innocenti. I bambini sono stati uccisi ed è nostro compito cercare giustizia».

Dal canto suo Kevin Reddington, l'avvocato difensore della donna, ha chiesto in diretta tv il perdono della sua cliente da parte del presidente Donald Trump.

In ogni caso, Clancy continuerà comunque a essere ricoverata nell'ospedale psichiatrico statale, avendo bisogno di supporto psichico e fisico.

AFPClancy e il suo avvocato, in aula.

Il caso mediatico e il dibattito sulla psicosi post-partum
Il processo a carico di Lindsay Clancy è divenuto un caso mediatico con livestream trasmessi quotidianamente e una copertura mediatica come non la si vedeva da tempo.

Ciò che colpisce della vicenda è che non sia in dubbio che la donna, una ex-infermiera di trentasei anni, abbia commesso il fatto, avendo subito ammesso di aver ucciso i propri figli di cinque e tre anni, e il più piccolo di appena otto mesi, nella propria abitazione a sud di Boston, ma di essersi dichiarata affetta da una psicosi post-partum. Se la sua tesi venisse appoggiata, sarebbe quindi da considerare incapace di intendere e volere e non penalmente responsabile dei reati commessi.

AFP

Un processo che ha spezzato l'opinione pubblica
Durante il processo, centinaia di donne sono scese in piazza a manifestare il proprio supporto alla donna sostenendo che la stessa «avesse bisogno di aiuto» e non di una condanna penale, e si è acceso un dibattito, divenuto presto fortemente polarizzato, sul possibile fallimento del sistema sanitario di assistenza alle madri nel periodo successivo alla nascita dei propri figli e sulla mancanza di una seria presa di coscienza sul tema della salute mentale delle neomamme.

La verità, come ampiamente sostenuto durante il processo, è che la donna fosse consapevole di soffrire di una grave forma di depressione post-partum, così come testimoniato dall'ex marito, dalla suocera e dalla stessa madre di Lindsay Clancy, ma che non sia stata curata adeguatamente con l'infausto esito finale.

Dal punto di vista umano la vicenda della Clancy appare chiara nella sua drammaticità: è la storia di una giovane donna che nel giro di pochi anni diventa madre di tre figli ed inizia a manifestare evidenti segni di depressione post-partum fin dalla prima gravidanza, per poi sviluppare una vera e propria psicosi post-partum dopo la terza.

Insonnia, ansia e pensieri suicidi
La donna soffriva di una grave forma di insonnia, attacchi d'ansia culminati con episodi di paranoia e allucinazioni, di cui aveva parlato anche con i propri familiari: Patrick Clancy, l'ex marito di Lindsay e primo testimone al suo processo, ha confermato che la moglie soffrisse di problemi mentali conseguenti alla gravidanza e che avesse confessato di avere dei frequenti pensieri suicidi e di nutrire la fantasia di fare del male ai propri bambini.

Circa due mesi prima degli omicidi, Clancy aveva confessato al marito di avere «pensieri di fare del male ai bambini e di temere che avessero qualche disturbo». L'uomo ha detto durante la sua testimonianza di essere molto confuso perché «un minuto dopo stava preparando il pranzo o giocando con loro, o si stava preparando per andare a letto o qualsiasi cosa fosse», aggiungendo che le parole della donna sembravano solo fantasie dato che «non mostrava alcuna intenzione di fare del male ai bambini».

AFPUn gruppo di attivisti di destra (fra i quali spicca Jake Lang) manifestano fuori dal tribunale.

«Finalmente i miei piccoli ora sono al sicuro»
La cappellana Sheila Cavanaugh del Brigham and Women's Hospital di Boston, dove la donna era stata ricoverata dopo il suo tentativo di suicido, ha testimoniato che Lindsay appariva calma e impassibile e le aveva confessato di essere «così felice che i miei figli siano ora al sicuro» dato che una persistente voce maschile le aveva ordinato di fare ciò che poi aveva fatto per metterli al sicuro, mentre la madre di quest'ultima, Paula Musgrove, ha confermato che la figlia fosse diventata maggiormente paranoica dall'autunno del 2022 e che credeva che i farmaci che assumeva per curare la sua depressione «le stessero distruggendo la mente».

La Clancy, in un messaggio mostrato durante il processo, aveva scritto alla madre per chiederle aiuto, dicendo avere avuto «un'insonnia terribile durante la notte. Non so come farò a superare la giornata. È davvero spaventoso e non voglio stare da sola».

La sorella Allison Ozga, comparsa sul banco dei testimoni, ha dichiarato che il declino mentale della sorella fosse apparso maggiormente evidente durante il Giorno del Ringraziamento del 2022 e che nel dicembre dello stesso anno fosse «molto scompensata avendo avuto idee suicide ogni giorno per un mese” e lo stesso ha sostenuto l'ex suocera Susan Clancy, affermando che la neomamma “era in difficoltà e implorava aiuto».

Per la difesa la colpa è dei medici
Per la difesa della Clancy, come riferito dal Guardian, i medici e gli ospedali interpellati per curare la sua cliente «non sono riusciti a diagnosticare il disturbo bipolare di Lindsay insorto con la psicosi post-partum e l'hanno sottoposta a un ciclo disorganizzato e non coordinato di farmaci che ne hanno esacerbato la sua condizione e provocato una grave crisi psicotica (…) la totale incapacità di riconoscere ed affrontare la radicale erosione della sua salute mentale ha portato alla tragedia, ovvero al fatto che Lindsay abbia tolto la vita ai suoi figli».

AFPManifestanti anti-Clancy fuori dal tribunale

I disturbi dopo la gravidanza
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità una madre su cinque sperimenta disturbi d'ansia e dell'umore conseguenti alla gravidanza, e nei Paesi occidentali si stima che tra il 10 ed il 15 per cento delle donne sperimenti questa sindrome una volta messo al mondo il proprio bambino, rimanendo spesso prive di sostegno farmacologico e psicologico.

La Clancy, secondo la sua difesa e le testimonianze raccolte, sarebbe stata vittima di una vera e propria psicosi post-partum, un disturbo psichiatrico acuto e grave che porta la persona che ne soffre ad avere stati allucinatori, insonnia persistente e fasi deliranti, oltre che a sviluppare delle preoccupazioni ossessive nei confronti della salute del neonato, e che necessita di un trattamento ospedaliero, essendo a rischio l'incolumità della donna e del suo bambino, e di farmaci adatti ad una sintomatologia tanto grave quali antipsicotici e stabilizzatori dell'umore.

Tale sindrome è meno comune rispetto alla depressione post-partum, con la quale non deve essere confusa, e colpirebbe da una a due donne ogni mille neomamme e, secondo gli studiosi, sarebbe correlata al disturbo bipolare, trovando il suo innesco nei cambiamenti ormonali e del sistema immunitario conseguenti alla gravidanza.

AFPUn primo piano di Clancy, in attesa del suo verdetto.



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