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ALBERTO VALLI

Libertà sì, ma con equilibrio

Quale influenza hanno immagini e giochi violenti sulla nostra società?
Libertà sì, ma con equilibrio
Archivio TiPress
Fonte Alberto Valli
Libertà sì, ma con equilibrio
Quale influenza hanno immagini e giochi violenti sulla nostra società?

Viviamo in una società nella quale immagini, filmati, videogiochi e contenuti di ogni genere sono disponibili in qualsiasi momento della giornata e, soprattutto per i giovani, spesso senza un vero filtro.

Non credo sarebbe corretto sostenere che la criminalità sia provocata esclusivamente dai film violenti, dai videogiochi o dai contenuti aggressivi diffusi attraverso social network e applicazioni. Le cause della violenza e della criminalità sono certamente molto più complesse e comprendono fattori familiari, sociali, educativi, economici e personali.

Tuttavia, penso sia altrettanto sbagliato escludere completamente l'influenza che una continua esposizione a immagini violente, comportamenti aggressivi e modelli nei quali la sopraffazione viene presentata quasi come una normalità possa avere, soprattutto sulle persone più giovani e vulnerabili.

Oggi un ragazzo può assistere in pochi minuti, attraverso il proprio telefono, a scene che qualche decennio fa sarebbero state considerate assolutamente inadatte a un minorenne. Violenza estrema, aggressioni, umiliazioni, linguaggio volgare e comportamenti pericolosi vengono talvolta proposti come spettacolo, divertimento o addirittura come modelli da imitare.

Negli anni Sessanta il mondo era certamente diverso. Esistevano forme di censura e di controllo dei contenuti cinematografici e televisivi molto più severe di quelle odierne. Alcuni aspetti di quel sistema oggi apparirebbero probabilmente eccessivi e incompatibili con una società moderna e liberale. Tuttavia, alla base vi era anche un principio che forse meriterebbe di essere recuperato: non tutto ciò che può essere mostrato deve necessariamente essere messo a disposizione di tutti, senza distinzione di età e senza alcuna protezione.

Allora esisteva una maggiore attenzione a preservare bambini e adolescenti dalla visione di determinate scene considerate violente, sessualmente esplicite o comunque sconvenienti. Oggi, invece, la tecnologia ha praticamente abbattuto ogni barriera: basta un telefono cellulare e in pochi secondi si può raggiungere qualsiasi contenuto.

Sono e rimango una persona liberale. Ritengo fondamentale difendere la libertà individuale, la libertà di espressione e la responsabilità personale. Non auspico certamente un ritorno a una censura generalizzata né uno Stato che decida arbitrariamente ciò che un adulto può o non può vedere.

Ma essere liberali non significa necessariamente accettare l'assenza totale di limiti. Tra la censura indiscriminata del passato e la disponibilità praticamente illimitata di oggi dovrebbe esistere una via di mezzo fondata sul buon senso.

In particolare, sarebbe opportuno interrogarsi seriamente sulla protezione dei minorenni, sui sistemi di verifica dell'età, sugli algoritmi dei social network che possono proporre ripetutamente contenuti estremi e sulla responsabilità delle piattaforme che distribuiscono questi materiali.

Anche le famiglie e la scuola hanno naturalmente un ruolo fondamentale. Non possiamo delegare tutto alla legge. Educare significa anche spiegare ai giovani la differenza tra realtà e finzione, tra libertà e prevaricazione, tra divertimento e comportamenti che possono provocare sofferenza agli altri.

Il problema, a mio modo di vedere, non consiste nel demonizzare il cinema, i videogiochi o internet. Questi strumenti possono offrire cultura, informazione, creatività e persino importanti occasioni educative.

La domanda da porci è piuttosto un’altra: quando una società viene esposta quotidianamente e continuamente alla violenza, rischiamo lentamente di considerarla più normale di quanto dovrebbe essere?

È una domanda che merita almeno di essere posta.

La libertà è una delle conquiste più importanti della nostra società e deve essere difesa. Ma libertà e responsabilità non sono concetti contrapposti. Al contrario, dovrebbero procedere insieme. Forse non abbiamo bisogno di tornare alla censura degli anni Sessanta. Abbiamo però bisogno di recuperare qualcosa che in quegli anni era certamente più presente: il senso del limite. Perché essere moderni e liberali non significa rinunciare al buon senso. E, qualche volta, un po' di sano equilibrio ci sta davvero bene.

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