Si alla neutralità

Piero Marchesi, Consigliere nazionale UDC
Il prossimo 27 settembre tutti noi cittadini svizzeri saremo chiamati a pronunciarci su una questione che va ben oltre la definizione giuridica della neutralità. Infatti la vera domanda è: quale ruolo vogliamo che la Svizzera continui a svolgere, in un mondo sempre più segnato da guerre, contrapposizioni e riarmo?
Negli ultimi decenni la neutralità svizzera è cambiata profondamente. Dalla concezione classica che ha caratterizzato la nostra politica estera nel secondo dopoguerra, siamo passati a una neutralità sempre più flessibile e negli ultimi anni questa evoluzione si è notevolmente accentuata, in particolare con l’adozione quasi sistematica delle sanzioni decise dall’Unione europea.
Il rischio ora è che, a forza di reinterpretare la neutralità, se ne perda progressivamente la sostanza. Perché la neutralità non riguarda unicamente il fatto di non partecipare militarmente a un conflitto, ma riguarda soprattutto la nostra credibilità, l'indipendenza e la capacità di essere riconosciuti dalle parti come un interlocutore diverso dagli altri.
Ed è proprio qui che la Svizzera può offrire qualcosa di particolarmente prezioso.
In un’Europa nella quale quasi tutti i Paesi appartengono politicamente o militarmente a uno dei blocchi contrapposti, la Svizzera dispone di una posizione particolare. Proprio perché neutrale, può mantenere canali aperti, offrire i propri buoni uffici, favorire contatti che altrimenti sarebbero difficili e mettere a disposizione un terreno credibile sul quale tentare di ricostruire il dialogo.
Questa è una forza che non si misura in carri armati o in missili, ma nella capacità di far dialogare chi non lo fa più.
La storia della politica estera svizzera dimostra che diplomazia, mediazione e buoni uffici non sono concetti astratti. Sono strumenti concreti attraverso i quali un piccolo Paese può esercitare un’influenza internazionale ben superiore alle proprie dimensioni.
Nel frattempo, in Europa, il riarmo sta diventando anche una scelta industriale. Il caso dello stabilimento Volkswagen di Osnabrück è emblematico: un sito destinato ad abbandonare la produzione automobilistica e riconvertito progressivamente nella produzione di armamenti. È un esempio di quanto la politica di sicurezza, l'occupazione e gli interessi economici siano ormai strettamente intrecciati.
La Svizzera deve chiedersi ora, e prima che sa troppo tardi, se il proprio contributo debba essere semplicemente quello di inserirsi in questa stessa dinamica oppure se vuole continuare a offrire ciò che proprio la sua neutralità le permette di offrire: uno spazio per la diplomazia.
Promuovere la pace non significa essere ingenui di fronte alla guerra. Significa riconoscere che, prima o poi, ogni conflitto deve terminare attorno a un tavolo. E affinché quel tavolo esista, servono Paesi che possano essere considerati credibili da entrambe le parti. Per esserlo, non devono essere schierati.
È questo il patrimonio che la Svizzera deve preservare.
Chi si oppone all’iniziativa sostiene che essa ridurrebbe il margine di manovra del Consiglio federale, quando invece per i promotori è esattamente questo il punto: evitare che la neutralità venga continuamente ridefinita in funzione delle pressioni e delle convenienze esterne del momento, soprattutto quando queste provengono da Stati o organizzazioni che neutrali non sono.
Una Svizzera neutrale non è una Svizzera indifferente. È una Svizzera che sceglie un altro modo di assumersi le proprie responsabilità. In un mondo nel quale molti possono fornire armi, sono pochi quelli che possono ancora offrire credibilmente mediazione, dialogo e buoni uffici.
La Svizzera deve chiedersi se vuole rinunciare progressivamente a questa sua specificità oppure custodirla e utilizzarla con determinazione.
Il valore della nostra neutralità non è restare fuori dal mondo, ma entrare nei conflitti con uno strumento che altri spesso non possiedono più, ossia la fiducia necessaria per provare a costruire la pace.
Per questi motivi invito a votare Sì all’iniziativa per la neutralità.



