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Claudio Perocchi

Navigazione sul Verbano: il silenzio della politica e il grande paradosso della GGNL

La paralisi della navigazione sul Lago Maggiore minaccia occupazione, economia e trasporto pubblico nel Locarnese.
Navigazione sul Verbano: il silenzio della politica e il grande paradosso della GGNL
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Fonte Claudio Perocchi
Navigazione sul Verbano: il silenzio della politica e il grande paradosso della GGNL
La paralisi della navigazione sul Lago Maggiore minaccia occupazione, economia e trasporto pubblico nel Locarnese.

LOCARNO - Mentre la battaglia legale per la gestione dei battelli sul Lago Maggiore rischia di trascinarci verso una paralisi totale del servizio a partire dal prossimo cambio d'orario di dicembre 2026, le nostre istituzioni continuano a muoversi con una prudenza esasperante che rischia di costare carissima al territorio. Si parla continuamente di ricorsi al Tribunale cantonale amministrativo, di cavilli procedurali e del rischio concreto di risarcimenti milionari a carico dei contribuenti svizzeri per poter finalmente cambiare rotta. In tutto questo rumore di carte bollate, c'è un enorme elefante nella stanza che la politica ticinese e bernese finge ostinatamente di non vedere, ovvero la chiara e diretta responsabilità istituzionale e legale della Gestione Governativa Navigazione Laghi (GGNL) italiana.

La Convenzione italo-svizzera del 1992 parla chiaro e non lascia spazio a interpretazioni di comodo: il concessionario ufficiale e il garante ultimo della navigazione sul Verbano è lo Stato italiano proprio tramite la GGNL. Se in questi anni il Locarnese e il Gambarogno hanno dovuto subire disservizi cronici, continue tensioni sindacali, scioperi e prestazioni complessive ampiamente non all'altezza delle aspettative turistiche e regionali, la responsabilità ultima ricade su chi quella concessione la detiene e avrebbe dovuto vigilarne l'operato quotidiano. Assistiamo invece al paradosso tutto svizzero di un Consiglio di Stato e di un Ufficio federale dei trasporti (UFT) che si fanno quasi intimorire dalle minacce di ricorso e dal muro contro muro di un partner operativo privato come la SNL, mentre l’interlocutore principale a Roma resta comodamente a guardare.

Questo immobilismo rischia di generare un dramma sociale inaccettabile per le maestranze. Bisogna essere estremamente chiari su un punto: se il muro contro muro della SNL dovesse portare alla perdita della linea e al conseguente blocco dei battelli, la colpa diretta dei licenziamenti del personale di bordo andrà imputata interamente alla stessa GGNL. È la gestione governativa italiana che, in veste di concessionaria ufficiale, ha il dovere assoluto di garantire la continuità del servizio pubblico e la tutela occupazionale dei lavoratori. Se l'operatore privato a cui ha delegato la gestione mette a rischio le famiglie dei dipendenti svizzeri pur di difendere i propri interessi finanziari, la GGNL ha l'obbligo legale e morale di risponderne, intervenendo prima che si arrivi al collasso dei posti di lavoro.

È giunto il momento che la politica ticinese esca dal suo storico torpore diplomatico e usi finalmente la vera leva strategica a sua disposizione per sbloccare la situazione prima del disastro invernale. Bellinzona e Berna devono alzare la voce con il Ministero dei trasporti a Roma e incalzare l'Italia sui propri doveri di vigilanza. Se l'operatore locale sta tenendo in ostaggio un'intera regione con una guerriglia giudiziaria, spetta all'autorità italiana intervenire d'imperio per revocare quel mandato operativo per giusta causa, azzerando sul nascere ogni pretesa di risarcimento.

È semplicemente inaccettabile che i contribuenti svizzeri debbano rischiare una penale o una "buona uscita" milionaria per liberarsi di una gestione che ha palesemente mostrato i suoi limiti e che ormai si trova ad avere l'intero territorio contro. La priorità assoluta delle istituzioni deve essere la difesa dei posti di lavoro e la stabilità del trasporto pubblico per i pendolari, non la tutela dei profitti di chi si arrocca dietro i contratti storici. L'accordo politico per far subentrare le FART in collaborazione con l'Italia esiste già ed è l'unica via sostenibile per il futuro del lago, ma serve il coraggio di imporlo subito con la forza della diplomazia internazionale, aggirando le lungaggini dei tribunali svizzeri che la SNL intende sfruttare per asfissiare la regione.

Continuare sulla via della diplomazia felpata e dei rinvii non farà altro che farci trovare, all'inizio della prossima stagione turistica, con i pontili deserti, l'indotto economico in ginocchio e le tasche dei cittadini svizzeri più vuote. Se la nostra politica non ha il coraggio di pretendere che la GGNL risponda delle proprie responsabilità e raddrizzi la situazione a Roma, a pagare il prezzo del fallimento istituzionale e sociale sarà, ancora una volta, solo il territorio ticinese.

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