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Giorgio Ghiringhelli

La neutralità e le profezie di Nostradamus

Il dibattito sulla neutralità svizzera si intreccia a timori di un conflitto globale e a suggestioni profetiche.
La neutralità e le profezie di Nostradamus
TiPress
Fonte Giorgio Ghiringhelli
La neutralità e le profezie di Nostradamus
Il dibattito sulla neutralità svizzera si intreccia a timori di un conflitto globale e a suggestioni profetiche.

“No alla guerra, sì alla neutralità” è l’azzeccato slogan utilizzato dai promotori dell’iniziativa popolare sulla neutralità in votazione il 27 settembre. Secondo gli esperti di sondaggi l’iniziativa sarà bocciata dal 54% dei cittadini, e sarà accolta solo in Ticino. E allora prepariamoci a fare scorte di generi alimentari e altri beni di prima necessità, perché con l’aria che tira non bisogna essere dei grandi indovini per prevedere che in un futuro molto prossimo l’Europa potrebbe essere al centro, per la terza volta in poco più di un secolo, di una guerra mondiale. E con ogni probabilità questa volta sarebbe coinvolta anche la Svizzera, che dopo aver aderito automaticamente alle sanzioni decise dall’Unione europea contro la Russia, è finita sulla lista nera dei Paesi considerati ostili da quest’ultima. La bocciatura dell’iniziativa - sempre che i sondaggisti non abbiano preso un abbaglio - verrà inevitabilmente interpretata dalla Russia e dal resto del mondo come un’ulteriore prova del fatto che il Popolo svizzero, dopo oltre due secoli dal riconoscimento internazionale della neutralità permanente decisa nel 1815 dal Congresso di Vienna, ha deciso di rinunciare a una neutralità integrale, con tutte le conseguenze del caso.

La guerra sembra inevitabile
Poi v’è da star certi che, appena la guerra scoppierà, molti di quei cittadini che tirandosi la zappa sui piedi hanno bocciato l’iniziativa solo perché lanciata dall’associazione patriottica e conservatrice Pro Svizzera insieme a esponenti dell’UDC, si pentiranno di averlo fatto. Ma ahinoi sarà troppo tardi. Eppure è sotto gli occhi di tutti che fra la Russia e alcuni Paesi europei della NATO la situazione si fa sempre più tesa. Uno scontro militare appare inevitabile e non molto lontano. In tal caso verrebbe applicato l’articolo 5 del Trattato della Nato, secondo cui un attacco armato contro uno o più Stati membri (fra cui gli USA) sarebbe considerato un attacco diretto contro tutti gli alleati, i quali dovrebbero offrire un’assistenza immediata, inclusa l’eventuale forza militare. Forse v’è chi è interessato a provocare questa reazione a catena, magari con l’intento di coinvolgere gli USA che si stanno defilando dal fronte europeo. Si può ben immaginare che quando dalle due parti si inizierà a bombardarsi a suon di missili, anche la Svizzera diverrà un bersaglio, e si può altresì immaginare che altri Paesi potrebbero approfittare dell’occasione per schierarsi al fianco della Russia, fra cui l’Iran e magari la Cina. Senza dimenticare che anche la Turchia, pur facendo parte della Nato, potrebbe decidere di appoggiare la Russia. Proprio nelle scorse settimane il Paese dell’islamista e doppiogiochista Erdogan ha sottoscritto con il Pakistan e l’Arabia Saudita la “Convenzione della Mecca per la Difesa Comune”, una sorta di “Nato islamica” creata fra i tre grandi Paesi islamici a maggioranza sunnita, con il testo dell’accordo che richiama i vincoli di fratellanza e solidarietà islamica… Del resto Erdogan non ha mai nascosto le sue mire egemoniche anche sull’Europa. In un discorso tenuto il 17 marzo del 2017 a Eskisehir, egli esortò i milioni di cittadini turchi residenti nel continente a fare almeno 5 figli a testa “per diventare loro il futuro dell’Europa”. Come fidarsi dunque di un membro della Nato che da anni sta reislamizzando il suo Paese e che mira apertamente a colonizzare in chiave islamica l’Europa con la demografia e la costruzione di moschee un po’ ovunque? La guerra che si sta profilando avrà dunque anche la caratteristica di uno scontro di culture e di religioni fra civiltà diverse, come aveva profetizzato nel 1993 il politologo americano Samuel P. Huntigton nel suo celebre best seller “Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale”?

La profezia di Nostradamus
A tal proposito, facendo tutti gli scongiuri del caso, il pensiero va inevitabilmente a una profezia di Nostradamus, il veggente più famoso di tutti i tempi. Questo medico e astrologo, vissuto fra il 1503 e il 1566, che fu attivo alla corte di Caterina de’ Medici, aveva pubblicato le “Centurie”, ossia le profezie racchiuse in centinaia di quartine scritte in versi rimati in un linguaggio sibillino ed ermetico che molti studiosi nel corso dei secoli hanno cercato di interpretare nell’intento di collegarle a fatti già avvenuti o non ancora accaduti.

Fra questi studiosi ve ne sono due che su una di queste profezie sono giunti alla stessa conclusione. Il primo è il piemontese Renucio Boscolo, il quale nel corso di una conferenza tenutasi a Lugano nel marzo del 1993 non è certo andato per il sottile. Il resoconto di quella conferenza venne pubblicato il 23 marzo di quell’anno dal quotidiano La Regione in un articolo significativamente intitolato “Un’atomica iraniana sul Giura”, nel quale fra l’altro si leggeva “Boris Eltsin - definito da Nostradamus Boris Jen - verrà sostituito da un generale che, a capo di una coalizione mostruosa tra armata rossa e islam, travolgerà l’Occidente. La battaglia decisiva verrà combattuta nei Grigioni, dopo che l’islam avrà invaso le coste dell’Adriatico”. E ancora “il servizio segreto iraniano definito da Nostradamus Iraipoz, dopo gli attentati in America e in Italia colpirà con un ordigno atomico. Sarà nel Giura, e saranno milioni di morti”. Quindi non solo la Svizzera sarebbe coinvolta in questa guerra, ma sarebbe anche duramente toccata.

Il secondo studioso di Nostradamus è il romeno Vlaicu Ionescu, il quale, come il 17 agosto 1995 riferiva su “Azione” (il settimanale della Migros) il giornalista italiano Edgardo Bartoli (già corrispondente da Londra per il Corriere della Sera e inviato speciale de La Repubblica), in un’intervista-libro della giornalista francese Marie-Thérèse De Brosses, aveva rivelato che “un imponente invasione islamico asiatica devasterà l’Occidente e distruggerà Gerusalemme, e l’America interverrà, seppure con ritardo, ma poi precipiterà nella rovina più totale a causa del suo eccessivo attaccamento alle ricchezze di questo mondo”. Bartoli ammise di non prendere alla leggera questa profezia, perché in un libro pubblicato nel 1976 negli Stati Uniti (dove il rumeno si era rifugiato), Vlaicu Ionescu aveva previsto il crollo del comunismo per il mese di giugno del 1991, e difatti proprio in quell’anno Boris Eltsin, dopo aver sventato un colpo di Stato orchestrato da un gruppo di dirigenti del Partito comunista e aver destituito Gorbaciov, mise al bando il Partito comunista.

Scontro di civiltà imminente?
Pur arrivando alle stesse conclusioni in merito a un’invasione dell’Europa da parte di una mostruosa coalizione islamico-asiatica, i due studiosi non dissero quando ciò sarebbe avvenuto ma fornirono dei segnali premonitori che in diversi punti combaciano con la nostra epoca. Il più preoccupante e verosimile ci sembra proprio quello secondo cui a guidare l’imponente invasione sarebbe stato un condottiero subentrato a Boris Eltsin: e guarda caso a prendere il posto nel 1999 dell’allora presidente della Federazione russa fu proprio Vladimir Putin… cosa che Renucio Boscolo nella sua conferenza del 1993 non poteva certo sapere. Un altro segnale, come riferiva il citato articolo de La Regione, sarebbe stato “l’insorgere del razzismo” e “lo spostamento dei popoli a destra”: ahia…

Insomma, se i due studiosi hanno interpretato correttamente la profezia di Nostradamus, la guerra (con sullo sfondo lo scontro fra Islam e Occidente) dovrebbe essere imminente e se davvero si arrivasse a un simile scontro di civiltà l’Europa dovrebbe pure preoccuparsi per la “quinta colonna” dietro le linee costituita dalla presenza di decine di milioni di musulmani su suolo europeo. “Per troppo tempo - aveva detto Ranucio Boscolo nel corso della sua conferenza a Lugano - l’Europa ha fatto finta di non vedere l’espansione dell’islam, di non ritenere ineluttabile lo scontro frontale fra la cristianità e i musulmani”. Sono trascorsi 33 anni da allora, e, vere o immaginarie che siano le profezie di Nostradamus, sono in molti a pensare che la resa dei conti sia vicina… Quegli Svizzeri che si apprestano a votare contro l’iniziativa sulla neutralità si preparino a recitare il “mea culpa”…

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