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FRANO DRAGUN

Neutralità e pace: oggi più che mai la Svizzera deve assumere il ruolo di mediatore

Frano Dragun, consigliere comunale a Locarno
Neutralità e pace: oggi più che mai la Svizzera deve assumere il ruolo di mediatore
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Fonte RED
Neutralità e pace: oggi più che mai la Svizzera deve assumere il ruolo di mediatore
Frano Dragun, consigliere comunale a Locarno

Tra un paio di settimane saremo chiamati alle urne per decidere se introdurre nella Costituzione Federale una definizione più rigida, perpetua, armata e integrale della neutralità svizzera, una tematica attorno cui di discute sempre più spesso e di cui ho scritto nel 2023. Allora esortavo il nostro paese ad essere un mediatore per riportare la pace necessaria. Il processo di pace, per poter essere avviato concretamente, ha bisogno di un leader e chiedevo alla Svizzera, forte della sua storia, di assumere quel ruolo.

A distanza di oltre tre anni, mentre la neutralità, per la votazione e non solo, è diventata nuovamente uno dei grandi temi del dibattito politico nazionale, rimango convinto di quanto sostenevo allora.

Non ho alcun dubbio sul fatto che la Svizzera sia un Paese neutrale e soprattutto debba rimanerlo. Il concetto va ben oltre una tradizione o un’immagine costruita negli anni, ma va a toccare un punto chiave del nostro ordinamento istituzionale, dato che la Costituzione federale attribuisce sia all'Assemblea federale sia al Consiglio federale il compito di adottare misure per salvaguardare la neutralità della Svizzera.

Ritengo che il vero dibattito non dovrebbe essere se la Svizzera debba essere neutrale, ma su come dobbiamo difendere e utilizzare la nostra neutralità nell'interesse del Paese e della pace. Nel 2023 sostenevo che, schierandoci sempre più apertamente, adottando ad esempio delle sanzioni sulla scia delle scelte internazionali, avremmo rischiato di indebolire la nostra credibilità come mediatori.

Oggi questo tema e ancora più attuale. La stessa Confederazione riconosce che neutralità, indipendenza e imparzialità contribuiscono alla credibilità della Svizzera e alla fiducia che altri Paesi ripongono in noi. Posti questi punti fermi, dobbiamo avere il coraggio di utilizzare questo patrimonio, uscendo da una visione limitativa, volutamente utilizzata da chi vuole scardinare la nostra tradizione, che essere neutrali significhi essere indifferenti.

Neutralità non significa voltarsi dall'altra parte davanti a una guerra, bensì poter parlare con tutti proprio quando gli altri non riescono più a parlarsi, offrire un tavolo, mediare. Vuol dire costruire ponti e lavorare affinché alle armi possa finalmente sostituirsi la diplomazia.

Lo sostenevo nel 2023 e continuo a esserne convinto ora: la Svizzera possiede delle caratteristiche che rappresentano un netto vantaggio sia per sé stessa che per la pace nei paesi di guerra, come una lunga tradizione di buoni uffici, stabilita politica, affidabilità, discrezione e capacità di dialogare con interlocutori molto diversi, che la rendono il miglior mediatore possibile. Non dobbiamo rinunciare a questo vantaggio ma agire per rinforzarlo. La stessa politica estera della Confederazione riconosce oggi la promozione della pace come una delle proprie priorità e vuole rafforzare ulteriormente i buoni uffici e le capacità di mediazione della Svizzera.

Nel 2026, inoltre, la Svizzera presiede l'OSCE. In un momento in cui in Europa continua una guerra, abbiamo quindi anche una responsabilità particolare: utilizzare ogni spazio possibile per favorire dialogo, sicurezza e una pace duratura fondata sul diritto internazionale.

A chi crede che neutralità porti a rivolgere il pensiero solo a sé stessi, senza partecipare attivamente alla ricerca di una pace necessaria, rispondo che una Svizzera neutrale, indipendente e credibile può essere molto più utile al mondo come promotrice di pace che come parte delle contrapposizioni internazionali.

Si può certamente dibattere sulle modalità con cui applicare la neutralità, sulle sanzioni, sulla cooperazione internazionale e sulla politica di sicurezza, senza però perdere di vista uno dei valori che da sempre contraddistingue il nostro Paese.

La neutralità non è una debolezza, anzi se utilizzata con coraggio e intelligenza, e uno degli strumenti più forti che la Svizzera possiede.

Per questo torno a ribadire oggi quello che sostenevo già nel 2023: serve qualcuno capace di favorire seriamente il dialogo e il processo di pace. La Svizzera ha storia, credibilità ed esperienza per farlo e proprio per questo assumere quel ruolo è un nostro dovere morale verso i nostri cittadini e verso i popoli martoriati dalla guerra.

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