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NORMAN GOBBI

La neutralità: uno strumento di sicurezza

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni
La neutralità: uno strumento di sicurezza
Norman Gobbi
La neutralità: uno strumento di sicurezza
Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

BELINZONA - Neutralità non significa chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Possiamo riconoscere un’aggressione, condannare le violazioni del diritto internazionale, denunciare i crimini di guerra e aiutare le popolazioni colpite. Essere neutrali non significa essere indifferenti o incapaci di distinguere tra vittime e aggressori.

Significa piuttosto evitare che la Svizzera diventi parte di un conflitto.

Questa distinzione è fondamentale. La neutralità riguarda il ruolo politico e militare del nostro Paese, non i valori sui quali esso si fonda. La Svizzera può difendere il diritto internazionale, promuovere la pace, prestare i propri buoni uffici e sostenere l’azione umanitaria proprio perché mantiene una posizione autonoma e credibile e non appartiene ad alcun blocco.

La nostra neutralità è il risultato della storia e della particolare posizione della Svizzera nel cuore dell’Europa, tra quelle che furono le grandi potenze continentali. Ma riflette anche la natura del nostro Paese: plurilingue, multiculturale e composto da regioni, sensibilità e tradizioni differenti. La neutralità ha contribuito a proteggerci dalle divisioni esterne e a rafforzare la nostra coesione interna.

Per essere credibile, la neutralità deve essere permanente, chiaramente riconoscibile e accompagnata dalla capacità di difendere il nostro territorio e la nostra popolazione. Una neutralità armata, quindi, sostenuta da un esercito adeguatamente preparato e da una politica di sicurezza indipendente.

Dobbiamo inoltre considerare come il voto del 27 settembre sarà letto oltre i nostri confini. Un “No” verrebbe interpretato in primis come il rifiuto di inserire determinati principi nella Costituzione. All’estero rischierebbe di essere percepito inoltre come la conferma che la Svizzera ha abbandonato la propria neutralità storica.

In politica internazionale contano sì le intenzioni, ma anche la percezione e la prevedibilità delle scelte. Se la nostra neutralità diventa variabile, adattabile alle pressioni del momento o dipendente dal conflitto in corso, perde credibilità. E una neutralità non più riconoscibile dagli altri Stati non svolge più la propria funzione.

Ancorare questo principio nella Costituzione non significa isolare la Svizzera. Il nostro Paese deve continuare a cooperare, contribuire alla sicurezza europea, difendere il diritto internazionale e prestare assistenza umanitaria. Ma deve farlo conservando la propria libertà di giudizio e senza lasciarsi trascinare nelle contrapposizioni militari e geopolitiche.

In un mondo sempre più instabile, rinunciare a ciò che ha protetto la Svizzera per generazioni sarebbe un errore. La neutralità non è un residuo del passato, ma uno strumento concreto di sicurezza, indipendenza e pace.

Per queste ragioni, il 27 settembre voterò Sì all’iniziativa sulla neutralità.

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