«Chi sente questa maglia venga e la indossi con orgoglio»

Alberto Regazzoni commenta le convocazioni di Yakin: «Boteli sta facendo cose grandiose». E sul caso Romano: «Se preferisce l’Italia, che vada». Poi Okafor: «Amore mai sbocciato»
BERNA - Il dado è tratto. Ieri (giovedì) Yakin ha svelato la lista delle convocazioni per la prossima Nations League: 20 giocatori presenti agli ultimi Mondiali, tre rientri - Athekame, Sanches e Bajrami - e due debuttanti, l’attesissimo Boteli e Britschgi. Per fare il punto sulle scelte del selezionatore e sui casi che nelle ultime settimane hanno agitato la Nazionale, abbiamo sentito Alberto Regazzoni, ex nazionale e volto noto del nostro calcio.
Secondo l’ex attaccante, le convocazioni non riservano particolari sorprese. «Sono i nomi che mi aspettavo. Boteli sta facendo cose grandiose con il Sion, mentre Athekame e Britschgi erano attesi dopo l’addio di Widmer. Soprattutto sulle fasce difensive avevamo bisogno di gente nuova, visto che Rodriguez, pur rimanendo un giocatore molto importante, inizia ad avere la sua età».
La Nations League può dunque diventare l’occasione per allargare il gruppo, senza però stravolgere una struttura ormai consolidata. «Bisogna certamente puntare su nuovi giocatori, però è importante mantenere anche la nostra struttura. È giusto trovare soluzioni alternative, come quella di Boteli, senza però caricare troppo il ragazzo di aspettative e responsabilità. L’ossatura è comunque già importante. Penso a Jashari, che è nel gruppo da diverso tempo e al quale andrà data maggiore responsabilità».
Per Regazzoni, insomma, non serve una rivoluzione. «Non bisogna inserire chissà quanti giocatori, ne bastano due o tre. Forse dietro ci manca qualcosa, perché se dovessero mancare Akanji ed Elvedi non avremmo grandi alternative. Davanti, invece, siamo più coperti. Penso anche a Sanches, che è un giocatore che a me piace un sacco».
Il discorso si sposta poi sul caso Alessandro Romano, che ha recentemente cambiato nazionalità sportiva per poter rispondere alla chiamata dell’Italia. Secondo Regazzoni, la Federazione svizzera non ha colpe. «Per me la Federazione non ha dormito. Stiamo parlando della Nazionale, non di una squadra di club in cui ci sono trattative per lo stipendio. La Nazionale o te la senti e ci vai, o arrivederci. Non dobbiamo pregare nessuno di vestire il rossocrociato».
Una posizione che, per l’ex nazionale, è soprattutto una questione di principio. «Se uno ha fatto tutto il proprio percorso qui, è cresciuto e ha fatto le giovanili in Svizzera e poi preferisce andare con l’Italia, che vada con l’Italia. La Nazionale svizzera non deve chiedere l’elemosina a nessuno».
Conta dunque il rapporto con la maglia. Conta il cuore. «La Nazionale è una questione di orgoglio. Chi sente questa maglia venga, e la indossi con orgoglio. Chi non la sente, che vada da un’altra parte. Cosa può fare la Federazione? Io credo che faccia già tanto, dando l’opportunità di crescere a tanti giocatori. I club svizzeri e la Federazione aiutano tutti questi ragazzi a crescere. Preferiscono andare in un’altra Nazionale? Che vadano».
Romano, però, avrebbe potuto rappresentare il futuro, il dopo-Freuler. Avrebbe potuto diventare titolare... «Sono d'accordo. È un gran peccato, perché sembra un talento vero», precisa Regazzoni, che vanta 3 presenze con la Svizzera. «Però cosa bisogna fare? Lo ripeto: non è il calciomercato, dove tu proponi qualcosa. Romano sapeva che la Nazionale svizzera puntava su di lui. Yakin l’avrebbe probabilmente convocato per la Nations League. Ma oggettivamente era impensabile chiamarlo già prima, magari per il Mondiale. Come detto, ormai la Svizzera ha raggiunto un ottimo livello».
Infine, il caso Noah Okafor, che ha deciso di dire "temporaneamente" addio alla Nati finché sulla panchina resterà Yakin. Una scelta che, per Regazzoni, non sorprende. «Certo. Era prevedibile. Perché è un amore che non è mai sbocciato. A un certo punto hanno provato a ricucire, ma quando il vaso è rotto lo puoi anche incollare, ma non tornerà mai più come prima».
Una separazione che lascia comunque un po’ di amarezza. «Peccato, perché comunque è un giocatore importante, che ha tante qualità e lo sta dimostrando anche in Premier. Però se le cose non vanno...».



