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Costi della salute, il Ticino deve osare di più

Diego Baratti, vicepresidente UDC Ticino
Costi della salute, il Ticino deve osare di più
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Costi della salute, il Ticino deve osare di più
Diego Baratti, vicepresidente UDC Ticino

Finalmente un dato in controtendenza: i premi ticinesi si collocano sotto la media svizzera. Significa che non era tutta colpa di Berna e che le misure adottate dal Cantone, dal tetto ai medici ambulatoriali alla moratoria sui nuovi servizi Spitex, cominciano a dare frutti. Ma non lasciamoci ingannare: il premio medio passa da 501 a quasi 520 franchi al mese, oltre 18 franchi in più per ogni assicurato, l’aumento in netto tra i più alti nel paese. E restiamo il cantone che spende di più, circa 6000 franchi pro capite contro meno di 5000 della media svizzera. Ci accontentiamo di aver rallentato la corsa o vogliamo cambiare direzione?

Un esempio ce lo offre San Gallo. Anche lì gli ospedali erano troppi, troppo piccoli e troppo costosi. Nel 2020 il governo, con in prima linea il consigliere di Stato Bruno Damann, responsabile del dossier, ha deciso di chiudere quattro ospedali regionali su nove: Altstätten, Flawil, Rorschach e Wattwil. Per la politica era un tabù, perché si diceva che chi chiude un ospedale non venisse rieletto, tanto da venir definito un “suicidio politico” da un giornale d’oltralpe. Le proteste non sono mancate. Eppure il Parlamento ha confermato la scelta e il popolo, chiamato alle urne con il referendum su Wattwil, l'ha sostenuta con oltre il 56% dei voti. Poco dopo, nel marzo 2024 Damann è stato rieletto con un buon risultato.

La lezione è semplice: i cittadini capiscono, se si spiega loro che non si tratta di tagliare le cure, ma di concentrarle dove sono migliori. Più casi trattati nella stessa struttura significano più esperienza, più qualità e personale più facile da reclutare. Chi ha il coraggio di dirlo, e di farlo, non viene punito. Viene rispettato.

In Ticino la situazione è simile. Ad esempio, maternità e cardiologia sono duplicate in troppe strutture: un lusso che paghiamo ogni mese con i nostri premi. Non basta poi invocare l'invecchiamento della popolazione: i Grigioni hanno una quota di anziani quasi uguale e costi inferiori alla media. Da noi si ricorre più spesso alle cure, con 7,5 visite mediche l'anno a testa contro 6,3 in Svizzera. Serve una nuova pianificazione ospedaliera, che parta dalla riorganizzazione delle specializzazioni per eliminare le ridondanze e riduca il numero di sedi. E serve rivedere la governance dell'EOC, dando all'ente un mandato imprenditoriale chiaro e togliendo i membri del Governo dal consiglio di amministrazione: chi ordina il servizio non può anche amministrarlo e controllarlo.

Non è l'unica leva, ma è quella che pesa di più e che finora nessuno ha avuto il coraggio di azionare. Le ricette facili, come i premi gratuiti finanziati dallo Stato, cambiano solo chi paga la fattura, non il suo importo. I premi scendono soltanto se scendono i costi.

San Gallo ha dimostrato che si può, e che la politica può uscirne rafforzata. Vogliamo davvero continuare ad accontentarci, o il Ticino troverà il suo coraggio?

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