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Giovanni Albertini

Fisioterapia: difendiamo chi cura, non il business dei volumi

Giovanni Albertini, fisioterapista e Gran Consigliere (Avanti con Ticino&Lavoro)
Fisioterapia: difendiamo chi cura, non il business dei volumi
TiPress
Fonte Giovanni Albertini
Fisioterapia: difendiamo chi cura, non il business dei volumi
Giovanni Albertini, fisioterapista e Gran Consigliere (Avanti con Ticino&Lavoro)

La proposta del PLR di conoscere meglio quanti fisioterapisti operano in Ticino, dove lavorano, quale formazione hanno seguito e con quale grado d’occupazione aggiunge un tassello importante a una discussione che, finalmente, sta prendendo forma.

Il 6 ottobre 2025 noi di Avanti con Ticino&Lavoro avevamo depositato la mozione “Verso una pianificazione sanitaria territoriale e sostenibile della fisioterapia in Ticino”, chiedendo una mappatura dell’offerta e strumenti per determinare il reale fabbisogno sul territorio.

Le due proposte non sono in contrapposizione. Sono complementari. E se più forze politiche riconoscono oggi la necessità di conoscere e governare meglio l’evoluzione della fisioterapia in Ticino, ben venga.

Ma conoscere i numeri è solo il primo passo.

Dobbiamo capire dove e perché cresce l’offerta, chi genera i maggiori volumi e quali conseguenze questo produce sui costi, sulla qualità delle cure e sulle condizioni di lavoro.

Sono fisioterapista anch’io. Questa professione la vivo ogni giorno. So cosa significa studiare, continuare a formarsi, assumersi responsabilità e lavorare con persone che affidano a noi la propria salute.

Ed è proprio per questo che voglio difendere chi questo mestiere lo fa seriamente.

Una cosa è il fisioterapista che cura i propri pazienti e investe nella propria formazione. Altra cosa sono modelli sempre più imprenditoriali, con grandi strutture in grado di aumentare rapidamente personale e volumi, anche facendo ampio ricorso a professionisti formati all’estero.

Non significa puntare il dito contro qualcuno. Significa avere il coraggio di controllare dove si concentra la crescita, verificando volumi, appropriatezza delle prestazioni, condizioni salariali ed evoluzione dei costi.

Perché la fisioterapia deve rimanere una professione sanitaria. Il fisioterapista non può diventare manodopera e il paziente un numero da fatturare.

C’è poi il tema dei diplomi esteri. Penso alla realtà LUDES e, più in generale, ai riconoscimenti effettuati dalla Croce Rossa Svizzera. Chi entra nel nostro sistema deve garantire standard realmente equivalenti a quelli richiesti a chi si forma in Svizzera. Se i criteri non sono sufficientemente rigorosi, dobbiamo avere il coraggio di chiedere che vengano rafforzati.

Non possiamo investire nella formazione dei nostri professionisti e, nello stesso tempo, ignorare gli effetti che un afflusso non governato dall’estero può avere su salari, condizioni di lavoro e offerta sanitaria.

Ma attenzione: il conto non può essere pagato dai fisioterapisti che lavorano bene.

Gli indipendenti affrontano costi sempre maggiori mentre la remunerazione fatica a stare al passo. Nel pubblico, dopo anni di esperienza, formazione continua e responsabilità, le possibilità di crescita professionale ed economica rimangono troppo limitate.

Il rischio è paradossale: rendiamo poco attrattiva la carriera nel pubblico, spingiamo professionisti validi verso l’attività indipendente e poi ci preoccupiamo perché l’offerta cresce.

Anche sul fronte delle prescrizioni possiamo migliorare: obiettivi chiari, rivalutazioni quando necessarie e maggiore attenzione alle prestazioni non appropriate. Non per togliere cure a chi ne ha bisogno, ma per eliminare gli sprechi e utilizzare meglio le risorse.

La strada, quindi, c’è: pianificare il fabbisogno, capire dove si concentrano crescita e volumi, garantire riconoscimenti rigorosi, contrastare eventuali fenomeni di dumping e prestazioni non appropriate e valorizzare finalmente la qualità.

Perché contenere i costi non significa pagare meno chi cura. Significa smettere di premiare la quantità a scapito della qualità.

La nostra mozione ha messo sul tavolo la pianificazione. La proposta del PLR aggiunge un ulteriore tassello. Ora mettiamoli insieme e passiamo ai fatti.

Sono fisioterapista e questa professione la conosco dall’interno. Non voglio difendere un sistema. Voglio difendere chi cura, chi si forma, chi si assume responsabilità e chi ogni giorno mette competenza e tempo al servizio dei pazienti.

E voglio che la politica intervenga dove, invece, quantità e interessi economici rischiano di prendere il posto della qualità.

È da qui che possiamo partire. Insieme.


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