Neutralità: il 27 settembre scegliamo la Svizzera

Luca Frasa, Movimento giovani Leghisti.
Luca Frasa, Movimento giovani Leghisti.
Ci sono momenti in cui un Paese deve decidere non soltanto quale politica seguire, ma chi vuole essere. Il voto del 27 settembre sulla neutralità è uno di questi.
Io voterò convintamente SÌ all’Iniziativa sulla neutralità.
Non perché voglio una Svizzera isolata dal mondo. Al contrario. Voglio una Svizzera capace di parlare con tutti proprio perché non appartiene a nessuno. Una Svizzera che collabora, commercia, dialoga e aiuta, ma che conserva la libertà di decidere secondo i propri interessi e la propria tradizione.
Oggi la neutralità svizzera esiste e continuerà a esistere anche in caso di No. È importante dirlo chiaramente. La questione è un’altra: vogliamo continuare a lasciare un ampio margine d’interpretazione alla politica oppure vogliamo fissare nella Costituzione dei principi chiari e duraturi?
L’iniziativa propone una neutralità permanente e armata, esclude l’adesione ad alleanze militari salvo il caso di un attacco alla Svizzera e pone limiti alla partecipazione a misure coercitive contro Stati belligeranti, mantenendo gli obblighi derivanti dall’ONU. Allo stesso tempo attribuisce alla Confederazione il compito di utilizzare la propria neutralità per prevenire e risolvere conflitti e offrire i propri buoni uffici.
Per me è proprio questa la forza del progetto.
Neutralità non significa indifferenza. Significa indipendenza.
Possiamo condannare un’aggressione e una violazione del diritto internazionale. Possiamo aiutare le vittime di una guerra, sostenere l’azione umanitaria e difendere i nostri valori. Ma tutto questo non ci obbliga a diventare progressivamente parte di uno dei blocchi che si stanno nuovamente formando nel mondo.
Perché una neutralità credibile deve soprattutto essere prevedibile.
Se cambia interpretazione a seconda del conflitto, delle pressioni internazionali o della
maggioranza politica del momento, rischia prima o poi di perdere proprio ciò che la rende preziosa: la fiducia degli altri nella nostra posizione particolare.
Gli oppositori affermano che l’iniziativa limiterebbe il margine di manovra del Consiglio federale. È vero. Ma è davvero un argomento sufficiente per dire No?
Una Costituzione serve esattamente a fissare dei principi che non devono cambiare con il vento politico.
E neutralità non significa nemmeno debolezza. Chi vuole essere indipendente deve essere capace di difendersi. Per questo sostengo senza esitazioni anche un esercito svizzero moderno, forte e adeguatamente equipaggiato. Una neutralità senza capacità di difesa sarebbe soltanto una bella parola.
Il mondo attorno a noi sta diventando più instabile. Guerra in Europa, tensioni in Medio Oriente, confronto tra grandi potenze, riarmo e nuove contrapposizioni geopolitiche.
Qualcuno vede in tutto questo una ragione per avvicinarci sempre di più a un blocco.
Io vedo esattamente la ragione opposta.
Più il mondo si divide, più la Svizzera deve sapere chi è.
Non votiamo pensando soltanto alla Russia o all’Ucraina. Le guerre finiscono, i governi cambiano e gli equilibri internazionali mutano. Quello che decidiamo oggi deve essere valido anche davanti alla crisi che arriverà fra dieci, venti o trent’anni.
Voglio che allora la Svizzera possa ancora dire: collaboriamo con tutti, aiutiamo dove possiamo, difendiamo il nostro territorio e i nostri valori, ma le guerre degli altri non diventano automaticamente le nostre guerre.
Non è isolamento.
Non è egoismo.
È la scelta consapevole di un piccolo Paese che vuole continuare a essere libero, sicuro e padrone delle proprie decisioni.
Il 27 settembre voterò un convinto SÌ alla neutralità.
Per la nostra sicurezza. Per la nostra indipendenza. Per una Svizzera libera di decidere.
Quando il mondo ci chiede da che parte stare, la risposta deve essere chiara: dalla parte della Svizzera.




