Che agricoltura vogliamo lasciare al nostro territorio?

Diego Baratti, Vicepresidente Sottoceneri UDC Ticino e Vicesindaco, Ponte Capriasca
È una domanda che non possiamo lasciare in sospeso, ora che siamo chiamati a votare sull'Iniziativa per un'alimentazione sicura.
L'iniziativa propone di introdurre per legge quote e obiettivi sulla produzione animale e vegetale, senza tenere conto delle differenze geografiche, economiche e culturali che caratterizzano il nostro Paese.
Non è una questione di volontà dei nostri agricoltori. Gran parte del territorio svizzero è fatto di montagne e colline, dove l'erba resta l'unica risorsa disponibile. Quelle superfici possono essere valorizzate solo attraverso l'allevamento: ridurre per legge la produzione animale significa condannare intere regioni all'abbandono e accelerare la scomparsa degli alpeggi.
A questo si aggiunge un problema strutturale. Produzione vegetale e allevamento non sono in competizione: sono complementari, garantiscono la salute dei suoli e permettono un uso efficiente di prati e pascoli. Separarli per legge indebolirebbe l'autonomia delle nostre aziende agricole, metterebbe sotto pressione i posti di lavoro lungo la filiera alimentare e aumenterebbe la nostra dipendenza dalle importazioni.
Se non si interviene con buon senso, il rischio è chiaro: un'agricoltura sempre più regolamentata, sempre più dipendente dallo Stato e sempre meno libera di adattarsi al territorio. Le agricoltrici e gli agricoltori si stanno già muovendo verso pratiche più sostenibili. Non hanno bisogno di nuove quote imposte per legge, ma di condizioni che permettano loro di continuare a investire e innovare.
La sicurezza alimentare non si costruisce con obiettivi calati dall'alto, ma con la diversità delle produzioni, la capacità di resistere alle crisi e la conoscenza delle realtà locali. Un sistema che funziona protegge la produzione lattiera e casearia, l'allevamento di montagna e le coltivazioni adatte al nostro clima, lasciando spazio all'innovazione.
Questa iniziativa non risolve le sfide climatiche né quelle della salute pubblica: introduce norme difficili da applicare, mette sotto pressione il lavoro dei nostri artigiani alimentari e riduce la libertà di scelta, per chi produce come per chi consuma.
Che agricoltura vogliamo lasciare al nostro territorio? Una fatta di quote decise a tavolino, o una libera di restare diversificata e legata alle nostre montagne? Per queste ragioni voto NO all'Iniziativa per un'alimentazione sicura.



