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«Pronta a lavorare anche nella ristorazione». Suter si indigna: «Anche?»

Lisa Bosia annuncia il trasferimento in Italia per mancanza di opportunità lavorative e si accende il dibattito sul settore della ristorazione come realtà professionale.
«Pronta a lavorare anche nella ristorazione». Suter si indigna: «Anche?»
FB/TiPress
«Pronta a lavorare anche nella ristorazione». Suter si indigna: «Anche?»
Lisa Bosia annuncia il trasferimento in Italia per mancanza di opportunità lavorative e si accende il dibattito sul settore della ristorazione come realtà professionale.

LUGANO - Agosto è appena iniziato e, archiviato il clamore attorno alle registrazioni telefoniche che hanno surriscaldato gli ambienti politici nelle ultime settimane, ecco servita la nuova polemica di questa estate rovente.

La politica, questa volta, non c'entra. Anche se tutto parte da un post di Lisa Bosia, ex parlamentare socialista che, ricordiamo, nel 2016 permise a diversi migranti di entrare illegalmente in Svizzera e che, per questo, venne condannata per ripetuta incitazione all'entrata, alla partenza e al soggiorno illegali.

Lo sfogo
Ebbene, è di poche ore fa il suo lungo sfogo su Facebook, attraverso il quale annuncia un conto alla rovescia. «59 giorni e lascerò il Canton Ticino e tornerò a vivere in Italia», spiega l'educatrice. «Il 1° ottobre sposterò la residenza chiudendo un capitolo durato 36 anni».

Il motivo della partenza? L'impossibilità di ricollocarsi professionalmente in Ticino. «Non trovo più lavoro - sottolinea -. Sarà l’età? Saranno i trascorsi politici-giudiziari? Difficile a dirsi. Però è un dato di fatto. Ho scritto a ogni fondazione, associazione, cooperativa, ho fatto ogni concorso pubblico che fosse in linea con le mie competenze, ma niente. Talvolta non mi chiamano neppure al colloquio, sono diventata inutile».

La sua, ci tiene a precisare, è una scelta dettata dalla necessità: «Non vorrei andarmene, non adesso, non così, ma la realtà dice che a meno di un miracolo non troverò lavoro. Lo cerco da più di un anno ma niet, no way, non si trova. Quindi si, questo post è un po’ un ultimo appello. Se siete a conoscenza di situazioni, progetti in cui le mie competenze possano essere utili vi ringrazio per segnalarmele».

L'origine della polemica
Ed è qui che si inserisce il passaggio che avrebbe dato il via alla polemica: «In questo momento - spiega Bosia - cerco lavoro in ogni settore, anche ristorazione o cose che esulano dalla mia formazione (sono educatrice, assistente sociale e ho un master in comunicazione culturale). Valuterei anche di entrare in società per un’attività, se qualcuno cerca socio/a scrivetemi. Per favore nessuna strumentalizzazione, nessun consiglio che non sia una proposta di lavoro concreta. No, non chiederò l’assistenza pubblica, non posso e non voglio farlo, ho una casa di proprietà. E pure nessun compatimento. La mia è una situazione piuttosto comune, non mi sto lagnando, sto cercando di utilizzare al meglio le risorse che ho, social compresi».

Quindi conclude: «Sto bene di salute, non sono depressa, tutt’altro, per assurdo che possa sembrare sono giorni in cui sono piuttosto serena. Ho quella tranquillità di chi sa di aver dato il massimo e il meglio di sé stesso sempre. Che più di così non potevo fare. Quindi si, sono serena nonostante la difficoltà di dover far un terzo trasloco in tre anni. Mi scoccia partire perché in Ticino sto bene e ho qui molti affetti ma se non trovo un lavoro non ho alternative».

La reazione di Massimo Suter: «Anche?»
Il post rimbalza su diverse pagine Facebook. La maggior parte lo condivide con l'intento di aiutare l'amica in difficoltà. Ma a qualcuno va di traverso. Quel qualcuno è il presidente di GastroTicino, Massimo Suter. «Ho letto un appello su Facebook di una persona in difficoltà, disposta a lavorare “in qualsiasi settore, anche la ristorazione”. Anche. Hai letto bene: ANCHE. Anche cosa?? Come se fosse la scelta di riserva. Il paracadute quando tutto il resto è saltato. Il ripiego per chi, magari, di quel lavoro non ha mai voluto saperne davvero, ma ora che le cose vanno male “va bene anche quello”», esordisce il proprietario del Ristorante della Torre di Morcote. «Non ci siamo, ve lo dico senza girarci intorno - prosegue -. Non perché non capisca la difficoltà — la capisco, eccome. Ma perché la ristorazione non è l’ultima spiaggia di nessuno (...). La ristorazione È UN MESTIERE. Punto. Non una scappatoia, non un piano B».

Suter non nasconde le difficoltà del settore: «Uno di quelli duri, fatti di orari impossibili, sabati sera in piedi mentre gli altri sono a cena con gli amici, pazienza infinita con chi pretende il tavolo a lago con mezz’ora di ritardo». Ma precisa: «È un mestiere che si impara, si rispetta, e — soprattutto — ci si crede, oppure non funziona. Punto. Non cerchiamo chi si accontenta. Cerchiamo chi ci crede. Chi entra in sala convinto che quello sia il suo posto, non l’ultima casella rimasta libera su un modulo di ricerca lavoro disperata. La differenza si vede in tre giorni, e i clienti — fidatevi — la percepiscono ancora più in fretta di noi. Serietà. Affidabilità. E la voglia vera di fare questo mestiere, non di sopravvivergli. Il resto, con tutto il rispetto per chi è in difficoltà, non lo vogliamo».

Le premesse, insomma, non sembrano essere quelle di chi si appresta ad aprire la propria porta e a mettersi a disposizione. Almeno, non in questo caso.

La reazione non è passata inosservata anche a chi, invece, ci ha tenuto a far notare il livello delle paghe nel settore della ristorazione. In assenza di apprendistato (fonte: tabella dei salari 2026 per l'industria alberghiera e della ristorazione), il salario ammonta a 3'713 franchi lordi al mese, con la possibilità di concordare una riduzione del salario minimo fino a un massimo dell'8% mediante un contratto di lavoro scritto.


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