«È un declino». La chiusura di Gucci ferisce i luganesi

La chiusura riaccende il dibattito sull’attrattiva della via dello shopping e sulle trasformazioni del tessuto commerciale luganese.
LUGANO - La chiusura della boutique Gucci in Via Nassa non passa inosservata. La notizia ha colpito commercianti, residenti e passanti, riaccendendo il dibattito sul futuro della storica via dello shopping luganese. Siamo andati proprio in via Nassa, via bellissima ma purtroppo molto poco frequentata di giorno e soprattutto di sera.
La chiusura di un brand così rinomato viene interpretato da molti come il simbolo del declino del lusso in città, c'è però anche chi invita a non drammatizzare e chi, invece, guarda con nostalgia ai tempi in cui Via Nassa era il cuore pulsante del commercio cittadino.
Le vetrine abbassate della maison italiana suscitano soprattutto amarezza. «Sì, è un declino», commenta Serena. «Via Nassa è sempre stata una strada principale, ma oggi passeggiarci non dà più le emozioni che trasmetteva anni fa. Gucci è un marchio importante e la sua chiusura rappresenta un segnale anche per gli altri brand. Fa davvero effetto vedere una vetrina così, con le tende abbassate».
Anche Susanna guarda con rammarico alla situazione, ma teme soprattutto ciò che potrebbe arrivare al posto della boutique. «Mi dispiace molto. Spero soltanto che non venga trasformata in un ufficio, con scrivanie e persone che lavorano dietro le vetrine. Sarebbe un po' triste. Forse non abbiamo più bisogno di così tanti negozi di lusso: ce ne sono già parecchi».
Più pragmatica la riflessione di Giuliano: «Nella vita le cose iniziano e finiscono. Speriamo semplicemente che arrivi un altro marchio altrettanto importante. L'economia cambia e con essa cambiano anche le aziende. Non ne farei un dramma».
Per Geo, storico conoscitore della città, la chiusura si inserisce in un cambiamento iniziato molti anni fa. «Quando c'era ancora via Sassello, questa era una zona molto diversa. Poi sono arrivate le boutique di lusso e Via Nassa è cambiata completamente. Oggi, però, mi sembra che lentamente si stia tornando indietro. Ai miei tempi c'erano una cinquantina di piccoli negozi, tutti locali. Erano attività piacevoli e provo una grande nostalgia per quella Lugano».
Anche un'altra residente ripercorre con la memoria gli anni migliori della via. «Via Nassa ha vissuto un periodo d'oro. Non era certo Via Montenapoleone a Milano, ma aveva vetrine straordinarie, soprattutto ai tempi del Fumagalli. Oggi, invece, quasi tutti i grandi marchi sono spariti. La cosa che non riesco a spiegarmi è perché ai ticinesi sembri non interessare più questa strada».
Per Jacqueline la chiusura di Gucci è un campanello d'allarme. «Se chiude un negozio come questo, figuriamoci gli altri. Ho paura che la situazione possa solo peggiorare».
Diversa l'analisi di Carla, che inserisce il caso in un contesto economico più ampio. «È una conseguenza della crisi che sta attraversando il settore del lusso. Alcuni marchi hanno raggiunto una saturazione e non hanno più il successo di dieci anni fa. Il mondo è cambiato e soprattutto è cambiato il modo di spendere. Oggi il consumatore è probabilmente più attento e investe i propri soldi in maniera diversa».
Venerdì Roberto Mazzantini, presidente dell'Associazione Via Nassa, ha gettato acqua sul fuoco delle preoccupazioni e sia in una nostra intervista che attraverso un comunicato stampa ha dichiarato che la chiusura di Gucci in via Nassa non rappresenta un ridimensionamento della capacità attrattiva della principale via commerciale di Lugano. «Sarebbe sbagliato minimizzare: perdere insegne come Bally e Gucci rappresenta un dispiacere e una perdita significativa per la via», afferma Mazzantini.
«Sarebbe però altrettanto sbagliato trasformare due vicende aziendali diverse, entrambe inserite in strategie internazionali, in una diagnosi definitiva sul futuro di Via Nassa». E ha annunciato che gli spazi lasciati liberi da Gucci hanno già attirato l’interesse di un nuovo operatore internazionale, attivo in un settore diverso dalla moda. «È ancora troppo presto per fornire dettagli e una manifestazione di interesse non equivale naturalmente a un contratto concluso», precisa Mazzantini. «Resta però un segnale molto significativo: un locale prestigioso che si libera in Via Nassa attrae immediatamente l’attenzione di operatori internazionali».



