«Non è un verdetto sulla piazza luganese»

Le strategie globali dei marchi del lusso e la trasformazione di Via Nassa disegnano un nuovo scenario per lo shopping a Lugano. Mazzantini: «Più eterogenea, sia nell’offerta sia nella clientela».
Le strategie globali dei marchi del lusso e la trasformazione di Via Nassa disegnano un nuovo scenario per lo shopping a Lugano. Mazzantini: «Più eterogenea, sia nell’offerta sia nella clientela».
LUGANO - Via Nassa perde un altro nome di primo piano del lusso. Dopo la chiusura della boutique Bally, anche Gucci abbassa definitivamente le serrande del suo negozio di Lugano.
Un addio forse prevedibile. Ma cosa sta succedendo alla storica via dello shopping? Si tratta di casi isolati o del segnale di un cambiamento più profondo? «Le prime indiscrezioni che facevano prevedere la chiusura di Gucci risalgono al 2021», ci spiega Roberto Mazzantini, presidente dell'Associazione Via Nassa. «Allora la maison smentì ufficialmente, ma negli anni successivi l’ipotesi non è mai del tutto scomparsa e, da tempo, avevamo percepito che la presenza luganese fosse oggetto di valutazione».
Il contesto internazionale del gruppo
A questo si è aggiunto il cambiamento del contesto internazionale del gruppo. «Con il piano ReconKering, avviato dal nuovo CEO Luca de Meo, Kering ha accelerato la razionalizzazione della propria rete commerciale: dopo 75 chiusure nette nel 2025, ne ha effettuate altre 84 nel primo semestre del 2026, di cui 19 riferite alla rete Gucci».
Insomma una "morte annunciata" ma non per questo indolore. Anche perché si aggiunge alle recenti chiusure di Bally e marchio di orologi e gioielli Gübelin. «Sarebbe sbagliato minimizzare: perdere insegne come Bally e Gucci rappresenta un dispiacere e una perdita importante per l’immagine della via», continua Mazzantini. «Sarebbe però altrettanto sbagliato trasformare due vicende aziendali diverse in una diagnosi definitiva sul futuro di Via Nassa».
Chi va e chi arriva
Negli stessi mesi «abbiamo assistito anche a investimenti significativi: Hermès ha completamente rinnovato e ampliato la propria boutique, portandola a circa 300 metri quadrati; Cartier ha rilevato gli spazi di Banca Stato e sta anch’essa raddoppiando la propria superficie di vendita, solo pochi mesi fa Montblanc ha inaugurato un nuovo spazio in Via Nassa e, lo scorso 11 giugno, Kartell ha riaperto la propria boutique dopo alcuni anni di assenza e in primavera ha inoltre aperto Läderach».
Ci sono poi alcune novità. «Proprio in questi giorni, inoltre, abbiamo ricevuto una richiesta concreta da parte di un altro brand internazionale, anch’esso estraneo al settore della moda, interessato a insediarsi negli spazi lasciati liberi da Gucci».
Un nome che per il momento Mazzantini preferisce tenere sotto riserbo, «ma il fatto stesso che un operatore internazionale si sia mosso immediatamente conferma due elementi: la posizione continua a essere considerata attrattiva e Via Nassa sta progressivamente ampliando la propria identità oltre il solo comparto fashion».
Anche alcuni fattori locali
Queste chiusure sono legate a strategie internazionali dei marchi oppure riflettono anche difficoltà specifiche di Lugano? «Le due situazioni hanno origini prevalentemente internazionali. Gucci fa parte di un gruppo che sta ridisegnando la propria rete mondiale e che, nel primo semestre del 2026, ha continuato a chiudere punti vendita in tutte le principali aree geografiche. Bally, parallelamente alla cessazione della produzione a Caslano, ha chiuso anche i negozi di Lucerna, Basilea e Losanna».
Detto questo, «non nego che alcuni fattori locali pesino: la fine del segreto bancario ha cambiato profondamente i flussi della clientela tradizionale, il franco forte penalizza la competitività verso i turisti dell'area euro, e il tema delle aperture domenicali resta un nodo su cui stiamo lavorando. Le recenti chiusure pertanto non vanno lette come decisioni rivolte contro Lugano ma se è inconfutabile che le strategie dei Gruppi siano globali, è altrettanto indubbio che la competitività della destinazione dipenda anche dalle condizioni che sappiamo creare localmente».
Come cambia il volto di Via Nassa
I recenti episodi offrono però la possibilità di allargare la prospettiva per analizzare quanto sta succedendo a Lugano da un punto di vista più ampio. «Via Nassa è diventata più eterogenea, sia nell’offerta sia nella clientela. Accanto alle grandi maison convivono oggi insegne più accessibili, attività storiche, orologeria, gioielleria, ristorazione e servizi».
Non è più una via frequentata quasi esclusivamente da una clientela tradizionale legata alla piazza finanziaria luganese, «ma una destinazione che si rivolge contemporaneamente ai residenti, agli ospiti svizzeri, al turismo internazionale e ai visitatori delle regioni vicine. I dati Global Blue mostrano bene questo cambiamento. Nel 2019 la Cina rappresentava il 26% degli acquisti tax free registrati a Lugano e la Russia il 14%. Nel 2025 gli Stati Uniti sono diventati il primo mercato con il 19%, seguiti dal Regno Unito con il 12%, mentre Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti rappresentano ciascuno l’8%. La Cina è scesa al 4%». Non è quindi semplicemente diminuita la clientela internazionale. «È cambiata la sua provenienza».
Milano: una vicinanza che pesa oppure un'opportunità?
E su questo aspetto impossibile non aggiungere nell'equazione anche Milano, ma quanto pesa la vicinanza con il capoluogo lombardo in termini di concorrenza? «Milano possiede una massa critica di marchi, eventi e flussi turistici che Lugano non può e non deve cercare di replicare. La nostra forza sta altrove: in una dimensione più raccolta, nella qualità del servizio, nella sicurezza, nella discrezione e nella possibilità di vivere lo shopping all’interno di una città affacciata sul lago. I dati ci confermano che Milano non è soltanto una concorrente, ma anche una porta di accesso».
Perché allora Gucci ha deciso di chiudere il negozio di Lugano? Significa che la clientela di fascia alta non è più sufficiente, oppure ci sono altre ragioni strategiche? «Non credo affatto che significhi che a Lugano manchi la clientela di fascia alta. I dati sul turismo lo smentiscono: nel 2025 il Luganese ha registrato 998.234 pernottamenti alberghieri, in crescita del 2,5%. Gli Stati Uniti hanno generato oltre 80.000 pernottamenti, con un aumento di circa il 12%, diventando il terzo mercato dopo Svizzera e Germania».
Una scelta del marchio
«Questi dati non garantiscono naturalmente la redditività di ogni singola boutique: ciascun marchio valuta fatturato, costi, dimensioni del punto vendita, produttività per metro quadrato, posizionamento e strategia distributiva. Dimostrano però che a Lugano esiste ancora una domanda internazionale qualificata».
La spiegazione secondo il presidente dell'associazione va cercata nella strategia di Gucci stessa e la chiusura è una scelta interna al marchio, non un verdetto sulla piazza luganese. «Lo dimostra il fatto che, nello stesso periodo, altri brand internazionali hanno scelto di investire e rinnovare la propria presenza qui.
In conclusione, «Via Nassa non è certo immune dalle difficoltà del commercio internazionale, ma continua a essere una destinazione attrattiva con un’Associazione il cui obiettivo, da qualche anno, è quello di evolvere da via della moda a distretto dell’eccellenza e dell’esperienza di alta gamma».
Quali sono oggi le principali sfide per i commercianti della via?
«La prima è adeguarsi a una clientela internazionale molto diversa rispetto al passato. I visitatori americani, britannici e provenienti dai Paesi del Golfo hanno abitudini, aspettative e periodi di permanenza differenti. Non basta più aprire una boutique e attendere che il cliente entri: bisogna costruire relazioni, servizi ed esperienze.
«La seconda sfida riguarda la capacità di essere operativi quando la clientela è presente. Global Blue indica che giugno, luglio e agosto sono i mesi con la maggiore concentrazione di transazionitax free. Proprio per questo le aperture domenicali e festive, soprattutto durante la stagione turistica, non rappresentano una questione astratta, ma un elemento concreto di competitività».
«Ci sono poi il franco forte e una fase internazionale ancora complessa per il lusso. Dopo lacontrazione del 2025, il mercato mondiale dei beni di lusso personali dovrebbe tornare a crescere nel 2026, ma soltanto del 2-4%. È una ripresa moderata, non un nuovo boom. La sfida più importante, tuttavia, è trasformare Via Nassa da semplice luogo dello shopping a vera destinazione: un luogo nel quale commercio, ospitalità, ristorazione, cultura ed eventi lavorino insieme. Sono sfide reali, ma affrontabili, e su tutte stiamo lavorando attivamente insieme alla Città e a Lugano Region».





