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Caso Zali, è il giorno più lungo: «Che danno d'immagine per il Ticino»

Lega in riunione segreta col consigliere di Stato finito nella bufera. Intanto tio.ch interpella due grandi ex della politica nostrana. Le loro argomentazioni sono decisamente pungenti.
Caso Zali, è il giorno più lungo: «Che danno d'immagine per il Ticino»
Ti-Press (archivio)
Caso Zali, è il giorno più lungo: «Che danno d'immagine per il Ticino»
Lega in riunione segreta col consigliere di Stato finito nella bufera. Intanto tio.ch interpella due grandi ex della politica nostrana. Le loro argomentazioni sono decisamente pungenti.

BELLINZONA - Quello di oggi, martedì 28 luglio 2026, rischia di essere uno dei giorni più lunghi della vita di Claudio Zali. Il presidente del Consiglio di Stato ticinese, finito nella bufera per alcune registrazioni private diffuse recentemente, ma anche per le sue "invasioni di campo" al fine di ottenere favori per alcuni conoscenti, si riunirà infatti coi vertici del suo partito, la Lega dei ticinesi, a un orario e in un luogo top secret.

Favoritismi: ma c'è da scandalizzarsi?
«Io per i favori personali non mi scandalizzerei più di tanto sinceramente – sostiene Pierre Rusconi, ex consigliere nazionale dell'UDC, interpellato da tio.ch –. Non mi sconvolge che Zali sia intervenuto per fare spostare un 14enne, figlio di un'amica, dal carcere della Farera. E nemmeno che abbia cercato di piazzare una donna all'Ente Ospedaliero Cantonale (EOC). Si sa benissimo che i politici fanno queste cose. Il mondo va avanti così».

«Caso mai sono i toni e le modalità a fare riflettere – aggiunge Gabriele Gendotti, ex consigliere di Stato per il PLR –. Si può fare una raccomandazione quando c'è una posizione aperta. Ma non avere delle pretese. Poi, beh, ci sono le registrazioni».

«E lì la cosa cambia – aggiunge Rusconi –. Posso capire che uno dica cose gravi in un momento di rabbia o di impeto. Ma non ci sono giustificazioni se sei un consigliere di Stato...»

Perché quelle registrazioni?
Già. Ma perché quella donna, una ex di Zali, ha registrato delle telefonate col direttore del Dipartimento del territorio? È la stessa donna per cui nel 2020 Zali aveva mandato una mail di fuoco all’EOC, in modo che fosse assunta.

Il consigliere di Stato le ha trovato lavoro. Lei pochi anni dopo arriva al punto di registrarlo. Registrare una persona a sua insaputa e diffonderne il contenuto è un atto illegale. C’era qualcosa che lei, con quelle registrazioni, voleva provare o dimostrare?

Tempistica casuale?
Anche la tempistica con cui queste conversazioni sono state rese pubbliche fa storcere il naso. Visto il contenuto decisamente pesante, con Zali che esorta l’interlocutrice a picchiare una donna come lui stesso avrebbe fatto anni prima, probabilmente le registrazioni andavano segnalate subito. E non sui social, bensì alle autorità competenti.

Invece no. L’account social che contiene le registrazioni viene “rivelato” solo ora. A giugno 2026. Almeno tre anni dopo le registrazioni. Ma quando manca meno di un anno alle prossime elezioni. È davvero una casualità?

«Secondo me sì – dice Rusconi –. Non credo nel complotto. Forse questa donna meditava una vendetta. E il fatto che abbia scelto questo periodo può essere casuale».

Di diverso avviso Gendotti. «Non scherziamo, come si può pensare a una casualità? Ci sono sicuramente comportamenti di Zali da biasimare. Ma ho la sensazione che qualcuno ne stia approfittando. Era risaputo da tutti che Zali fosse scomodo per la destra in generale».

Un personaggio ingombrante
Zali non era più da tempo funzionale all’alleanza tra Lega dei ticinesi e UDC. Anzi, con le sue idee, la stava mettendo a rischio. Senza Zali, Lega e UDC potenzialmente si riavvicinerebbero. Con un candidato come Piero Marchesi pronto a mettersi in gioco. Nel frattempo il domenicale leghista "Il Mattino", per mano dell’editrice Antonella Bignasca, ha comunicato che non appoggerà Zali in vista di un’eventuale ricandidatura nel 2027.

«Non si dimetterà»
«Non credo che Zali si dimetterà – afferma Rusconi –. Sicuramente non vorrà lasciare la sedia a Piero Marchesi, che non stima. Non so nemmeno se darà particolari spiegazioni. C'è poco da spiegare. È tutto piuttosto evidente purtroppo. È stato sfiduciato. Ma in Ticino non esiste la regola secondo cui se sei sfiduciato ti devi fare da parte. Penso che starà al suo posto fino ad aprile».

Un silenzio che non aiuta
«Deve decidere Zali cosa fare – commenta Gendotti –. Solo lui sa davvero come stanno le cose. Lui e la sua coscienza. Non mi permetto di giudicare. Secondo me dovrebbe però fornire pubblicamente la sua spiegazione dei fatti. Con onestà. Mettendoci la faccia. Perché adesso tutti danno la propria interpretazione. Il suo silenzio non lo sta aiutando».

Che pasticcio
Politica e vicende private in questa storia vanno a braccetto. L’interlocutrice con cui Zali parla nelle ormai famose registrazioni sostiene di avere già lanciato un campanello d’allarme nel 2021.

Avrebbe segnalato sia a Norman Gobbi sia a Lorenzo Quadri una serie di presunti comportamenti inopportuni del direttore del Dipartimento del territorio. Non ricevendo, a suo dire, la dovuta considerazione. La RSI a tal proposito riferisce anche di una querela verso Zali, poi ritirata.

E ancora: il soggetto di almeno una delle conversazioni registrate era una donna che Zali aveva frequentato per anni. E che nel 2017 l’aveva denunciato per aggressione. Infatti nell’audio lui stesso ammette di averla “pestata” a sua volta. E consiglia di farlo anche alla sua interlocutrice. Non è chiaro cosa c’entri in quel momento l’ex di Zali. Viene definita una stalker, ma di più non si riesce a capire.

Nel secondo audio Zali, sempre parlando con la stessa interlocutrice, fa riferimento a un amico di Milano che non lo tradirebbe mai nemmeno sotto tortura. Amico che in un qualche modo potrebbe spegnere un problema. Perché, dice citando Orwell, certe persone hanno paura solo del dolore fisico. La persona da picchiare stavolta potrebbe essere un’altra. Non la stessa che lo aveva denunciato nel 2017. Di chi si sta parlando?

«Immagine del Ticino a pezzi»
«A me dà fastidio che l'immagine del Ticino esca a pezzi da questa vicenda – sospira Gendotti –. È un danno d'immagine enorme. Non si è mai visto che un consigliere di Stato denunci i presidenti dei tre principali partiti. Stiamo facendo in generale una figuraccia. Bisogna trovare subito una soluzione. E la via della trasparenza a questo punto potrebbe rappresentare l'unica salvezza».

Non è la prima volta che le situazioni private di Zali finiscono sui social. E infatti nel 2025 il consigliere di Stato aveva portato a processo due donne che lo avrebbero diffamato. Una delle due in aula aveva espressamente dichiarato che Zali era una persona violenta.

Tra queste due donne ci sarebbe anche quella che lo aveva denunciato nel 2017 e che nel 2023 era al centro di una delle due telefonate registrate. Quella che lui “aveva già pestato” e che anche la sua interlocutrice avrebbe dovuto “pestare”.

Lui queste cose le ha sempre definite "vicende personali". Ora però ne parla mezzo mondo. E probabilmente non potrà più appellarsi alla privacy.


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