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Dove l’età avanza più in fretta: il Ticino "laboratorio" della Svizzera che sarà

Il nostro Cantone anticiperebbe di quasi 15 anni le sfide che il Paese dovrà affrontare in futuro sul fronte dell’invecchiamento. Centrale il problema delle cure, e di chi deve occuparsene.
Dove l’età avanza più in fretta: il Ticino "laboratorio" della Svizzera che sarà
Clino.ch
Dove l’età avanza più in fretta: il Ticino "laboratorio" della Svizzera che sarà
Il nostro Cantone anticiperebbe di quasi 15 anni le sfide che il Paese dovrà affrontare in futuro sul fronte dell’invecchiamento. Centrale il problema delle cure, e di chi deve occuparsene.

Il Ticino è il cantone più anziano della Svizzera. E non di poco. A fine 2024, dati alla mano, 86'074 ticinesi avevano più di 65 anni (24,0%) e 28'637 superano gli 80 (8,0%): aggiudicandosi così il primo posto in entrambe le categorie nel confronto con gli altri cantoni.

Il Ticino precede Grigioni (23,6%) e Basilea Campagna (23,3%) nella quota di over-65 e con gli ultraottantenni amplia ulteriormente il distacco dal secondo posto (Basilea Campagna, 7,4%). La media svizzera degli over 80, va precisato, è al 5,8%.

Secondo lo scenario di riferimento dell'Ufficio federale di statistica (UST), l’intero Paese raggiungerà l’attuale quota ticinese solo attorno al 2040. Insomma, per scoprire come sarà la Svizzera di domani, basta dare uno sguardo al Ticino di oggi.

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E la tendenza non si arresta: entro il 2050 gli ultraottantenni ticinesi cresceranno di un ulteriore +85 %, passando da 28'637 a circa 53'000 (scenario di riferimento UST). Si tratta di un aumento più contenuto rispetto ai cantoni oggi più giovani, come Turgovia, Obvaldo e Friburgo, proprio perché il Ticino è già molto avanti nel processo. Ma in termini assoluti significa quasi raddoppiare, in 25 anni, la popolazione che necessita di maggiore assistenza.

Secondo il portale Clino.ch, non si tratta di una fluttuazione temporanea, ma della struttura demografica di un cantone in cui le generazioni più numerose sono già entrate nell’età della cura, mentre i giovani adulti si spostano verso i centri economici a nord delle Alpi.

Dentro il cantone: dove l’invecchiamento è già realtà
La media cantonale nasconde differenze marcate tra gli otto distretti. In testa c’è la valle di Blenio, con il 28,2% di over-65 e il 9,9% di over-80, praticamente una persona su dieci. Subito dopo non compare un’altra valle periferica, ma il distretto di Locarno: 64'334 abitanti, con il 28,1% di over-65 e il 9,2% di over-80. L’invecchiamento ticinese non è solo un fenomeno alpino: riguarda anche le aree lacustri. Segue la Leventina (27,8%).

All’estremo opposto, Bellinzona è il distretto più giovane (21,0% di 65+, 6,8% di 80+), più giovane perfino di diversi cantoni svizzeri. Anche Lugano (22,7%), con i suoi 154'938 abitanti, contribuisce a contenere la media cantonale. Ne emerge così un cantone a due velocità: da un lato distretti in cui la domanda di cura è già quella che la Svizzera affronterà a metà secolo; dall’altro centri urbani che si ringiovaniscono grazie a lavoro e immigrazione.

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Il Ticino cura a casa, più di chiunque altro
È proprio questa geografia dell’invecchiamento a riflettersi nelle scelte del sistema di assistenza. Di fronte a una popolazione sempre più anziana e distribuita in modo disomogeneo sul territorio - fa notare la piattaforma svizzera che si occupa dell'assunzione e della gestione burocratica di collaboratori domestici, colf, tate e badanti - il sistema di cura ticinese ha scelto una direzione chiara: la casa.

Nel 2024 l’aiuto e la cura a domicilio, viene segnalato, avevano raggiunto 24'729 clienti, l’83% dei quali over-65, per oltre 2 milioni di ore di prestazioni infermieristiche e assistenziali. Dal 2011 i clienti sarebbero aumentati del +134%, più della media nazionale (+107%). L’intensità è elevata: 82 ore per cliente contro le 60 della media svizzera; 23,5 ore per residente over-65 contro 14,5.

Protagonista, spesso invisibile, è dunque chi presta cura a domicilio. In Svizzera lavorano oggi, secondo stime ufficiali, tra 12'000 e 24'000 badanti migranti, «per lo più assunte direttamente dalle famiglie, spesso in una zona grigia», fa notare il portale Clino.ch.

Le loro condizioni vengono descritte come lontane da ogni minimo salariale giustificabile: si parla infatti di 2'000–2'500 franchi al mese per presenze quasi continue e disponibilità notturna non pagata.

Il tutto all'interno di un quadro giuridico che sembra restare fragile: «Il Consiglio federale - viene infatti precisato - ha deciso, nel dicembre 2025, di non estendere la Legge sul lavoro alle economie domestiche private. Per chi è assunta direttamente da una famiglia valgono solo il Codice delle obbligazioni, il contratto normale di lavoro federale (salario minimo CHF 20.35 l'ora dal 2026) e i contratti normali cantonali».

In questo contesto, il Ticino appare come un laboratorio anticipato delle sfide che attendono l’intero Paese: un cantone in cui l’invecchiamento non è più una previsione, ma una condizione strutturale che mette alla prova modelli di assistenza, equilibrio territoriale e tutele del lavoro. La centralità della cura a domicilio risponde a un bisogno crescente, ma apre al tempo stesso interrogativi sulla sua sostenibilità e sulle condizioni di chi la rende possibile.

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