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Bally è sotto sequestro, respinta un'offerta per l'intero gruppo

L'Ufficio fallimenti è intervenuto dopo il blocco della cessione da parte della Pretura 2 di Lugano. L'imprenditore Roberto Martullo si è sentito rispondere negativamente dal fondo americano Regent
Bally è sotto sequestro, respinta un'offerta per l'intero gruppo
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Fonte laRegione
Bally è sotto sequestro, respinta un'offerta per l'intero gruppo
L'Ufficio fallimenti è intervenuto dopo il blocco della cessione da parte della Pretura 2 di Lugano. L'imprenditore Roberto Martullo si è sentito rispondere negativamente dal fondo americano Regent

CASLANO - Il futuro di Bally resta incerto. Il marchio svizzero, passato nell’agosto 2024 dal gruppo JAB Holding al fondo americano Regent Lp (all’epoca 1’500 dipendenti, oggi circa un migliaio, con 200 milioni di fatturato e circa 100 milioni di debiti), è ora sotto sequestro da parte dell’Ufficio fallimenti, dopo che la Pretura 2 di Lugano ha bloccato la cessione ad Aare LLC, società statunitense creata nel maggio scorso. Lo riferisce laRegione nella sua edizione odierna

Le operazioni alimentano il sospetto di una svalutazione controllata per riacquisire gli asset senza il fardello dei debiti storico. Regent ha inoltre respinto l’offerta dell’imprenditore svizzero Roberto Martullo, interessato all’intero gruppo, marchio incluso. Martullo, raggiunto da laRegione, denuncia che senza il brand – considerato l’asset principale – l’operazione non ha senso e critica il modello di business di Regent, accusato di rilevare marchi in difficoltà per poi monetizzarli tramite licenze, a scapito di dipendenti e fornitori. «Come imprenditore, queste operazioni non le trovo corrette: ci perdono i dipendenti e ne restano un centinaio, poi tutti i fornitori che vantano decine di milioni di crediti».

Negli ultimi due anni Bally ha subito cinque riduzioni di personale: dai circa 220 dipendenti si è passati agli attuali cento circa. Tra licenziamenti e uscite volontarie, sono stati colpiti anche stabilimenti e negozi, con chiusure in diverse città svizzere e a Milano, oltre allo stop produttivo a Caslano e alla chiusura del sito toscano di Lastra a Signa.

Restano dubbi anche su alcune operazioni recenti: il trasferimento della sede a Zugo pochi giorni prima della moratoria, la cessione e il successivo sequestro del marchio, e il ruolo della società incaricata della procedura. Intanto, alcuni dipendenti non attivi non percepiscono il salario.

Il sindacato Ocst chiede trasparenza e garanzie: lavoratori, creditori e opinione pubblica devono ottenere risposte chiare. La priorità, sottolinea il sindacalista Ocst Luca Robertini, è la tutela dei dipendenti: «Non sarebbe accettabile che i costi di una crisi fossero scaricati sui lavoratori, sui fornitori e sul territorio, mentre altri soggetti si sottraessero alle proprie responsabilità. I lavoratori hanno diritto alla tutela dei loro crediti, dei loro diritti e, soprattutto, alla verità».

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