Il ghiacciolo nato per essere leccato scatena un polverone

Lo slogan di una gelateria è stato citato dal collettivo "Io l'8 ogni giorno" come esempio di messaggio sessista. E l'ideatore si infuria: «Così banalizzate il tema del femminicidio».
Lo slogan di una gelateria è stato citato dal collettivo "Io l'8 ogni giorno" come esempio di messaggio sessista. E l'ideatore si infuria: «Così banalizzate il tema del femminicidio».
BELLINZONA - «Così si crea un messaggio confuso e pericoloso. Si mette sullo stesso piano del femminicidio lo slogan di un ghiacciolo». Il pubblicitario Michel Ferrise non ci sta. E reagisce con disappunto ad alcune argomentazioni del collettivo femminista "Io l'8 ogni giorno", sceso in piazza nella serata di martedì a Bellinzona per fare sensibilizzazione dopo il femminicidio di Faido, costato la vita a una 56enne.
La maglietta che dà fastidio
Strumenti più efficaci di protezione per le donne. E un cambiamento culturale. Sono le rivendicazioni del collettivo. Tra le argomentazioni per definire un contesto ancora troppo sessista, come si nota in un comunicato, la segnalazione di alcune magliette avvistate in una gelateria bellinzonese: i lavoratori indossano la scritta "Born to be licked", che significa "nato/a per essere leccato/a".
«Il femminicidio è una piaga reale e gravissima – dice Ferrise, autore dello slogan della gelateria in questione –. Proprio per questo ritengo sbagliato accostarlo a una campagna pubblicitaria che non fa alcun riferimento alla donna. Infatti la maglia la indossano tutti i collaboratori della gelateria, indipendentemente dal loro genere. Lo slogan è stato creato per promuovere un prodotto. Un ghiacciolo nasce per essere leccato: questo è il significato dello slogan, nulla di più».
Doppi sensi
A Ferrise facciamo presente che comunque da sempre la pubblicità viaggia anche sui doppi sensi e, in alcuni casi, sul filo dell'erotismo. «Chiaro. Ma cosa c'entra col machismo questo slogan? La pubblicità, per sua natura, deve attirare l’attenzione, sorprendere, provocare e farsi ricordare. Se eliminassimo qualsiasi messaggio capace di suscitare una reazione per paura di possibili interpretazioni personali, avremmo una comunicazione completamente piatta e priva di personalità. Definire questa campagna come sessista o addirittura collegarla al femminicidio significa forzare completamente il significato del messaggio e finire per sminuire un tema che merita ben altro livello di attenzione e di dibattito».
La segnalazione
Ma perché il collettivo "Io l'8 ogni giorno" ha tirato in ballo proprio questo caso per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di avere un linguaggio meno sessista? Angelica Lepori, rappresentante del collettivo, spiega: «Quella maglietta ci è stata segnalata da una persona che l’aveva vista addosso a una ragazza e ne era rimasta colpita in negativo. È chiaro che il legame col femminicidio non è diretto. Ma noi dobbiamo tenere in considerazione le sensibilità di ogni singolo individuo. Se continuiamo ad appoggiare una cultura in cui certi atti trovano consenso e la pubblicità è erotizzata si sfocerà sempre nel sessismo».
Dibattito aperto
«La mia maglietta non è sessista – ribadisce Ferrise –. E questo generalizzare e livellare genera confusione anche nei giovani. Non sanno nemmeno più cosa si può dire e cosa no. Di questo passo non si potrà più dire nulla».
«E meno male che certe cose non si possono più dire – sostiene Lepori –. Significa che perlomeno c’è un’evoluzione. A me sembra che i giovani siano molto attenti a questi temi. Piuttosto sono gli adulti a essere in crisi. Tutte le battute a sfondo razzista oggi non vengono più accettate. Perché non si può fare la stessa cosa con quelle a sfondo sessista?».
«Se qualcuno vede automaticamente un significato sessista in una frase del genere, probabilmente sta proiettando una propria interpretazione che non appartiene né al concetto, né all’intenzione della campagna», conclude il pubblicitario.





