Taxi che vanno da soli: il test ticinese

La granconsigliera Sara Demir, in vacanza negli USA, fa un'esperienza che presto potrà essere replicata anche in Svizzera. Ecco come è andata.
BELLINZONA/ SAN FRANCISCO - «Mi sono sentita serena ed entusiasta. È un'esperienza che incuriosisce e che fa riflettere su quanto rapidamente stia evolvendo la mobilità. Farsi portare in giro da un taxi senza conducente non capita tutti i giorni». Parole che arrivano da San Francisco. A pronunciarle è la granconsigliera ticinese Sara Demir che proprio negli Stati Uniti ha trascorso un periodo di vacanza. Tra le varie curiosità in cui si è imbattuta, i taxi a guida autonoma di cui si parla da anni e che presto sbarcheranno anche in Svizzera.
La "prima" elvetica
Entro la fine del 2026 infatti nella regione di Zurigo dovrebbero essere introdotti i primi robotaxi. Una “novità” elvetica firmata da WeRide e Uber, con le prenotazioni e i pagamenti che dovranno essere effettuati con un’applicazione del telefonino. In una prima fase i veicoli avranno ancora un operatore a bordo, per questioni di rodaggio e sicurezza. Gradualmente si dovrebbe arrivare a non avere più personale.
Zero autisti
Dall'intelligenza artificiale per identificare gli ostacoli sul percorso, al monitoraggio da remoto per gestire situazioni impreviste, passando per una serie di sensori che servono a mappare tutto ciò che si incontra. C'è questo e molto altro dietro a un robotaxi, vettura che in città come San Francisco è già qualcosa di "abituale". Sara Demir ha testato il Waymo, uno dei veicoli più noti nel ramo della guida autonoma.
Nei suoi video (di cui vi proponiamo una sintesi) la granconsigliera usa anche un po' di sana ironia. «Potete constatare che l'autista non c'è. Zero», dice mostrando un veicolo in partenza per un'altra prenotazione. Poi a sua volta prenota il suo. E lo si vede arrivare e posteggiare in maniera perfetta, davanti all'hotel in cui soggiorna la politica ticinese.
Con un suo amico Demir sale poi sul robotaxi. «Waymo identifica tutto – afferma, mentre la vettura procede nel traffico –. In caso di necessità c'è un bottone per l'assistenza. Il taxi riconosce anche il semaforo rosso così come i pedoni che passano. E mi ha immediatamente segnalato di non essermi messa subito la cintura quando sono salita».
Il caso del 4 luglio
In generale la politica di Bellinzona giudica positiva la sua esperienza. «Anche il costo era accessibile. Sono rimasta stupita dal comportamento del robotaxi in tutte le situazioni, dalla partenza fino all'arrivo. È in grado di tenere perfettamente le distanze tra un veicolo e l'altro. Ci è capitato di incontrare un'auto sportiva che ha bruciato lo stop. E il robotaxi è stato capace di reagire e di frenare di colpo. Ho rifatto l’esperienza il giorno dopo senza problemi».
Lo scorso 4 luglio, giorno della festa dell'Indipendenza americana, proprio a San Francisco un Waymo ha attraversato uno spettacolo pirotecnico. Non rendendosi conto del pericolo costituito dai fuochi artificiali. Il caso ha fatto discutere.
«Dal mio punto di vista, nonostante questo episodio isolato, il robotaxi rimane un mezzo generalmente sicuro. Quella sera le strade erano tutte intasate, pienissime di gente e di veicoli. Tanti giovani sparavano razzi liberamente e ovunque. Io ho preferito camminare 42 minuti per raggiungere l’hotel dopo i festeggiamenti anziché affidarmi a un mezzo pubblico o privato».
«Il Ticino può attendere»
Ma che ne pensa Demir del fatto che un simile mezzo di trasporto giungerà relativamente presto in Svizzera? «Sicuramente nelle grandi città come Zurigo vedo un potenziale concreto, perché c'è una domanda di mobilità elevata e costante. Naturalmente servirà tempo per capire quale sarà l'accoglienza da parte della popolazione e dei turisti. L'adozione di queste tecnologie dipenderà dalla fiducia che riusciranno a trasmettere».
E il robotaxi in Ticino? Sarebbe introducibile nonostante le particolarità del territorio? «È presto per dirlo. Prima bisognerà capire come questa tecnologia funzionerà nelle altre realtà. In Ticino dovremo tenere conto non solo della conformazione del territorio, ma anche dell'impatto sul tessuto economico locale, compreso il settore dei tassisti. Già allo stato attuale ci sono diversi tassisti preoccupati perché in determinati periodi dell’anno non hanno tanto lavoro: alcuni stanno cercando di inventarsi nuovi servizi per essere più attrattivi».
Innovare è importante, ma va fatto in modo graduale e responsabile. Questo è in sintesi il pensiero di Sara Demir. «Il robotaxi potrà sicuramente offrire nuove possibilità, ma il taxi classico non è soltanto un mezzo per spostarsi da un luogo all’altro. Per alcune persone conta il rapporto umano che si instaura con il tassista. Anche una chiacchierata, un consiglio sul luogo che si sta visitando, un aiuto con i bagagli hanno il loro valore».



