Oltre 12 anni di incertezze

Il percorso di R.M., dalla fuga dalla Siria all'integrazione in Ticino, mette in luce le sfide burocratiche e personali dei migranti in Svizzera.
BELLINZONA - Dopo oltre 12 anni, l'incertezza per R.M.* sembra essere finita. La pratica per il passaggio del permesso F a quello B è quasi conclusa. «È stato un percorso più lungo del previsto», ci racconta sollevato il 29enne di origini siriane. «Ho ricevuto l'approvazione da parte delle autorità cantonali a Bellinzona, ora sto attendendo l'ultima decisione da Berna».
R.M. è arrivato in Svizzera quando aveva 17 anni in fuga dalla guerra. «Come tante altre persone, non ho lasciato il mio Paese per scelta, ma perché rimanere significava vivere in una situazione che non offriva più sicurezza né prospettive».
In fuga dalla guerra - In Ticino ha trovato una nuova casa e soprattutto una prospettiva per il futuro. «Non conoscevo il paese e neppure la lingua, ho dovuto ricominciare da zero. Insieme ai miei fratelli ho studiato per mesi e successivamente abbiamo frequentato il Pretirocinio d'Integrazione a Gerra Piano».
La licenza di quarta media, ottenuta in un solo anno, non è stata però l'unica difficoltà da superare. «Ho iniziato subito a cercare un apprendistato da parrucchiere. Ho svolto otto stage in otto saloni diversi prima che qualcuno decidesse di darmi una possibilità. Ho completato la formazione con successo e ho continuato a costruire il mio percorso professionale».
Un lavoro e una prospettiva - Oggi, dopo quattro anni di attività indipendente, R.M. gestisce la sua impresa in Ticino. «Da due anni sono assoggettato all'IVA, pago regolarmente le imposte, ho assunto collaboratori e ho ottenuto il modulo didattico che mi permette di formare apprendisti».
«Quando si parla di integrazione, spesso si chiedono fatti concreti. Io credo di averli dimostrati. Ho studiato qui, ho imparato la lingua qui, ho lavorato qui, ho creato posti di lavoro qui e contribuisco ogni giorno alla società e all'economia ticinese».
Quel permesso B che stenta ad arrivare - Insomma, un percorso di integrazione completato con successo. C'è però un aspetto che stride: quei 12 anni di attesa per il permesso B. «Molte persone non sanno cosa significhi vivere così a lungo con un permesso F. Pensano che sia semplicemente un documento. In realtà è una condizione che influenza profondamente la vita quotidiana».
«Quando sono arrivato ero un ragazzo. Oggi ho quasi 29 anni. Tutta la mia vita adulta si è svolta in Svizzera sotto uno statuto definito "provvisorio". La parte più difficile non è una singola limitazione amministrativa. È il senso di incertezza che ti accompagna anno dopo anno. È la sensazione di essere sempre in attesa. Di dover continuamente dimostrare di meritare il tuo posto nella società, anche quando hai già fatto tutto ciò che ti è stato richiesto».
La ragione di un limbo così esteso è burocratica. Già perché, dopo il cambio di regime in Siria rinnovare il passaporto, per un cittadino espatriato, è stato per anni quasi impossibile. Una ragione che purtroppo sfora dalle competenze della stessa amministrazione cantonale responsabile del rilascio del permesso B.
Cambia solo una lettera? - Per chi non è pratico con gli incarti legati alla migrazione, il passaggio da un permesso F a uno B può sembrare scontato se non automatico con il passare degli anni.
Per chi invece ha dovuto vivere sulla propria pelle quella transizione sa bene che una semplice lettera può cambiare un'intera vita. Non si tratta infatti di una normale conversione amministrativa, ma di due stati giuridici molto diversi.
Dall'ammissione provvisoria (permesso F) al permesso di dimora (B) è possibile infatti solo a determinate condizioni che spaziano dal livello di integrazione, alle conoscenze linguistiche alla situazione finanziaria e professionale.
Nel 2025 sono state approvate, secondo quanto ci ha confermato la stessa segreteria di Stato della migrazione (SEM), 61 richieste mentre nel 2026, al 31 maggio, le approvazioni sono state 29. Nove pratiche risultavano ancora in fase di esame.
Le tempistiche possono variare - A livello di tempistiche invece ogni caso deve essere valutato singolarmente. I tempi possono variare da caso a caso, soprattutto in base alla completezza della documentazione presentata. Se tutti i documenti richiesti sono forniti correttamente, in sei od otto mesi si dovrebbe già ricevere in bucalettere il nuovo permesso.
Insomma, tutto dipende dalla documentazione. Documenti che però non sempre sono reperibili. Ma cosa cambia nel concreto nella vita di una persona? «Dal punto di vista del lavoro, le differenze sono limitate: anche le persone con permesso F possono lavorare liberamente in Svizzera», ci spiega la SEM. «La differenza principale riguarda la libertà di viaggio. Chi possiede un permesso F può recarsi all’estero solo a determinate condizioni e deve ottenere un’autorizzazione dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Chi ha un permesso B, invece, può viaggiare liberamente senza dover chiedere alcuna autorizzazione preventiva».
I requisiti - Le autorità prendono in considerazione diversi aspetti della vita quotidiana. «In particolare verificano - continua la SEM - che la persona rispetti le leggi e l’ordine pubblico, condivida i valori fondamentali della Svizzera (come la parità tra donne e uomini), abbia una conoscenza sufficiente della lingua del Cantone in cui vive e partecipi alla vita economica, ad esempio attraverso un’attività lavorativa o un percorso di formazione».
Detto questo, le cause più frequenti di rifiuto riguardano la situazione economica della persona. In particolare, «possono incidere una dipendenza dall’assistenza sociale oppure una situazione lavorativa considerata troppo precaria o non sufficientemente stabile». Anche problemi legati al rispetto dell’ordine pubblico possono portare a una decisione negativa, «così come l’assenza delle comprovate competenze linguiste della lingua italiana».
* Nome conosciuto alla redazione



