Genitori accusati di omicidio: indagati anche i nonni

Concluse le indagini preliminari sul caso del bimbo di sette mesi morto a Borgomanero, la coppia ha passato alcuni mesi in carcere in Ticino prima dell'estradizione
BORGOMANERO - Sono ancora in carcere in Italia, dopo essere stati detenuti per alcuni mesi in Ticino, i genitori del bambino di sette mesi morto a Borgomanero, nel Novarese, nel novembre 2024. «Non ci sono i presupposti né i motivi per tenerli in cella», sostengono gli avvocati della coppia, Lorenzo Sozio e Leopoldo Catena. La difesa ha presentato appello contro l’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari di Novara del 26 giugno, che ha respinto la richiesta di revoca o modifica della misura cautelare, motivando la decisione con il rischio di fuga e di inquinamento probatorio e giudicando inidonei i domiciliari. L’udienza davanti al tribunale del riesame di Torino è fissata per il 31 luglio. Lo riferiscono i media italiani.
Con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari si amplia il numero degli indagati: coinvolti anche i nonni del bambino, chiamati in causa in uno dei capi d’imputazione principali. Ai genitori vengono contestati maltrattamenti in famiglia con morte del minore, lesioni personali aggravate, elusione dell’esecuzione di un provvedimento del giudice e sottrazione e trattenimento di minore all’estero, accusa formulata in concorso anche a carico dei nonni.
Il 28enne e la 27enne erano stati estradati dal Ticino verso l'Italia il 19 giugno, dopo aver rinunciato a opporsi alla decisione. Nell’interrogatorio di garanzia del 23 giugno il gip ha però confermato la custodia in carcere, respingendo la richiesta di misure meno afflittive.
I legali contestano l’ipotesi di fuga all’estero: «Il trasferimento in Svizzera non presenta i caratteri della fuga, ma quelli di una stabilizzazione personale, lavorativa e familiare, avvenuta attraverso canali pubblici, documentati e verificabili». Secondo la difesa, la coppia aveva registrato il domicilio a Vacallo, avviato un’attività lavorativa e richiesto assistenza sanitaria. Inoltre, al momento del trasferimento non risultava alcuna misura restrittiva.
Già nelle prime fasi delle indagini, la difesa aveva cercato di ridimensionare il quadro accusatorio, sostenendo che i segni riscontrati sul corpo del neonato potessero essere riconducibili a una malattia ereditaria. Un’ipotesi che gli inquirenti continuano a verificare sulla base degli accertamenti autoptici e clinici.
La vicenda, che aveva profondamente colpito la comunità locale di Borgomanero, entra ora in una fase decisiva: saranno le prossime udienze a valutare la solidità delle accuse e le responsabilità dei familiari coinvolti.



