Davanti al telefonino per 14 ore. «Ora vado in clinica per disintossicarmi dal Natel»

Il crescente fenomeno della dipendenza da smartphone porta sempre più persone a cercare cure e soluzioni in centri specializzati. L'ossessione per il telefono può arrivare a minare la salute mentale, le relazioni e il lavoro.
Il crescente fenomeno della dipendenza da smartphone porta sempre più persone a cercare cure e soluzioni in centri specializzati. L'ossessione per il telefono può arrivare a minare la salute mentale, le relazioni e il lavoro.
“E' come portare in giro il proprio spacciatore. La mia droga è sempre in tasca: lampeggia, mi fa un cenno e mi ricorda di prendere una dose”. Lo ha raccontato Marios alla Bbc parlando della propria dipendenza dallo smartphone e del duro percorso di disintossicazione che ha intrapreso per liberarsene. Il personal trainer ha ammesso che, in una brutta giornata, “può passare più di quattordici ore a fissare il suo schermo”: il che può apparire davvero troppo fino a che non si controlla il tempo trascorso sul proprio iphone: è allora che si scopre che quello dell'eccesso di tempo trascorso online è un problema che non riguarda solo poche persone con dipendenze acclarate. Come riferito dalla Bbc, nonostante la dipendenza da telefono non sia stata ancora riconosciuta come condizione clinica ufficiale, un recente sondaggio di Deloitte, leader nel settore dei servizi professionali, condotto su mille persone adulte ha rivelato che il 70% degli intervistati ritiene di aver trascorso troppo tempo al telefono, mentre nei Centri di trattamento delle dipendenze del Regno Unito un assistito su tre, in terapia a causa delle tossicodipendenza, aveva sviluppato anche una dipendenza secondaria al telefono, con un netto aumento rispetto a quanto registrato nel 2019 dove i casi erano stati uno su dieci.
DepositI like che diventano un'ossessione
Pur non esistendo delle cifre ufficiali sul tema, è facile capire come il fenomeno stia impattando a livello globale, considerando che si stima che circa cinque miliardi di persone utilizzano uno smartphone: la comunità scientifica è infatti concorde nel ritenere che un uso eccessivo di tale dispositivo porti a sviluppare una dipendenza del tutto simile a quella derivante dal gioco d'azzardo o dall'alcol. In tutti questi casi i processi neurobiologici chiamati in causa vengono innescati da un cosiddetto 'sistema di ricompensa' che porta le persone a consumare ancora più tempo davanti allo schermo del telefono. La scarica di dopamina derivante dal ricevimento di un commento positivo ad una nostra foto, di un messaggio o like si va però ad attenuare in breve tempo, innescando un circolo vizioso nel quale le persone sono spinte a servirsi con sempre maggiore frequenza del proprio smartphone per ottenere nuovamente quella sensazione positiva da cui si diventa presto dipendenti.
Può colpire chiunque
Ciò viene confermato anche da Kelly Watson, terapista del centro di riabilitazione dell'organizzazione contro le dipendenze Steps Together a St. Helens nel Merseyside, in Gran Bretagna, per la quale “tale dipendenza può colpire chiunque a prescindere dalla propria provenienza”, Per la Watson, la dipendenza da dopamina “può diventare troppo per alcuni di noi. Può prendere il sopravvento, facendo scomparire ore, o addirittura giorni, della nostra vita nel mondo online”, e racconta che le persone che si recano al Centro, entrano in un reale stato di angoscia ed ansia all'idea di dover consegnare i propri telefoni. “Il problema - ha affermato la terapista - è che la vita può sembrare troppo difficile, e scorrendo il proprio telefono molti cercano di dissociarsi dal mondo reale”.
DepositSensazione di ansia mista a panico
Nonostante, come detto, la dipendenza da telefono non sia ancora stata inserita nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Dsm-5, sono già molto noti degli aspetti patologici, sociali e psicologici, legati a ciò che gli esperti chiamano “un uso problematico dello smartphone”, come ad esempio la 'nomofobia', dall'inglese no-mobile phobia, ossia la paura di rimanere senza telefono e di non poterlo utilizzare per mancanza di rete. Si tratta di una vera e propria sensazione di ansia mista a panico di trovarsi disconnessi, perdendosi così eventuali notifiche o richieste di contatto. Il termine venne coniato nel 2008 in Gran Bretagna da Stewart Fox-Mills, responsabile del settore telefonia del Post Office Ltd, nel corso di un importante studio dal quale era emerso che il 53% degli possessori di telefoni cellulari in Gran Bretagna tendeva a mostrare stati d'ansia quando
“perdevano il loro cellulare, esaurivano la batteria o il credito residuo e non trovavano copertura di rete”. Il dieci per cento dei partecipanti allo studio dichiarò inoltre di “avere la necessità di essere rintracciabile in ogni momento per motivi di lavoro”, mentre un nomofobico su due non spegneva per nessuna ragione il proprio telefono cellulare.
Sempre connessi, la paura di restare soli
Allo stesso modo può parlarsi di 'fomo', Fear Of Missing Out, come della paura costante di venire tagliati fuori da eventi sociali o esperienze da condividersi con altre persone o del 'phubbing', dall'inglese phone e snubbing che significa snobbare, ossia quel comportamento sociale, così facilmente osservabile, per il quale si trascurano le persone fisicamente vicine per concentrarsi sullo schermo del proprio telefono. Tale termine è stato coniato nel 2012 da Adrian Mills, ed utilizzato nel corso della campagna pubblica 'Stop Phubbing' creata dal Gruppo MaCann. Attualmente il phubbing è un comportamento sociale generalmente accettato, e comunque non stigmatizzato quanto meriterebbe, che comporta un aumento del livello di stress e di senso di solitudine nelle persone che lo praticano, portando ad un inevitabile indebolimento delle relazioni interpersonali e lavorative.
DepositI centri di riabilitazione e le storie tragiche
Le storie di coloro che hanno deciso di ricoverarsi in questi centri di riabilitazione sono molto simili nella loro tragicità, ed hanno come filo conduttore “l'ossessione per ciò che stava accadendo dall'altra parte del mondo” come raccontato all Bbc dal quarantottenne James, che frequenta un centro Steps Together a Leicester. L'uomo è arrivato a perdere il proprio lavoro e la sua giornata “è stata consumata sui social media, nel controllo dei siti web di notizie” riuscendo a rimanere sveglio anche la notte pur di controllare il proprio telefono. “Sembrava che un po' della mia anima fosse stata risucchiata, ma non riuscivo a fermarmi” ha raccontato l'uomo che non riusciva a liberarsi da tale dipendenza anche se la stessa aveva perso qualsiasi aspetto positivo e fosse diventata solo motivo di sofferenza e stress. Jenny, nome di fantasia, membro del gruppo Internet and Technology Addicts Anonymous, Itaa, ispirati agli Alcolisti Anonimi, aveva una dipendenza talmente forte “che non mi importava cosa appariva sullo schermo: che fosse un film, una serie tv, un breve video, finché stavo guardando qualcosa (…) non mi sono resa conto di quanto fossi dipendente fino a quando non sono stata in ritiro e ho dovuto chiedere ad amici e familiari di tenere i miei dispositivi sotto chiave”. La donna ha avuto la sensazione “di morire” se non avesse guardato qualcosa, arrivando a pensare di rubare un tablet ad un familiare pur di collegarsi online. Per Tom, altro membro dell'Itaa, la dipendenza si concretizzava “in dieci ore di fila passate a guardare qualcosa su Youtube, scorrere i social media o giocare ad un videogioco, tutto allo stesso tempo”. Anche in questo caso la dipendenza da telefono era così forte che l'uomo è arrivato a perdere il proprio lavoro, arrivando a coltivare pensieri suicidi che poi non hanno avuto seguito anche grazie all'aiuto della terapia riabilitativa a cui si è sottoposto.
Allarme sociale e nuove strategie
Quella della dipendenza da smartphone, con i comportamenti problematici che ne conseguono, è una realtà che riguarda un numero crescente di persone, nella maggior parte molto giovani, e che merita una presa di coscienza a livello sociale, oltre che l'adozione di politiche volte a prevenire, e non solo curare, questo disturbo. Molte compagnie telefoniche mettono a disposizione dei propri utenti dei sistemi di controllo del tempo trascorso al telefono che pur non essendo risolutivi permettono per lo meno alle persone di rendersi conto del proprio livello di dipendenza da telefono. Delle strategie di prevenzione rimesse solo al buon senso delle persone singole, però, sono destinate a fallire, in considerazione del fatto che chi è affetto da dipendenza viene privato dalla stessa della capacità di scegliere il meglio per la propria salute mentale: servirebbe quindi un approccio più diffuso a livello sociale, oltre che a campagne di sensibilizzazioni e programmi di riabilitazione economicamente più accessibili, di modo che non ci siano più vite risucchiate dallo schermo di uno smartphone.






