Zali è la punta dell'iceberg

Lucio Negri e Francesco Albi, PS Ticino
Le vicende che vedono coinvolto il Presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali hanno travolto la politica ticinese, lasciando sgomenta, incredula e indignata gran parte delle e dei ticinesi. Registrazioni dal contenuto mai smentito, con espressioni che evocano violenza contro una donna; un procedimento penale aperto dal Ministero pubblico per le ipotesi di abuso di autorità e tentata coazione nel caso del quattordicenne detenuto alla Farera; una mail, documentata dalla stampa, con cui si faceva pressione sull’EOC per l’assunzione di una conoscente. Su tutto questo decideranno le autorità competenti. Ma la valutazione politica non può aspettare i tribunali.
L’indignazione mette a repentaglio la fiducia della cittadinanza nelle istituzioni di questo cantone: Governo, Parlamento, e non risparmia i partiti. Ed è forse giusto così. In un sistema politico dove il compromesso e la concordanza sono alla base dell’azione di governo, la richiesta di esposizione dei partiti è più che mai legittima. A destra, in particolare, ci si aspetta una presa di posizione ferma e chiara. Perché se le parole e i comportamenti oggi sotto la lente della giustizia partono da Claudio Zali, non si può far finta che dietro al Presidente del Consiglio di Stato non vi sia un movimento che si chiama Lega dei Ticinesi, che detiene la maggioranza relativa del governo e che ha sempre difeso i propri rappresentanti in ogni situazione controversa. E in questa legislatura non sono mancate: un Consigliere di Stato che, per sua stessa ammissione, si è messo al volante dopo aver bevuto; una prassi sui permessi di domicilio e dimora così restrittiva da costringere il Tribunale federale a richiamare il Cantone e il Dipartimento delle istituzioni a correggersi; il divieto a una giornalista di presenziare in aula di tribunale. La Lega ha sempre fatto scudo, giustificando e difendendo in ogni modo l’operato di Claudio Zali e Norman Gobbi.
Un atteggiamento tendente a imporre una lettura machista della politica, del “il potere è mio e lo gestisco io”, trattando gli apparati dello Stato come il salotto di casa propria. Non è una cosa nata ieri. Ciò che porta un Consigliere di Stato a fare la voce grossa con i vertici di un ente pubblico o a convocare riunioni su un procedimento che riguarda un minorenne nasce lontano: dai titoloni a sfondo razzista sul Mattino, dalle denigrazioni gratuite di membri di governo di altri partiti, dai toni da osteria nelle sedi istituzionali. La Lega ha sdoganato per trent’anni un modo di fare politica impregnato di disprezzo per le istituzioni e per le persone che le rappresentano; quando poi è toccato a lei rappresentarle, ecco il risultato.
Claudio Zali non è solo un uomo che ha sbagliato: è la punta di un iceberg che galleggia nella politica ticinese da trent’anni. E il Ticino, da qui ad aprile 2027, comunque vada questa storia, deve cambiare rotta prima di finire come il Titanic.



