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NICOLA DIVIANI

“Suscnè” e “siè”, era quello il ritmo antico della vita a Campello

Nicola Diviani, Campello spontanea
“Suscnè” e “siè”, era quello il ritmo antico della vita a Campello
Ti-Press / Samuel Golay
“Suscnè” e “siè”, era quello il ritmo antico della vita a Campello
Nicola Diviani, Campello spontanea

CAMPELLO - Nella mia cantina di casa ho ritrovato della documentazione “antica” che racconta la vita quotidiana di Campello in un passato che sembra ormai lontano. Scorrendo quelle pagine, ho avuto la sensazione di aprire una finestra su un mondo scomparso, fatto di stagioni, terminologie e lavori che scandivano ogni giorno e ho quindi deciso di riassumerne i contenuti in questo breve scritto:

Nel primo dopoguerra la vita a Campello era scandita da un’intensa attività agricola e dall’allevamento. Attorno al paese si coltivavano soprattutto patate (pom) e segale (biava). Le patate venivano seminate in aprile utilizzando principalmente la vanga (badì), l’attrezzo in legno per fare i buchi nella terra al momento della semina (trüc), la zappetta per eliminare le erbacce e smuovere la terra (pichieta), il cesto ed il gerlo per raccoglierle e portarle a casa (cavagn e sciüei).

L’usanza diceva che prima della semina bisognava tracciare una croce nel campo come gesto di buon auspicio e la raccolta avveniva poi in ottobre.

La segale richiedeva un lavoro lungo e impegnativo. Dopo la semina primaverile seguivano la falciatura e la legatura dei covoni (cuvoi), l’essiccazione sulle rascane aiutandosi con una lunga pertica (ciocadüra), la battitura con il fiel, la pulitura con uno speciale setaccio (vèn) ed infine la macinazione al mulino per ottenere la farina destinata al pane annuale.

Un momento importante era la mazza, l’uccisione del maiale in dicembre presso il lavatoio comunale, da cui si ricavavano salami, salametti, pancetta, lardo e prosciutti, fondamentali per l’alimentazione invernale. Anche il bucato grosso, la büghèda, era un lavoro impegnativo che si svolgeva due o tre volte all’anno con acqua bollente, cenere per il ranno (scmöi) e sapone di Marsiglia.

I lavori principali restavano comunque quelli dei prati: pulitura a primavera (mundè), falciatura in estate (siè) e concimazione con il letame in autunno (met fo ul ladam). Grande importanza aveva anche la cura del bestiame (suscnè), con mucche, capre e pecore da accudire quotidianamente nelle stalle o nei pascoli e sugli alpeggi e da cui si ricavavano burro e formaggio.

Tra le attività stagionali vi erano la raccolta di foglie, strame e aghi di pino (fè föia, stram e spin) per la lettiera degli animali, la raccolta delle castagne a Fontanedo e la tosatura delle pecore (tont) in primavera e in autunno.

Nel complesso, la vita era basata su un’economia di autosussistenza e su un ciclo annuale di lavori faticosi ma ben organizzati.

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