Se ne vedono e se ne sentono di ogni quando si parla di gradi di siccità

Matteo Negri, presidente Associazione Fontanieri Ticinesi
Negli ultimi anni ogni Comune ha iniziato a definire i propri livelli di allerta, introducendo gradi di siccità, soglie e restrizioni spesso differenti da quelli dei Comuni vicini. Il risultato è che, a parità di condizioni meteorologiche e idrologiche, un Comune può trovarsi in grado 1, quello confinante in grado 2, mentre un altro ancora non applica alcuna limitazione.
Questo genera inevitabilmente confusione tra cittadini, aziende e gestori degli acquedotti, che si trovano a confrontarsi con regole diverse pur condividendo lo stesso territorio e, in molti casi, le stesse risorse idriche.
Forse è arrivato il momento di aprire una riflessione: non sarebbe più opportuno adottare un sistema uniforme, simile a quello utilizzato per la gestione della canicola? In quel caso esistono criteri condivisi e livelli di allerta validi per tutti. Per la siccità, invece, ogni Comune interpreta e applica i propri criteri.
L’idea potrebbe essere quella di definire Grado 1, Grado 2 e Grado 3 con soglie tecniche comuni e misure condivise almeno a livello distrettuale o regionale. In questo modo tutti saprebbero esattamente cosa comporta ogni livello di allerta, evitando interpretazioni differenti e garantendo una comunicazione chiara e coerente.
L’acqua è una risorsa strategica e la sua gestione richiede collaborazione e visione d’insieme. Avere regole uniformi non significa togliere autonomia ai Comuni, ma fornire una base comune su cui costruire decisioni efficaci, comprensibili e coordinate.
Forse è il momento di chiedersi se una maggiore armonizzazione nella gestione della siccità possa rappresentare un passo avanti per tutto il territorio.



