Ticino ostaggio del traffico: è ora che chi sfrutta le nostre strade paghi davvero

Elio Del Biaggio, ingegnere, consulente e comunicatore.
C'è un'immagine che, più di qualsiasi statistica, racconta la realtà quotidiana del Ticino: quella delle interminabili colonne di veicoli che paralizzano le nostre strade e trasformano ogni spostamento in una prova di pazienza. Non si tratta più di un disagio occasionale, ma di una condizione ormai cronica che incide sulla qualità della vita, sull'economia e sulla competitività del nostro Cantone.
Da anni il Ticino è diventato uno dei principali corridoi di transito d'Europa. Migliaia di veicoli attraversano quotidianamente il nostro territorio da nord a sud e viceversa, utilizzando le nostre autostrade come semplice via di passaggio. Nei periodi di maggiore affluenza, il Tunnel del San Gottardo, infrastruttura strategica per i collegamenti europei, si trasforma inevitabilmente in un gigantesco collo di bottiglia. Le conseguenze sono note: colonne chilometriche, traffico che si riversa sulle strade cantonali e comunali, centri abitati congestionati e tempi di percorrenza sempre più lunghi, che rendono sempre più difficili gli spostamenti quotidiani di chi vive e lavora in Ticino.
Il caso del San Gottardo è emblematico. Durante i fine settimana, le vacanze e i grandi esodi estivi, decine di migliaia di turisti e vacanzieri attraversano il Ticino senza fermarsi, utilizzando il nostro Cantone come semplice corridoio tra il nord e il sud dell'Europa e viceversa. Non generano un indotto economico significativo, ma contribuiscono all'usura delle infrastrutture, aumentano l'inquinamento atmosferico e acustico, congestionano la rete viaria e limitano la mobilità di residenti, imprese e servizi pubblici. Un costo che, direttamente o indirettamente, ricade soprattutto su chi in Ticino vive, lavora e paga le imposte.
A questo si aggiunge il traffico quotidiano dei frontalieri e dei pendolari transfrontalieri, che ogni mattina e ogni sera trasforma molte arterie del Cantone in un imbuto permanente. Percorsi che un tempo richiedevano pochi minuti oggi possono richiederne il doppio o il triplo. Tempo sottratto al lavoro, alla famiglia e al tempo libero, con un inevitabile peggioramento della qualità di vita.
Le conseguenze non si limitano agli automobilisti. L'intera economia ne risente: aumentano i costi logistici delle imprese, gli artigiani impiegano più tempo per raggiungere clienti e cantieri, i mezzi di soccorso possono incontrare maggiori difficoltà negli interventi e perfino il trasporto pubblico subisce i ritardi di una rete viaria sempre più congestionata.
A tutto ciò si aggiungono maggiori consumi di carburante, più emissioni inquinanti e un crescente livello di stress per migliaia di persone.
La sensazione è che il Ticino stia pagando un prezzo sempre più elevato per la propria posizione geografica. Quella che dovrebbe essere una risorsa strategica rischia infatti di trasformarsi in un pesante svantaggio. Le nostre infrastrutture sono utilizzate intensamente da chi attraversa il Cantone, mentre i costi economici, ambientali e sociali ricadono quasi esclusivamente sulla popolazione residente.
È quindi legittimo chiedersi se questo sistema sia ancora equo. È davvero normale che chi
utilizza le nostre infrastrutture per poche ore contribuisca nella stessa misura di chi vive qui tutto l'anno, paga imposte e finanzia la loro costruzione e manutenzione?
È arrivato il momento di affrontare il tema con pragmatismo, senza pregiudizi ideologici. Il principio dovrebbe essere semplice: chi usa, paga. Chi beneficia in misura significativa di una risorsa pubblica dovrebbe contribuire anche ai costi che genera. Per questo motivo, l'introduzione di un pedaggio differenziato o di una forma di contribuzione specifica per il traffico di attraversamento merita una riflessione seria.
Naturalmente, qualsiasi soluzione dovrà tutelare i residenti, i lavoratori e le imprese ticinesi, che già sostengono il sistema attraverso imposte e tasse. L'obiettivo non è creare nuovi balzelli, ma ristabilire un principio di equità, recuperando risorse da destinare al miglioramento della mobilità, alla manutenzione delle infrastrutture e alla riduzione dell'impatto del traffico di transito.
La posizione geografica del Ticino rappresenta un valore strategico per la Svizzera e per l'Europa, ma non può trasformarsi in un handicap permanente per chi vi abita. Essere al centro dei collegamenti europei non deve significare sopportarne soltanto i disagi.
È tempo che il principio del "chi usa paga" trovi finalmente una concreta applicazione anche per il traffico di transito. Non per chiudere il Ticino o limitare la libera circolazione, ma per garantire un equilibrio più giusto tra chi attraversa il nostro territorio e chi lo vive ogni giorno.
Perché un Cantone costretto a rimanere fermo nel traffico è un Cantone che perde tempo, competitività, attrattività e qualità di vita. E questo è un lusso che il Ticino non può più permettersi.



