Forse aveva un'altra vittima nel mirino: la donna ha chiesto protezione

Alberto Marietta, capitano della Polizia giudiziaria, rivela un retroscena del dramma che ha colpito l'Alto Ticino tra giovedì e venerdì. È possibile che il 59enne non volesse limitarsi a uccidere l'ex moglie.
FAIDO/ LEONTICA - La verità completa probabilmente non si saprà mai. Perché il 59enne che giovedì sera ha ucciso l'ex moglie a Faido per poi farsi esplodere 24 ore più tardi nella casa di un famigliare a Leontica, ferendo alcuni poliziotti, è morto. Sta di fatto che più di una persona in passato avrebbe avuto problemi con l'uomo. E una donna in particolare nel corso della serata di venerdì avrebbe chiesto protezione alle autorità.
«L'abbiamo presa sul serio»
Lo conferma Alberto Marietta, capitano della Polizia giudiziaria. «È così – spiega –. La donna in questione si sentiva in reale pericolo, a suo dire. Ci ha chiesto protezione la sera dell'esplosione. Non sapeva ancora ovviamente che l'uomo era morto nella deflagrazione. Nemmeno noi potevamo assicurarle che era fuori pericolo. E quindi abbiamo preso sul serio la sua angoscia, fornendole il nostro appoggio».
Rabbia e rancore
Nel corso delle ultime ore trovano sempre più conferma le tesi secondo cui il 59enne era afflitto da una malattia terminale e aveva anche problemi di natura economica. Difficile invece capire che rapporto avesse con l'ex moglie da cui si era separato da una ventina d'anni. Quell che è certo è che nel corso degli anni aveva covato tanta rabbia e tanto rancore verso più persone.
Un pensiero per il figlio
«Il figlio – assicura Marietta – non è mai stato in pericolo. Questo lo possiamo garantire. Non era uno dei bersagli dell'uomo. Ora speriamo che la gente del posto stia vicino a questo ragazzo. Possiamo solo immaginare il dolore che starà provando».
Si suppone intanto che il 59enne si sia rifugiato nell'abitazione poi esplosa con l'intento di mettere in scena una sorta di trappola. Anche per questo verso le 19 di venerdì avrebbe fatto esplodere alcuni colpi a vuoto. Per attirare l'attenzione. Nel corso del pomeriggio odierno Andrea Cucchiaro, responsabile del reparto interventi speciali, ha ipotizzato che la trappola potesse essere proprio per la polizia. Non escludendo altre piste.
Premeditazione
Il 59enne aveva architettato un ordigno munito di cordone detonante e innesco elettrico. Un'opera che implica una certa premeditazione. Così come premeditato potrebbe essere stata l'uccisione della moglie dal momento che il 59enne si è recato in visita all'ospedale di Faido, dove la donna era degente, con una pistola appresso.
C'erano altre persone tra gli obiettivi dell'uomo? Davvero la donna che ha chiesto protezione rientrava tra le potenziali vittime? Di lei sappiamo poche cose, ma determinanti. In sintesi aveva avuto degli screzi col 59enne. Anche recentemente. «Al momento – puntualizza Marietta – non siamo in grado di sapere se l'uomo avesse ulteriori mire. Non abbiamo trovato una lista nera. Anche per questo giovedì sera, dopo il ritrovamento del corpo dell'ex moglie, non è stato dato un allarme generale esteso a tutto il Ticino, ma lo si è localizzato a una cerchia ristretta di persone».
Ma cosa ha fatto il 59enne per quelle 24 ore in cui è stato in fuga? Come è possibile che, nonostante gli avvistamenti da parte di alcuni abitanti di Acquarossa già la sera stessa di giovedì, sia riuscito a fare perdere le sue tracce in questo modo? La sua auto è stata trovata dalla polizia in un bosco nei pressi di Leontica poco dopo le 14 di venerdì. Da quel momento in poi il campo di ricerca si è ristretto. Fino agli spari delle 19 e al tremendo epilogo.




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