«Abbiamo giocato contro l'arbitro, il VAR e i loro tifosi»

Yakin non nasconde la rabbia per l'eliminazione con l'Argentina. Ma il messaggio resta chiaro: «Questa Nazionale ha un grande futuro».
Tami e Knäbel invitano a guardare oltre la delusione: «La Svizzera può essere orgogliosa del suo Mondiale».
Yakin non nasconde la rabbia per l'eliminazione con l'Argentina. Ma il messaggio resta chiaro: «Questa Nazionale ha un grande futuro».
Tami e Knäbel invitano a guardare oltre la delusione: «La Svizzera può essere orgogliosa del suo Mondiale».
KANSAS CITY - La ferita è ancora aperta e brucia. Alla delusione per ciò che poteva essere e non è stato si affiancano però orgoglio e consapevolezza dei propri mezzi, nelle parole di Murat Yakin, Pierluigi Tami e Peter Knäbel. Alle 11.30 di questa mattina, ora locale (le 18.30 in Svizzera), allo Sheraton Hotel di Kansas City, si è chiuso il cerchio di un’avventura iniziata quasi 40 giorni fa (era il 3 giugno). «Siamo ovviamente tristi», ha sottolineato il presidente dell’ASF Peter Knäbel. «È normale esserlo il giorno dopo una sconfitta del genere. Ma siamo soprattutto molto, molto orgogliosi». L’orgoglio di aver regalato ai più giovani tifosi svizzeri «momenti che non dimenticheranno mai».
Un sentimento condiviso anche da Pierluigi Tami, al passo d’addio dopo oltre sette anni da direttore delle squadre nazionali. «È difficile fare un bilancio così a caldo», osserva il 64enne ticinese. «Siamo stati molto vicini a un grande risultato. Dobbiamo essere orgogliosi di come la squadra ha rappresentato il Paese in un torneo così importante».
«Soli contro tutti»
Più polemico il coach Murat Yakin, che non ha ancora smaltito l’amarezza nonostante le poche ore di sonno. «Non abbiamo giocato solo contro i campioni del mondo, ma anche contro 70.000 tifosi argentini, l’arbitro e il VAR. È stato davvero troppo. L’eliminazione fa male, ma dopo la partita ho detto ai giocatori che possono essere orgogliosi della loro prestazione».
Il basilese punta il dito anche sul primo giallo inflitto al proprio attaccante: «Per me quel cartellino non c’era. Non colpisce mai l’avversario, che poi cade anche in modo teatrale». Critiche anche alla "Mistaken Identity", il nuovo protocollo VAR che ha scagionato Paredes e condannato Embolo. «È semplicemente inutile, soprattutto se applicato in una zona del campo senza alcuna importanza. Devono rivederlo: non ha nulla a che fare con il calcio».
Anche Tami torna sull’ultima partita e sulla direzione di gara di João Pinheiro. «La condotta dell’arbitro non mi è piaciuta. Avrei preferito che il regolamento fosse applicato allo stesso modo per entrambe le squadre. Non si può dire che abbia mantenuto una linea coerente. Certo, sono dettagli. Ma se noi, come squadra, dobbiamo curarli, allora anche gli arbitri devono farlo».
«La condotta dell'arbitro non mi è piaciuta»
Pierluigi Tami
Sguardo avanti
La parola torna al tecnico che, dopo aver riportato la Nazionale a un quarto di finale mondiale dopo 72 anni, guarda già ai prossimi impegni. Si ripartirà dalla Nations League, con le trasferte contro Macedonia del Nord e Scozia (26-29 settembre). «Questo gruppo è lontano dalla fine. Sarebbe un errore ripartire da zero quando qualcuno smette. Al momento non sono a conoscenza di giocatori intenzionati a ritirarsi, ma nei prossimi giorni ci saranno dei colloqui».
Sotto contratto fino al 2028, Yakin è motivato a proseguire l’avventura sulla panchina rossocrociata. «Spero non pensiate che voglia intraprendere una carriera da attore», scherza il 51enne, diventato durante questo Mondiale una vera celebrità sui social. «Mi piace molto fare l’allenatore e sono orgoglioso di essere il CT della Svizzera. Ho grande voglia ed entusiasmo di lavorare con questa squadra. Non ho mai pensato di prendere un’altra strada». Una strada che lascerà spazio anche ai giovani meritevoli. «Anche nelle prossime campagne vogliamo essere ambiziosi», precisa Yakin. «Allo stesso tempo, soprattutto la Nations League ci offre l’opportunità di dare spazio ai giovani».
Il momento clou
La chiusura è affidata ai ricordi più significativi del torneo. «Per me il momento clou sono stati i rigori contro la Colombia», conclude Knäbel. «Quel momento ha cambiato molto nella testa di tutti». Yakin concorda, ma aggiunge «l’importanza del lavoro quotidiano dello staff e dei giocatori», mentre per Tami il punto più alto del Mondiale è stata «la conferma della qualità della squadra».
«Non vedo l'ora di vedere cosa ci riserverà il futuro»
Murat Yakin








