«Bagatella» o infrazione? Il linguaggio del Governo finisce sotto accusa

Il termine scelto dal Consiglio di Stato per descrivere l'incidente che aveva coinvolto Gobbi accende il dibattito sull’appropriatezza del linguaggio nelle comunicazioni istituzionali.
BELLINZONA - Fa discutere il termine «bagatella» utilizzato dal Consiglio di Stato nella comunicazione ufficiale relativa all'incidente che aveva coinvolto il consigliere di Stato Norman Gobbi. È questo il tema al centro dell’interpellanza presentata il 30 luglio da Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo (Più Donne), che chiedono chiarimenti urgenti al Governo sull’uso di un’espressione ritenuta inadeguata nel contesto istituzionale.
Le due deputate nello specifico fanno riferimento alla risposta, fornita l'8 luglio dal Consiglio di Stato, all'interrogazione «Affinché venga tutelata e garantita la trasparenza delle istituzioni e a fronte del ritiro dell'interpellanza "Un misterioso incidente, è abuso di potere?"».
Secondo le firmatarie, la comunicazione governativa non può essere considerata una semplice presa di posizione politica, ma contribuisce in modo diretto a orientare la percezione pubblica dei fatti. Da qui la richiesta di spiegazioni sull’opportunità di aver definito «bagatellare» un episodio che, stando alla stessa risposta del Consiglio di Stato, configura una contravvenzione ai sensi della Legge federale sulla circolazione stradale.
Nel dettaglio, il Governo aveva indicato che si trattava di un incidente con soli danni materiali, due veicoli coinvolti e un tasso alcolemico considerato lieve. Il primo test con etilometro precursore aveva rilevato un valore di 0,33 mg/l, giuridicamente valido e riconducibile a una contravvenzione. Una successiva misurazione, effettuata oltre due ore dopo, indicava invece 0,24 mg/l. Un elemento che, secondo le interpellanti, rende verosimile che al momento dell’incidente il valore fosse superiore alla soglia di 0,25 mg/l.
Le deputate sottolineano inoltre come il termine «bagatella» non appartenga alla terminologia giuridica della LCStr, che distingue unicamente tra infrazioni lievi, medio gravi e gravi. L’utilizzo di questa espressione, ripresa anche nel dibattito politico e mediatico, solleva quindi interrogativi sulla correttezza e sull’impatto della comunicazione istituzionale.
Attraverso sei domande, l’interpellanza chiede al Consiglio di Stato se ritenga ancora appropriata tale definizione, se intenda eventualmente introdurre il concetto di «bagatella» nel quadro normativo oppure se riconosca che si tratti di un termine estraneo al linguaggio giuridico. Viene inoltre sollevata la questione della credibilità delle campagne di prevenzione contro la guida in stato di ebrietà e del messaggio trasmesso alla popolazione, in particolare ai giovani conducenti.
Le firmatarie mettono infine in guardia dal rischio che una simile qualificazione possa influenzare la percezione pubblica di episodi analoghi, consentendo ai cittadini di richiamarsi a tale definizione. Un aspetto che, secondo l’interpellanza, merita un chiarimento puntuale e tempestivo da parte del Governo.



