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CANTONE

Presente, «ma invisibile»

Autoironico e intenso: è il nuovo brano di Dose, "Breaktime
Presente, «ma invisibile»
DOSE
Presente, «ma invisibile»
Autoironico e intenso: è il nuovo brano di Dose, "Breaktime

BELLINZONA - Dal 31 luglio è disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali “Breaktime”, il nuovo singolo di Dose.

Il brano del prolifico rapper sopracenerino si muove tra autoironia e intensità emotiva, offrendo un ritratto intimo e senza filtri di chi sceglie di restare fedele a se stesso, anche quando questo comporta un prezzo. L’artista apre con leggerezza, attraverso un’immagine quasi comica - quella del topinambur che cresce sottotraccia - per poi scivolare progressivamente in una dimensione più oscura e viscerale.

Il ritornello rappresenta il cuore del pezzo: una notte insonne, il soffitto da fissare, un bicchiere di gin e la consapevolezza di aver toccato il fondo senza smettere di scrivere. Il testo affronta il tema delle relazioni come un patto senza ritorno e dell’isolamento, vissuto non come sconfitta ma come spazio di lucidità. In questo contesto, la scrittura diventa l’unico punto fermo, l’atto attraverso cui Dose ritrova sé stesso ogni volta che il caos prende il sopravvento.

Prodotto da Shareeq e scritto da Devid Nicolò (il nome anagrafico di Dose) e Marco Diana, “Breaktime” è accompagnato da un sound notturno e avvolgente, coerente con l’immaginario sonoro che l'artista ha costruito nel tempo e che l'ha visto arrivare fino alle manifestazioni collaterali del Festival di Sanremo.

Spiega Dose: «“Breaktime" nasce in uno di quei momenti in cui ti rendi conto che stai recitando una parte che non ti appartiene. Ho scritto questo pezzo partendo da un'immagine quasi ridicola, il topinambur, una pianta che cresce sottoterra e che nessuno vede, perché è esattamente così che mi sono sentito spesso nella scena: presente, ma invisibile. E va bene così. Il ritornello è il momento in cui smetto di ironizzare e metto giù tutto il peso: le notti a fissare il soffitto, il gin, il silenzio. Non è un brano sulla disperazione, è un brano sull'onestà, quella che ti chiede di stare con te stesso anche quando fa male. Le relazioni, l'isolamento, la firma col demonio: sono tutte metafore di scelte reali che ho fatto o che ho visto fare. Alla fine, quello che conta è sempre la stessa cosa: essere il vero me. Non l'ho scritto per convincere nessuno, l'ho scritto per non perdermi».

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