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Dalla National League alle startup: la nuova vita di Jonathan Sartori

Jonathan Sartori, cresciuto a Lugano, ha deciso di lasciare l'hockey molto presto per dedicarsi ad altro. In carriera ha giocato tre partite in National League e una in Coppa Svizzera con l'HCL: «Nessun rammarico, ho scelto io». Oggi lavora per nestermind
Dalla National League alle startup: la nuova vita di Jonathan Sartori
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Dalla National League alle startup: la nuova vita di Jonathan Sartori
Jonathan Sartori, cresciuto a Lugano, ha deciso di lasciare l'hockey molto presto per dedicarsi ad altro. In carriera ha giocato tre partite in National League e una in Coppa Svizzera con l'HCL: «Nessun rammarico, ho scelto io». Oggi lavora per nestermind
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LUGANO - Dal ghiaccio dell’hockey professionistico al mondo delle startup tecnologiche, passando per scelte difficili e consapevoli. È il percorso di Jonathan Sartori, cresciuto hockeisticamente a Lugano, che ha vissuto il sogno della National League (ha disputato tre partite) per poi decidere molto presto di cambiare strada e investire sul proprio futuro lontano dallo sport. Oggi lavora infatti per nestermind, una startup svizzera basata sull'intelligenza artificiale per supportare e ottimizzare il lavoro delle agenzie immobiliari.

Un viaggio fatto di ricordi, insegnamenti e nuove sfide imprenditoriali, in cui la disciplina appresa sul ghiaccio continua a fare la differenza. «Sono nato e cresciuto a Lugano ma ho iniziato a pattinare a Varese all’età di 3 anni, città nella quale ho vissuto per un anno con la mia famiglia - ci ha detto il 31enne - Successivamente ci siamo trasferiti nuovamente a Lugano, dove ho fatto tutta la trafila nelle giovanili fino ad arrivare in National League nel 2014/15 quando l'allenatore era Patrick Fischer. Ho esordito in Coppa Svizzera contro il Friborgo. Il primo cambio non lo dimenticherò mai: ero rimasto in panchina per due tempi e mezzo, ma poi, per far rifiatare Pettersson, Fischer mi mandò nella mischia in linea con McLean. È stato bellissimo, il coronamento di un sogno. Ricordo che il mio primo disco lo passai a Chiesa, fu un passaggio rischiosissimo... La seconda partita, invece, si giocò nella bolgia di Berna...».

Sono tanti i bei momenti...
«Dall'hockey porto con me tanti ricordi e insegnamenti che oggi mi tornano utili. In particolare, la mia vera scuola di vita è stata lavorare con Christian Wohlwend, un allenatore molto particolare dal quale ho appreso tantissimo. Era severo, ma nella vita servono anche queste figure per crescere e progredire. Mi ha trasmesso molto anche al di fuori del ghiaccio...». 

In pista a fianco di mostri sacri dell'hockey...
«Ricordo che, durante una partitella di allenamento, chiesi a Nummelin se dovessi stare a destra o a sinistra e lui mi rispose: “Vai dove vuoi, mi adatto io”. Ho avuto l’occasione di giocare contro giocatori come Hischier, Fiala e Timo Meier...».

Tutto bello... Ma perché quindi lasciare così presto?
«È stata una mia scelta e non ho alcun rammarico. L'ultima stagione, a cavallo tra Juniores e Prima squadra, non è andata bene e non ho avuto l'occasione di rinnovare il contratto. Ho ricevuto offerte dall'allora LNB, ma mi ero sempre detto: o LNA oppure smetto. Non volevo passare anni tra Prima Lega e LNB senza esserne convinto. Mi sembrava di gettare alle ortiche degli anni preziosi». 

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Quindi la scelta è stata semplice e indolore?
«Esattamente. A tal proposito vi racconto un aneddoto... Malgrado non volessi giocare nella lega cadetta, avevo firmato con il Biasca, anno in cui sarebbe andato in NLB e ne avevo parlato con alcuni amici e mio fratello, che mi chiesero: “Ma non sei felice?”. Vedevano che non ero così entusiasta al punto che uno di loro mi disse: “Perché non pensi all'anno passerella?”. La mia idea era infatti quella di andare al all'Università. Mi sono informato e, la settimana dopo, ho avvisato il mio agente chiedendogli di annullare tutto perché avrei smesso... L'anno passerella è stato molto difficile, ma ne è valsa la pena. L'hockey, però, mi ha trasmesso valori eccezionali: lo sport è una scuola di vita».

Come sei arrivato a nestermind?
«Ho terminato gli studi in finanza a Zurigo. Mi interessa molto l'ambito delle startup, tanto che ho sempre creato qualche progettino mio. Lucas Pelloni, il fondatore di nestermind, conosceva questa mia passione e sapeva che non sarei mai andato a lavorare in banca. Mi ha chiamato, mi ha parlato della sua idea e mi ha convinto subito. All'inizio eravamo in un “ufficio” di poco più di 20 metri quadrati: mi sono preso un rischio e abbiamo iniziato a lavorare insieme. È stata una crescita incredibile: oggi siamo una startup consolidata...».

Di cosa si occupa esattamente l'azienda?
«Siamo un gestionale clienti “AI-first” per professionisti immobiliari, sviluppato in Svizzera. Unisce gestione clienti, gestione annunci e marketing in un unico sistema operativo. Un’elevata percentuale di annunci immobiliari presenti sui classici portali come Homegate e Immoscout vengono pubblicati attraverso un software. Noi siamo quel software: viene venduto in abbonamento alle società immobiliari, che lo utilizzano per pubblicare sui portali, acquisire informazioni su potenziali acquirenti e affittuari e gestire tutta l'operatività che c'è dietro, fino al marketing immobiliare. Il nostro sistema velocizza e migliora questi processi, grazia all’intelligenza artificiale. Siamo attivi in tutta la Svizzera, dove abbiamo una posizione forte sul mercato, e anche in Germania e Spagna e abbiamo diversi contatti in Italia». 

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