«Pensate davvero che Djokovic si preoccupi di qualche migliaio di dollari?»

Il tedesco interviene dopo i forfait eccellenti di Montréal e boccia l’idea delle sanzioni economiche: «Il vero problema è un calendario diventato troppo pesante».
MONTRÉAL - Le multe non basteranno a salvare i Masters 1000 dai forfait eccellenti. Ne è convinto Alexander Zverev, che ha preso posizione dopo la lunga lista di assenze che ha caratterizzato il torneo di Montréal.
L’edizione canadese ha infatti perso tre dei nomi più attesi del circuito: il numero uno mondiale Jannik Sinner, Novak Djokovic e Carlos Alcaraz, quest’ultimo fermo ai box da aprile per un infortunio al polso. Una situazione che ha spinto gli organizzatori a invocare misure più severe, con l’ipotesi di sanzioni economiche per i giocatori che rinunciano agli appuntamenti più importanti.
Una strada che, secondo Zverev, non porterebbe però alla soluzione del problema. «Non è molto complicato: a fine anno ci sono bonus per chi disputa tutti e nove i Masters 1000. Ma davvero pensate che Djokovic si preoccupi di qualche decina di migliaia di dollari in più o in meno?», ha chiesto retoricamente il tedesco.
Secondo il numero tre del ranking ATP, il vero problema non è la volontà dei giocatori, ma un calendario diventato sempre più pesante. In particolare, l’estensione dei Masters 1000 a dodici giorni avrebbe aumentato ulteriormente il carico fisico e mentale sui protagonisti. «Credo che molti forfait siano legati proprio alla durata di questi tornei», continua Zverev. «Giocare per due settimane è semplicemente troppo per alcuni giocatori».
L’allungamento degli eventi di vertice ha infatti ridotto gli spazi per i tornei più piccoli e aumentato il tempo trascorso lontano da casa. Una situazione che spinge diversi big a fare scelte sempre più mirate.
Lo stesso Zverev ha ammesso che la sua partecipazione a Montréal non era scontata: «Abbiamo valutato anche l’ipotesi di saltare il torneo, ma alla fine ho deciso di venire. Ho bisogno di giocare e di disputare partite».
Il messaggio del tedesco è chiaro: prima di punire i giocatori, il tennis deve interrogarsi su un calendario che rischia di diventare insostenibile anche per i suoi protagonisti migliori.



