Un’iniziativa tragicomica sull’alimentazione che peggiora sempre più

Sem Genini, segretario agricolo dell’Unione contadini ticinesi
Immaginate di lanciare un’iniziativa che modifica, tra gli altri, l’art. 104 della Costituzione aggiungendo che “La Confederazione si adopera affinché il grado di autoapprovvigionamento netto sia di almeno il 70 per cento. A tale scopo adotta in particolare misure per promuovere un’alimentazione maggiormente basata su derrate alimentari di origine vegetale e un’agricoltura e una filiera alimentare orientate in tal senso.” Esplicitando nelle disposizioni transitorie che “La legislazione d’esecuzione della Confederazione disciplina in particolare gli strumenti che consentono di adempiere le nuove prescrizioni […] entro 10 anni dalla loro adozione. La legge stabilisce degli obiettivi intermedi in vista del raggiungimento del grado di autoapprovvigionamento netto.”
Poi, all’inizio della campagna per la votazione che sarà alla fine di settembre, di leggere il materiale di voto e indignarvi perché, a vostro dire, questa rappresentazione è fuorviante, che il testo non prevede alcun termine di 10 anni e che il 70% è solo ideale. Quindi decidete di fare ricorso in tribunale esigendo di cambiare il materiale di voto colpevole di fornire una rappresentazione distorta dell’iniziativa. Questi sono gli sviluppi recenti dell’iniziativa sull’alimentazione. Non è un inciampo comunicativo in merito a un’iniziativa considerata eccessiva anche dalle forze politiche più sensibili ai suoi temi, ma un tentativo raffazzonato di riscriverla dandole una nuova interpretazione. Non comunicando le proprie ragioni alle cittadine e ai cittadini in vista della votazione, ma tramite un ricorso. Una scelta disperata e infelice, che cerca di sostituire il dibattito pubblico a quello in un’aula di tribunale, non da ultimo per guadagnare tempo.
Su una cosa sono però d’accordo: l’iniziativa sull’alimentazione non è solo questo, ma addirittura peggio, soprattutto per il settore agricolo elvetico che si troverebbe a produrre meno e male, e per tutti noi consumatrici e consumatori svizzeri, a dover rivedere la nostra alimentazione, che ci verrebbe imposta dall’alto. Di questo nuovo argomento contro l’iniziativa in questione e sull’approccio di chi c’è dietro, però, avremmo fatto volentieri a meno per l’ombra che getta sul dibattito democratico che ora passa ai tribunali.



