Blocher lancia l'allarme: «Situazione estremamente pericolosa per la Svizzera»

Il decano dell’UDC difende la sua iniziativa sulla neutralità: «Il rischio di una Terza guerra mondiale non è mai stato così alto dal 1945».
BERNA - La situazione è «estremamente pericolosa per la Svizzera». A sostenerlo, in un'intervista all'Aargauer Zeitung, è Christoph Blocher, decano dell’UDC, che torna a difendere l'iniziativa sulla neutralità. Secondo lui, il rischio di un conflitto globale è oggi ai livelli più alti dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Al centro della sua critica c’è la decisione della Svizzera di aderire alle sanzioni dell’Unione europea contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. «Nel 2022 la Svizzera ha rotto per la prima volta la neutralità integrale nei confronti di una potenza dotata di armi nucleari», afferma. «La Russia ci ha inserito nella lista dei suoi nemici. Questo è estremamente pericoloso».
Blocher precisa però di condannare l’aggressione russa: «Non si può attaccare improvvisamente un altro Paese e occupare un terzo del suo territorio». Tuttavia, ritiene che Berna non dovrebbe partecipare alle sanzioni.
«Il rischio di una Terza guerra mondiale è elevato»
Secondo il leader democentrista, lo scenario peggiore sarebbe un allargamento del conflitto. «Se la Russia dovesse conquistare tutta l’Ucraina, eventualità non impossibile, una guerra con la NATO diventerebbe una delle ipotesi più pericolose», sostiene. «A quel punto i russi sarebbero alle nostre frontiere».
Per questo, aggiunge Blocher, la Svizzera deve tornare a una neutralità «permanente, armata e completa», sostenuta da un esercito credibile. «Se, nonostante una neutralità forte, dovesse verificarsi un attacco, la Russia dovrebbe pagare un prezzo grazie alle nostre forze armate», afferma.
Blocher ammette che oggi l’esercito elvetico non sia adeguatamente equipaggiato, ma attribuisce la responsabilità all’intera classe politica: «Dopo la caduta dell’Unione Sovietica è stato commesso un errore. Dobbiamo cambiare rotta».
Per finanziare il rafforzamento militare, l’ex consigliere federale propone di ridurre altre voci di spesa pubblica: «In dieci anni si potrebbero spostare 30 miliardi di franchi dalla spesa pubblica civile all’esercito».
«La neutralità è il marchio della Svizzera»
Blocher difende la neutralità anche come elemento centrale dell’identità nazionale e della reputazione internazionale del Paese. Richiamando la decisione del Parlamento del 1938, quando la Confederazione tornò alla neutralità integrale, sostiene che questa scelta abbia permesso al Paese di restare fuori dalla Seconda guerra mondiale.
«La neutralità svizzera è un tratto distintivo a livello globale», afferma. «Oltre a prevenire la guerra, consente di offrire servizi unici ed è importante per la Croce Rossa e per la sicurezza dell’economia».
Una posizione contestata da chi ritiene che la neutralità non debba impedire alla Svizzera di condannare violazioni del diritto internazionale. Blocher replica: «Si può condannare, ma non dobbiamo intervenire negli affari altrui».



