Dopo Ceuta e Melilla «il Consiglio federale deve introdurre controlli sistematici alle frontiere»

Decine di migliaia di migranti hanno attraversato il confine verso lo spazio Schengen. L'episodio infiamma il dibattito politico, anche in Svizzera
Decine di migliaia di migranti hanno attraversato il confine verso lo spazio Schengen. L'episodio infiamma il dibattito politico, anche in Svizzera
SVIZZERA - Le enclave spagnole di Ceuta e Melilla, nel Nordafrica, sono sotto pressione per un massiccio afflusso di migranti. Giovedì, migliaia di persone hanno raggiunto Ceuta a nuoto o a piedi dal Marocco, entrando così nello spazio Schengen, di cui fa parte anche la Svizzera. Venerdì la Guardia Civil spagnola ha parlato di 49'000 arrivi, senza contare le centinaia di migranti entrati a Melilla. Il governo ha inviato l'esercito in supporto.
Le cause non sono ancora del tutto chiare. Si discute di una decisione della Corte Suprema spagnola secondo cui i migranti che tentano di raggiungere Ceuta o Melilla a nuoto non possono essere respinti senza ulteriori motivi. Si parla anche di un possibile allentamento consapevole dei controlli da parte del Marocco. Qui puoi leggere tutti gli ultimi sviluppi sul posto. In Svizzera, gli eventi in Nordafrica suscitano reazioni molto diverse sul piano politico.
«Nessuna persona dovrebbe rischiare la vita per essere protetta»
La consigliera nazionale socialista Michelle Dünki-Bättig parla di immagini sconvolgenti: «Persone cercano di raggiungere a nuoto un confine europeo e muoiono nel tentativo». Esercito e recinzioni, sostiene, non risolvono il problema, anzi: «Rendono solo più pericolose le vie di fuga». L'Europa ha bisogno di vie di accesso sicure e legali e di un efficace sistema di salvataggio in mare.
Anche la Svizzera deve agire, aggiunge Dünki-Bättig. Chiede la reintroduzione dell'asilo nelle ambasciate, abolito nel 2012, che consentiva di presentare una domanda d'asilo presso una rappresentanza svizzera all'estero. Il visto umanitario, afferma, non è un sostituto equivalente: «Nessuna persona che ha bisogno di protezione dovrebbe dover rischiare la vita solo per poter chiedere asilo.»
«Non sono affatto rifugiati»
«È assolutamente allarmante ciò che sta accadendo», afferma il responsabile asilo dell'UDC Pascal Schmid. «Chi attraversa il confine a Ceuta è, di fatto, anche in Svizzera», in riferimento allo spazio Schengen e Dublino, dove non vi sono controlli sistematici alle frontiere interne per fermare la migrazione irregolare. Per questo motivo sostiene la richiesta della presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni di sospendere l'accordo di Schengen con la Spagna.
Schmid chiede misure immediate: «Il Consiglio federale deve introdurre subito controlli sistematici alle frontiere, come l'UDC chiede da tempo.» Una «migrazione di massa illegale» come nel 2015 va evitata a tutti i costi e la popolazione deve essere protetta da ulteriore criminalità importata. Il consigliere nazionale democentrista ed ex giudice critica inoltre la «sentenza fuori dal mondo» del tribunale spagnolo e denuncia una crescente giuridicizzazione nel settore della migrazione: «Una giustizia invadente esautora la politica, riducendone sempre più i margini di manovra».
«Non sono affatto rifugiati», ribadisce Schmid. Nell'ultima sessione il Consiglio nazionale ha stabilito che gli Stati del Maghreb – Algeria, Marocco e Tunisia – devono essere considerati paesi di origine sicuri. Decine di migliaia di domande infondate, sostiene, trasformano il diritto d'asilo in una farsa: «Una volta qui, serve uno sforzo enorme per riuscire a espellerli».
«I giovani hanno bisogno di una prospettiva»
Anche il consigliere nazionale del Partito Evangelico Svizzero (PEV) Marc Jost critica l'attuale approccio: «Gli eventi di Ceuta dimostrano chiaramente che la combinazione di recinzioni e aiuti finanziari generici non porta stabilità». Non ha ridotto la pressione migratoria né offerto prospettive alle persone sul posto. Propone un modello a due pilastri, ispirato alle partnership migratorie svizzere.
In primo luogo, serve un accordo vincolante di riammissione per le persone senza diritto di soggiorno: «Solo una procedura affidabile può contrastare le reti di trafficanti e garantire l'applicazione della legge», afferma Jost. In secondo luogo, i fondi dell'UE non dovrebbero limitarsi a finanziare infrastrutture di controllo delle frontiere e attrezzature di polizia. Sono necessari investimenti mirati in formazione e occupazione in Marocco, «affinché i giovani abbiano una reale prospettiva nel proprio paese».





