UBS sotto pressione: la stretta sul capitale riaccende le ipotesi di fusione

Il Consiglio degli Stati chiede più capitale per le attività estere della banca. Intanto si fanno i nomi di diversi possibili partner, tra cui Morgan Stanley.
Il Consiglio degli Stati chiede più capitale per le attività estere della banca. Intanto si fanno i nomi di diversi possibili partner, tra cui Morgan Stanley.
ZURIGO - La battaglia sulle nuove regole per UBS entra in una nuova fase. Il Consiglio degli Stati ha chiesto che la grande banca svizzera sostenga le proprie filiali estere con un capitale di base pari al 90%. Una misura contestata da UBS, che ha definito l'esito politico «non un compromesso».
La decisione della Camera alta riaccende anche le voci su una possibile fusione. Secondo un'inchiesta del Blick, almeno otto istituti finanziari attivi a livello globale avrebbero manifestato apertura a colloqui con i vertici di UBS. Tra i nomi citati figura quello della statunitense Morgan Stanley.
Ma quali sarebbero le conseguenze per la Svizzera? Per Rudolf Minsch, capo economista di Economiesuisse, UBS non rinuncerebbe al proprio corporate banking nel Paese. Tuttavia, un eventuale ridimensionamento della banca potrebbe creare difficoltà soprattutto alle piccole e medie imprese, in particolare per i finanziamenti più consistenti.
«Stiamo già notando l'assenza di Credit Suisse. Abbiamo bisogno di una banca svizzera forte, altrimenti la situazione si complicherebbe ulteriormente, soprattutto per quanto riguarda i prestiti di importo elevato», ha dichiarato Minsch a Blick. Le aziende potrebbero quindi essere costrette a cercare finanziamenti altrove, anche all'estero.
Più tranquillo è invece il giudizio dell'economista Aymo Brunetti, professore all'Università di Berna. Secondo lui, un'eventuale fusione o un trasferimento della sede difficilmente avrebbe conseguenze immediate per i clienti privati e aziendali. UBS, sostiene, continuerebbe ad avere interesse a mantenere in Svizzera le attività di private e corporate banking, che sono redditizie.
Gli effetti più evidenti, secondo Brunetti, potrebbero riguardare piuttosto le entrate fiscali, qualora la sede centrale venisse trasferita.
L'identità svizzera resta un elemento centrale
Brunetti ritiene inoltre poco probabile, allo stato attuale, sia una fusione sia un trasferimento della sede di UBS. L'identità svizzera della banca, osserva, resta importante soprattutto nel settore della gestione patrimoniale. Un'eventuale trasformazione in banca statunitense potrebbe rendere UBS meno attrattiva per alcuni clienti internazionali, in particolare in Asia.
Il nuovo requisito patrimoniale potrebbe invece rendere più difficile per UBS continuare a espandersi negli Stati Uniti. Secondo Brunetti, proprio questo sarebbe uno dei motivi della forte opposizione della banca alla nuova regolamentazione.
Per ora, comunque, non è stata presa alcuna decisione definitiva. La proposta dovrà ancora essere esaminata dal Consiglio nazionale. Il confronto sulle nuove regole per UBS è quindi destinato a proseguire.




