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VOTAZIONI

Che neutralità vogliamo? Oggi è il giorno della verità

In consultazione anche l'iniziativa "Per un’alimentazione più sicura". Vediamo nel dettaglio i temi e i probabili esiti delle due votazioni federali
Che neutralità vogliamo? Oggi è il giorno della verità
Ti-Press
Che neutralità vogliamo? Oggi è il giorno della verità
In consultazione anche l'iniziativa "Per un’alimentazione più sicura". Vediamo nel dettaglio i temi e i probabili esiti delle due votazioni federali

BELLINZONA / BERNA - Un altro tema caldo approda oggi alle urne. Dopo la votazione sul canone ─ "200 franchi bastano" ─ e quella sul "No a una Svizzera da 10 milioni» di abitanti, oggi la popolazione è infatti chiamata a esprimersi sulla neutralità, tema che ha monopolizzato le discussioni politiche di questi ultimi mesi in tutto il Paese. E non solo, in votazione ci sarà inoltre anche l'iniziativa sull'alimentazione. A poche ore dalla chiusura dei seggi, osserviamo quindi nel dettaglio i temi e quelli che sono i probabili esiti.

Una neutralità più rigida
Come detto, a reclamare il grosso delle attenzioni è stata l'iniziativa popolare ─ intitolata "Salvaguardia della neutralità svizzera (Iniziativa sulla neutralità)" ─ che chiede di adottare una prassi più restrittiva in materia di neutralità, di fatto incardinando il concetto di una neutralità permanente e armata nella Costituzione.

Consiglio federale e Parlamento respingono l'iniziativa, affermando che «la prassi seguita in materia di neutralità dal 1848 abbia dato buoni risultati» e che la Costituzione allo stato attuale garantisca già il margine di manovra necessario per tutelare gli interessi del Paese anche in un contesto mutevole.

Al contrario, il comitato a favore dell'iniziativa ─ che, oltre a Pro Svizzera e l'UDC, in Ticino include anche forze della sinistra più radicale, come il Partito Comunista ─ ritiene che gli eventi internazionali e le crisi geopolitiche degli ultimi anni abbiano "annacquato" la neutralità elvetica, ridimensionando il ruolo di mediatore della Confederazione e la portata dei suoi buoni uffici. «Il mondo non ha bisogno di una Svizzera che faccia quello che fanno tutti gli altri», ha affermato in tal senso il consigliere agli Stati democentrista Marco Chiesa.

Come andrà a finire?
Queste argomentazioni non sembrano però aver fatto breccia nella maggioranza della popolazione. Secondo gli ultimi sondaggi, i consensi si attestano infatti attorno al 30%, a fronte di un ampio fronte contrario che si ferma di poco sotto al 70% e pochi indecisi. Il sostegno, senza grandi sorprese, è concentrato quasi esclusivamente nella base democentrista mentre negli altri partiti storici il no oscilla tra il 76% (PLR) e il 94% (PS).

Alimentazione, tra «siamo troppo vulnerabili» e il no a un «diktat vegano»
L'altro tema di giornata sarà poi l’iniziativa popolare «Per un’alimentazione più sicura». Depositata nell’agosto di due anni fa con oltre 112’000 firme, si pone come obiettivi l’aumento del consumo e della produzione di alimenti di origine vegetale, la riduzione della dipendenza dall’estero (portando il grado di autoapprovvigionamento netto dal 46 al 70% entro 10 anni) e la tutela delle risorse, introducendo misure più rigide per proteggere l’acqua potabile, la biodiversità e la fertilità del suolo.

L'iniziativa è promossa dall’attivista Franziska Herren (nel 2021 era stata tra le promotrici dell’iniziativa sull’acqua potabile), dall’associazione «Acqua pulita per tutti» e sostenuta da diverse personalità. Secondo i favorevoli, la Svizzera è troppo dipendente dalle importazioni e vulnerabile alle crisi internazionali. Riducendo le superfici destinate ai foraggi e aumentando quelle per alimenti vegetali destinati al consumo umano, sarebbe possibile produrre più calorie e rafforzare l’autosufficienza. I promotori criticano inoltre l’allevamento per il suo impatto ambientale e chiedono una maggiore tutela dell’acqua potabile, a beneficio dell’agricoltura e della salute.

I contrari ritengono irrealistico l’obiettivo di portare l’autosufficienza alimentare al 70%, sostenendo che richiederebbe forti interventi dello Stato sui consumi, in particolare di carne e prodotti di origine animale. Sottolineano inoltre che l’allevamento è essenziale nelle regioni montane, dove i terreni sono difficili da coltivare. Infine, temono un aumento dei prezzi dei prodotti svizzeri e un conseguente incremento del turismo degli acquisti. L’iniziativa ha raccolto un’opposizione unanime in entrambe le Camere federali. Contrario anche il Consiglio federale.

Cosa dice il sondaggio?
Secondo l’ultimo sondaggio Tamedia, l’iniziativa si avvia verso una netta bocciatura. Stando alle intenzioni di voto, i consensi sono fermi al 29%. Solo l’elettorato dei Verdi la sostiene in maggioranza (72% sì); anche PS e PVL propendono per il no (52% e 57%), mentre Centro, UDC e PLR la respingono con decisione (rispettivamente 82%, 85% e 88% no). Il rifiuto è più marcato tra gli uomini, i pensionati e chi vive in campagna. Tra i favorevoli prevale l’argomento secondo cui i sussidi dovrebbero finanziare una produzione sostenibile invece di quella animale (30%); i contrari temono soprattutto che il grado di autoapprovvigionamento del 70% richiesto si traduca in un «menu di Stato», con poco spazio per i prodotti di origine animale (39%).

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