L'inverno energetico preoccupa: «Raccogliete un po' di legna»

Il rischio di un blackout generalizzato resta remoto. Ma in caso di un inverno rigido (e di una scarsità nell'approvvigionamento) bisognerà ricorrere a misure d'emergenza. Ecco perché, e quando, potrebbero essere necessarie.
ZURIGO - Il prossimo inverno potrebbe rivelarsi più delicato del solito sul fronte dell'approvvigionamento energetico. A sollevare il tema è stato Lino Guzzella, ex rettore del Politecnico federale di Zurigo (ETH), che durante una conferenza all'Istituto di politica economica svizzera dell'Università di Lucerna ha invitato provocatoriamente a raccogliere «un po' di legna da ardere». Interpellato da Blick, Guzzella ha precisato che i problemi emergerebbero soprattutto nel caso in cui diversi fattori sfortunati si verificassero contemporaneamente.
Uno dei primi elementi di preoccupazione riguarda i bacini idrici svizzeri. Dopo un'estate calda e secca, risultano pieni solo al 73%, contro una media degli anni precedenti dell'84%. Secondo Werner Luginbühl, presidente della Commissione federale dell'energia elettrica (ElCom), citato da Blick, il livello più basso si traduce in circa 900 gigawattora di energia in meno, equivalenti al 2-3% del consumo complessivo di elettricità della Svizzera nei mesi invernali.
Una parte di questa minore disponibilità potrebbe essere compensata dalla produzione nucleare e dalle importazioni. Luginbühl prevede infatti che le centrali nucleari svizzere funzioneranno ad alta capacità durante l'inverno. La produzione nazionale, tuttavia, non è sufficiente da sola a coprire la domanda.
Le importazioni rappresentano quindi un elemento centrale del sistema. Christian Schaffner, esperto di energia dell'ETH, ha spiegato a Blick che i collegamenti con l'Europa sono fondamentali per l'approvvigionamento invernale della Svizzera e permettono, per esempio, di importare energia eolica a basso costo attraverso linee di trasmissione ad alta capacità.
Le riserve europee di gas
A complicare il quadro però è la situazione del gas in Europa. Secondo i dati dell'associazione Gas Infrastructure Europe (GIE), gli impianti di stoccaggio europei sono pieni per quasi il 69%, circa 16 punti percentuali sotto la media degli ultimi cinque anni.
Tra le cause viene indicato anche l'aumento del prezzo del gas, quasi triplicato da 30 a oltre 80 euro per megawattora dall'inizio della crisi legata alla guerra con l'Iran e al blocco dello Stretto di Hormuz. I prezzi elevati avrebbero spinto i commercianti a ridurre gli acquisti, anche per il rischio di dover rivendere il gas durante l'inverno a prezzi inferiori.
Particolarmente delicata appare la situazione in Germania, dove le scorte sono inferiori di circa un terzo rispetto ai livelli abituali. Secondo Guzzella, le attuali riserve tedesche sarebbero sufficienti soltanto per un mese invernale. Daniela Decurtins dell'Associazione dell'industria svizzera del gas (VSG) ha però ricordato al Blick che, anche durante l'inverno, il gas continua ad arrivare in Europa attraverso gasdotti e navi cisterna.
Il meteo e il ruolo del nucleare francese
Molto dipenderà dalle condizioni meteorologiche. Un inverno particolarmente freddo aumenterebbe i consumi, mentre periodi con poco vento e poco sole ridurrebbero la produzione degli impianti eolici e fotovoltaici. Luginbühl considera particolarmente sfavorevole la combinazione tra un lungo periodo di freddo e una carenza di gas.
In uno scenario simile diventerebbe ancora più importante la produzione nucleare francese, indipendente dalla disponibilità di sole e vento. Esistono però elementi di incertezza: nell'inverno 2022/23 circa 30 delle circa 50 centrali francesi furono fermate per interventi di manutenzione e problemi di corrosione. Anche durante l'estate la Francia ha dovuto ridurre la produzione di alcuni impianti a causa della scarsità d'acqua.
«Uno scenario estremo»
Secondo gli esperti citati da Blick, la situazione diventerebbe quindi critica soprattutto qualora diversi fattori negativi si presentassero nello stesso momento. Va detto che un'eventuale carenza non comporterebbe comunque un'immediata interruzione generalizzata della corrente.
Prima verrebbero adottate misure come appelli al risparmio energetico, restrizioni alle attività ad alto consumo e utilizzo delle riserve. Guzzella considera un vero blocco delle attività uno scenario «davvero, davvero estremo», mentre Schaffner sottolinea che sarebbe necessaria una crisi su scala europea.



