Una tossina fungina che fa dormire le "fabbriche proteine"

È presente nei cereali e i ricercatori dell'Università di Berna vedono del potenziale per sviluppare nuove terapie
BERNA - Una tossina fungina presente nei cereali può mettere le cosiddette "fabbriche delle proteine" nelle cellule umane in una sorta di modalità di sonno. I ricercatori dell'Università di Berna vedono in questa scoperta un potenziale per nuove terapie.
Il team di ricerca bernese ha sviluppato un nuovo metodo per studiare l'effetto delle sostanze sulla produzione di proteine, indica oggi in una nota l'Università. Con un sistema di test che riproduce i processi cellulari al di fuori delle cellule viventi, i ricercatori hanno analizzato 28'000 sostanze diverse.
Hanno così identificato la tossina fungina NT-2 come particolarmente efficace. Questa viene prodotta da funghi dei cereali del genere Fusarium, che possono colpire, tra gli altri, il frumento, l'orzo o il mais. Lo studio ha mostrato che la tossina si lega direttamente ai cosiddetti ribosomi, le fabbriche delle proteine della cellula.
I ricercatori hanno osservato che, dopo il trattamento con la tossina, moltissimi ribosomi si trovavano in uno stato inattivo. «Si può immaginare che le fabbriche delle proteine della cellula vengano messe in una modalità di sonno dalla quale non riescono più a risvegliarsi da sole», dichiara il responsabile dello studio Evangelos Karousis, citato nel comunicato.
Un potenziale per nuove terapie
I risultati potrebbero avere a lungo termine un'importanza per la medicina. Molte malattie gravi sarebbero legate al fatto che le cellule producono troppe proteine, troppo poche o proteine sbagliate, afferma ancora Karousis. Una migliore comprensione di come rallentare le fabbriche delle proteine o metterle in uno stato di riposo potrebbe aiutare a sviluppare nuovi trattamenti. Quale passo successivo, i ricercatori vogliono studiare come riattivare i ribosomi "addormentati".
Oltre all'Università di Berna, allo studio hanno partecipato anche il Politecnico federale di Losanna (EPFL) e il Politecnico federale di Zurigo (ETH Zurigo). Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica "Communications Biology".



