Salasso alla pompa: dopo il diesel, ora toccherà alla benzina?

È uno scenario probabile, stando agli analisti e agli esperti del settore che temono un rincaro generalizzato per quanto riguarda il carburante. E con poche speranze di schiarite in tempi brevi. Ecco perché.
ZURIGO - Chi ha un'auto a benzina finora ha tirato un sospiro di sollievo (se così si può dire, considerando che il rincaro comunque c'è stato).
Mentre il diesel in Svizzera supera un record dopo l'altro, con una media di 2,46 franchi al litro secondo il radar carburanteTCS e punte oltre i 2,50, la senza piombo 95 viaggia sulla (comunque elevata) mediana dei 2,14 franchi.
Un vantaggio che però potrebbe sparire presto, come riporta il Blick in un recente reportage sul caro carburante in Svizzera.
Le raffinerie si spostano sul diesel perché... è più caro
A destare preoccupazione e è un rapporto di Goldman Sachs, ripreso dall'agenzia Bloomberg. Il meccanismo è semplice: oggi il diesel rende di più, e così le raffinerie spostano la produzione dalla benzina al gasolio. Questo significa che, verosimilmente, la quantità di benzina in circolazione potrebbe ridursi
Offerta più scarsa, lo sancisce una delle basilari leggi del mercato, si traduce con prezzi in salita: «Il diesel potrebbe salire ancora, ma la benzina offre ora maggiori possibilità di rialzo», scrivono gli analisti della banca d'affari, che consigliano agli investitori di scommettere su un aumento della benzina europea per metà 2027.
Una possibilità che preoccupa anche da noi
Anche gli addetti ai lavori in Svizzera vedono il rischio. «La mancanza di capacità di raffinazione rappresenta effettivamente un ulteriore fattore di aumento dei costi», spiega al Blick Olivier Fantino, direttore di Avenergy Suisse, l'associazione dei distributori di cui fanno parte tra gli altri Agrola, Migrol, Socar e Tamoil.
Il problema è strutturale: «In Europa negli ultimi anni sono state chiuse numerose raffinerie, mentre in Russia e in Medio Oriente molti impianti sono stati danneggiati o distrutti da azioni belliche». Finora questa carenza ha pesato soprattutto sul diesel, cresciuto più della benzina.
Tutto, comunque, parte dal petrolio
Il vero motore dei rincari, però, resta il petrolio. Oggi un barile costa oltre 100 dollari, contro i 60 di inizio anno, soprattutto a causa della guerra in Iran e, in misura minore, di quella in Ucraina. Avenergy non si sbilancia in previsioni: «L'andamento del greggio dipende fortemente dagli sviluppi su questi teatri di guerra», dice Fantino.
A complicare il quadro c'è anche Donald Trump, che per contenere i prezzi negli Stati Uniti ipotizza uno stop all'export di diesel. In Svizzera pesa infine il basso livello del Reno, che rende più caro il trasporto del carburante importato.



