Non ne può più di prendersi cura della moglie...così la uccide

Quasi un terzo dei femminicidi, in Svizzera, viene commesso da over 65. E il trend è in netta crescita. Uno studio dell'Università di San Gallo lancia l'allarme.
BERNA - È l'era dei femminicidi. E nel 30% dei casi, in Svizzera, l'autore o le vittime hanno più di 65 anni. Lo evidenzia un nuovo studio realizzato da due criminologhe dell'Università di San Gallo e approfondito dal Tages-Anzeiger.
Il trend, è emerso, risulta in netta salita. Se fino al 2011 "solo" il 12% degli autori o delle vittime era in età di pensionamento, negli ultimi anni questa quota ha raggiunto il 30%.
«L’età elevata è sorprendente», spiega la criminologa Nora Markwalder, «perché la criminalità in generale, ma anche i delitti violenti e omicidiari, riguardano soprattutto persone giovani».
Dominano gli svizzeri
Le dinamiche sono inoltre diverse rispetto a quelle giovanili, sottolinea il quotidiano zurighese. Circa l’86% degli autori e delle vittime sono cittadini svizzeri, contro il 50% per gli autori e il 60% per le vittime tra i più giovani.
Solo il 13% degli autori anziani, inoltre, era conosciuto alla polizia prima dei fatti..mentre tra i più giovani questa quota sale al 50%. Solo uno su dieci, infine, aveva precedenti penali, contro una proporzione di uno su tre tra i giovani.
Morire in due
Le motivazioni del gesto sarebbero poi diverse. In un terzo dei casi, l’autore voleva suicidarsi e «ha deciso di portare con sé la partner nella morte. Questo, secondo le ricercatrici, testimonia una «mancanza di rispetto dei diritti della donna» rispecchia una concezione patriarcale in cui l’uomo ritiene che la partner debba essere uccisa, perché non sarebbe in grado di continuare a vivere da sola.
Uccidere «per pietà» o sfinimento
In un altro terzo dei casi gli autori affermano di aver agito per «pietà»: volevano «liberare» la partner da sofferenze fisiche o malattie legate all’età.
Ci sono infine casi di sovraccarico fisico e psicologico legati all'assistenza del partner durante una malattia.
Il Tages-Anzeiger cita quindi due casi emblematici. Nel novembre del 2020 a Riggisberg, in canton Berna, la polizia ha trovato una coppia anziana priva di vita nella loro casa. La Polizia ha stabilito che l'uomo, un 86enne, ha ucciso la moglie 84enne prima di togliersi la vita. E stando a una persona ben informata l'anziano stava vivendo una crisi esistenziale.
Aveva assistito la moglie per anni e, come scritto in una lettera d'addio, non voleva «abbandonarla al suo destino».
Discorso analogo anche per un caso verificatosi a Kronau, in canton Zurigo, nel giugno 2024. Una coppia è stata trovata senza vita con ferite mortali alla testa: il marito, un 80enne, aveva ancora tra le mani un fucile e anche i due gatti di casa erano stati abbattuti. Gli ambienti risultavano inoltre in uno stato di abbandono a causa di una grave sindrome da accumulo.
Stando alla sorella, l'80enne le aveva confessato di non avere più la forza di occuparsi della moglie e della casa e che stava pensando al gesto estremo. Non era più in buone condizioni fisiche e si trovava in difficoltà nella cura della moglie, affetta da demenza progressiva, così come nella cura della casa.
Nessuno, però, aveva lanciato l'allarme.
Prevenire, viene infine sottolineato, è ancora più difficile di quanto non si pensi. Perché gli autori anziani, almeno ufficialmente, ricorrono molto più raramente alla violenza domestica prima di arrivare all'omicidio.




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