A caccia dei furbetti del sostegno sociale: ecco come fa il Cantone a trovarli

Da dove si parte, e fino a dove si può arrivare, per identificare chi prova a frodare il sistema assistenziale ticinese. Spiegato da chi lo fa ogni giorno.
Da dove si parte, e fino a dove si può arrivare, per identificare chi prova a frodare il sistema assistenziale ticinese. Spiegato da chi lo fa ogni giorno.
BELLINZONA - Nel 2025 l'Ispettorato sociale della Sezione del sostegno sociale (SdSS) del Cantone ha ricevuto 110 segnalazioni e concluso 114 verifiche riguardo a possibili frodi legate alle prestazioni di sostegno sociale.
In 64 casi, ovvero circa il 56% del totale, è stato effettivamente accertato un abuso, con conseguenti provvedimenti amministrativi. Trenta di questi casi, quindi metà della metà, sono poi anche finiti sul tavolo del Ministero pubblico.
Numeri, questi, che raccontano un fenomeno presente e molto sentito nel canton Ticino ma che si rivela in realtà piuttosto circoscritto come confermato dalla stessa SdSS a tio.ch: gli abusi accertati rappresentano circa l'1,2% del totale dei beneficiari delle prestazioni assistenziali.
A spiegarci come funziona il sistema di controllo del Cantone è Francesca Gaudenzi, capa dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento.
Come si arriva a scoprire un abuso?
Non esiste un solo modo per far scattare un controllo. «Le verifiche possono nascere sia da una segnalazione esterna sia da elementi che emergono durante la normale gestione amministrativa delle pratiche», spiega Gaudenzi. «L'Ispettorato sociale ha il compito di accertare che le prestazioni siano concesse e utilizzate nel rispetto delle condizioni previste dalla legge e può quindi intervenire sia su segnalazione sia d'ufficio quando emergono situazioni che meritano un approfondimento».
I ”campanelli d'allarmen più comuni sono informazioni non coerenti con quanto dichiarato dal beneficiario, variazioni della situazione economica o familiare non comunicate agli uffici, oppure dubbi che emergono durante la normale istruttoria. In questi casi l'ufficio verifica le informazioni disponibili, chiede eventuale documentazione aggiuntiva e, se serve, svolge ulteriori accertamenti.
Tutto parte dalle segnalazioni
Chiunque può segnalare un caso sospetto: cittadini, enti o altri soggetti che vengono a conoscenza di situazioni potenzialmente irregolari, c'è anche un apposito formulario sul sito del Cantone.
Ogni segnalazione, però, passa al vaglio prima di diventare un caso vero e proprio. «Ogni segnalazione viene valutata singolarmente: l'Ispettorato verifica anzitutto se è di nostra competenza e se vi siano elementi sufficienti per procedere e, se il sospetto appare fondato, avvia gli accertamenti necessari raccogliendo tutta la documentazione utile per chiarire la situazione», precisa Gaudenzi.
Un dettaglio non scontato: una segnalazione non porta automaticamente a un procedimento, e non tutte le verifiche si trasformano in un caso di abuso. «In questi casi, la situazione viene regolarizzata secondo le procedure amministrative previste, senza che vi siano necessariamente conseguenze amministrative o penali», chiarisce.
Sui dati va inoltre fatta una precisazione importante: «questo dato rappresenta esclusivamente i casi accertati e non consente di stimare l'effettiva diffusione del fenomeno».
Chi indaga (e con chi)
L'istruttoria vera e propria resta in casa: se ne occupa direttamente l'Ispettorato sociale, che però può appoggiarsi a diversi altri enti per raccogliere le informazioni necessarie.
«L'istruttoria viene generalmente svolta direttamente dall'Ispettorato sociale che può acquisire i dati necessari presso Comuni, Polizie comunali e cantonale, Ufficio dell'Ispettorato del lavoro, Autorità giudiziarie e altri uffici dell'Amministrazione cantonale», racconta Gaudenzi.
A seconda dei casi, si va dalla semplice richiesta di documenti fino a colloqui con le persone coinvolte e verifiche sul territorio. Quanto tempo serve? Dipende: «la durata dell'istruttoria varia sensibilmente in funzione della complessità del caso: alcune verifiche si concludono rapidamente, mentre altre richiedono approfondimenti sull'arco di un periodo più esteso».
Quando l'illecito è confermato, si prosegue così
Se al termine degli accertamenti l'abuso viene confermato, scattano i provvedimenti amministrativi. «Una volta accertata l'indebita percezione della prestazione, l'autorità adotta i provvedimenti amministrativi necessari, che possono comprendere la revisione o la cessazione della prestazione e l'emissione di una sanzione con relativa decisione di rimborso delle prestazioni», spiega Gaudenzi.
Nei casi più seri, il fascicolo non si ferma lì: «quando dagli accertamenti emergono potenziali elementi che fanno ipotizzare un reato penale, il caso viene deferito al Ministero pubblico per le verifiche del caso».
E il denaro percepito indebitamente? Va restituito, senza eccezioni. «Secondo la Legge sull'assistenza e relativo Regolamento, le prestazioni percepite indebitamente vanno integralmente restituite. Il beneficiario di prestazioni assistenziali è dunque soggetto a decisione di sanzione e ordine di restituzione delle prestazioni indebitamente percepite».
Ecco quali sono gli abusi più recenti...
Guardando ai 64 casi accertati nel 2025, alcune tipologie di abuso che ricorrono più spesso di altre. «Le tipologie che emergono con maggiore frequenza riguardano i redditi da lavoro non dichiarati e le irregolarità relative alla composizione dell'unità di riferimento su cui sono definite le prestazioni», indica Gaudenzi, precisando però che le statistiche pubbliche disponibili non permettono di ricostruire un andamento del fenomeno su più anni.
... ma nessun identikit del “furbetto tipo”
Un'idea diffusa è che esista un identikit di chi abusa dei sussidi: più giovane, più povero, di una certa provenienza. Secondo Gaudenzi non è così. «Non esiste un identikit della persona che commette una frode. I dati descrivono la popolazione beneficiaria delle prestazioni assistenziali nel suo complesso, ma non evidenziano categorie di persone maggiormente coinvolte negli abusi. L'attenzione dell'Ispettorato è rivolta ai fatti e agli elementi oggettivi emersi nel corso delle verifiche, non al profilo delle persone coinvolte».
Segnalare resta importante
A chi si chiede perché valga la pena segnalare un sospetto, Gaudenzi risponde ricordando il senso stesso dell'assistenza sociale. «Le prestazioni sociali rappresentano uno strumento fondamentale di sostegno per le persone e le famiglie che si trovano in una situazione di bisogno. È quindi nell'interesse di tutta la collettività che queste risorse vengano destinate a chi ne ha realmente diritto».
Per questo il Cantone invita chi viene a conoscenza di situazioni sospette a segnalarle attraverso i canali ufficiali, in primis il formulario online (vedi sopra). Un avvertimento va però fatto a chi si aspetta un qualche tipo di riscontro: per motivi di privacy, l'esito delle singole verifiche resta riservato.
«Non sarà possibile rendere pubblici gli esiti delle singole verifiche né fornire un riscontro a chi ha effettuato la segnalazione», conclude.




