Sulla questione dei Bilaterali III la Svizzera non potrebbe essere più divisa

Stando all'ultimo sondaggio Tamedia, i favorevoli sono in vantaggio ma gli indecisi rappresentano ancora una fetta importante.
ZURIGO - Il nuovo pacchetto di accordi tra Svizzera e Unione europea, noto come “Bilaterali III”, divide nettamente l’elettorato elvetico.
A confermarlo è l'ultimo sondaggio di 20 Minuti e Tamedia, svolto nell'ambito delle ultime votazioni federali del 14 giugno.
Nel complesso, i favorevoli rappresentano comunque la maggioranza, seppur ben lontana da quella assoluta: il 30% si dichiara favorevole e un ulteriore 16% «piuttosto favorevole», mentre il 25% è contrario e il 15% «piuttosto contrario». Una quota rilevante, pari al 14%, è indecisa.
Le differenze politiche sono marcate. Tra i simpatizzanti dei Verdi Liberali (53%), dei Verdi (49%) e del Partito Socialista (48%) prevale chiaramente il sostegno all’accordo. Anche tra gli elettori del Centro (33%) e del PLR (29%) si registrano quote significative di favorevoli. All’opposto, tra i sostenitori dell’UDC emerge un netto rifiuto: il 60% si dichiara contrario e solo il 4% favorevole.
Parallelamente, il sondaggio affronta la questione istituzionale della maggioranza necessaria per approvare il pacchetto. Il 43% degli intervistati ritiene sufficiente la maggioranza popolare, mentre il 39% chiede anche la maggioranza dei cantoni. Il 18% non si esprime.
Anche su questo punto le divisioni politiche sono evidenti. Gli elettori di GLP (59%), SP (56%) e Verdi (55%) sostengono chiaramente il solo voto popolare. Al contrario, tra i simpatizzanti dell’UDC (51%) e del PLR (48%) prevale l’idea di richiedere una doppia maggioranza, popolare e cantonale.
Il sondaggio Tamedia
26’205 persone provenienti da tutta la Svizzera hanno partecipato, dall’11 al 14 giugno, al sondaggio post-voto di 20 minuti e Tamedia sulle votazioni federali del 14 giugno 2026. Il sondaggio è stato realizzato in collaborazione con LeeWas. LeeWas modella i dati del sondaggio in base a variabili demografiche, geografiche e politiche. Il margine di errore è di 1,5 punti percentuali.



