Dal raddoppio storico al seggio perduto: la Lega si rialzi ritornando tra la gente

Massimiliano Robbiani, Lega dei Ticinesi
Dal 10 aprile 2011 al 7 ottobre 2026. Quindici anni e mezzo esatti separano due giornate che segnano la storia della Lega dei Ticinesi. La prima resta impressa nella memoria di chi c’era come un momento di grande festa ed entusiasmo travolgente: il giorno del fantastico "raddoppio" nel Governo cantonale con l'elezione di due consiglieri di Stato. La seconda porta invece con sé il sapore amaro della perdita, segnando il momento in cui la Lega perde formalmente quel secondo seggio in Consiglio di Stato.
A seguito delle dimissioni del nostro rappresentante leghista, il subentro nell'esecutivo vede infatti l'ingresso di Piero Marchesi dell'UDC, facendo così scivolare la Lega a un solo consigliere di Stato.
Inutile nascondersi dietro un dito o edulcorare la realtà: per chi il movimento lo vive fin dalla prima ora, questa è senza dubbio una delle giornate più buie e tristi di sempre. La sportività e il rispetto non devono venire meno — i complimenti a Marchesi per il suo subentro sono doverosi —, ma l'amarezza per la perdita del seggio resta profonda e va riconosciuta per quello che è.
Tuttavia, fermarsi al rammarico sarebbe l'errore più grande. I momenti di svolta servono proprio a questo: a fermarsi, riflettere e ritrovare la rotta. Se ci troviamo in questa situazione, è perché negli ultimi anni ci si è forse adattati troppo alle dinamiche altrui, dimenticando quella famosa umiltà che è sempre stata la vera forza del movimento. Ci si è adagiati sulle consuetudini del potere proprio mentre la vita quotidiana delle persone diventava sempre più difficile.
Il Ticino di oggi non è più semplice di quello del 2011; anzi, per la gente comune le condizioni sono nettamente peggiorate. Il ceto medio e le famiglie con redditi bassi faticano sempre di più ad arrivare alla fine del mese, soffocati dal continuo aumento dei premi della cassa malati, dagli affitti e da stipendi bassi. Se il contesto è cambiato, i problemi reali dei ticinesi sono rimasti gli stessi, solo più acuti.
Oggi non si deve demordere. È arrivato il momento di rimboccarsi le maniche, fare una seria autocritica e capire dove si è sbagliato per poter finalmente migliorare. Bisogna avere il coraggio e la trasparenza di cambiare ciò che non va e tornare a essere la vera Lega dei Ticinesi: quella vicina alla popolazione, che ascolta la gente e si batte per chi ha davvero bisogno.È una giornata difficile, ma dai momenti più complessi si può risalire, a patto di ritrovare lo spirito originario. La sfida per il futuro parte da oggi.



