Sì a una Svizzera neutrale e indipendente

Lorenzo Quadri, consigliere nazionale Lega dei Ticinesi
Il prossimo 27 settembre saremo chiamati a votare sull’iniziativa popolare sulla neutralità.
È una votazione importante, perché in gioco c’è un principio che accompagna la Svizzera da cinque secoli.
L’iniziativa chiede di sancire nella Costituzione la neutralità permanente e armata. In concreto, la Svizzera non dovrebbe partecipare a conflitti militari né imporre sanzioni economiche contro Paesi belligeranti, salvo quelle decise dal Consiglio di sicurezza dell’ONU.
La neutralità non è un accessorio che si mette e si toglie a seconda delle mode del momento. È parte dell’essenza della Svizzera. Ha preservato il paese da conflitti sanguinosi. Dopo Marignano, nel 1515, i Confederati abbandonarono la politica di potenza. Nel 1815 il Congresso di Vienna riconobbe la neutralità permanente e l’inviolabilità della Svizzera, affermandone l’utilità per l’equilibrio europeo. Una Svizzera neutrale offre un terreno di dialogo alle parti in conflitto; dà una chance alla pace.
La neutralità svolge funzioni essenziali: rafforza la coesione nazionale, ci tiene lontani dalle guerre, permette rapporti commerciali con il maggior numero possibile di Paesi e conferisce particolare valore ai buoni uffici elvetici. Un mediatore credibile deve essere imparziale.
La neutralità non è affatto una scelta di comodo. Presuppone una schiena dritta. In ogni conflitto, i belligeranti esercitano pressioni sui neutrali affinché si schierino. Resistere a queste pressioni è precisamente ciò che significa essere neutrali.
Ed è proprio qui che sta il problema della politica bernese. Con la guerra in Ucraina, il Consiglio federale ha ripreso praticamente con il copia-incolla 20 pacchetti di sanzioni UE contro la Russia. In questo modo, ha demolito la credibilità della neutralità svizzera. E intanto la guerra continua. Nella Berna federale, tra la partitocrazia va per la maggiore il mantra della “neutralità flessibile”. Si tratta, semplicemente, di un bluff. Non esiste alcuna “neutralità flessibile”. O si è neutrali, o non lo si è.
I contrari all’iniziativa in votazione sostengono che essa limiterebbe eccessivamente il margine di manovra del Consiglio federale. Ma è esattamente questo il punto. La neutralità non deve essere lasciata alla mercé dei governanti del momento. Della loro incapacità di resistere a pressioni politiche e ricatti morali. Della loro smania di apparire sui media come schierati dalla parte che viene dipinta come “giusta”. La neutralità è fatta per i cittadini. Non per i politicanti.
Neutralità e indipendenza sono due facce della stessa medaglia. Una Svizzera sempre più inserita nelle strutture politiche e militari dell’UE e della NATO è destinata a perdere entrambe. Il 27 settembre votiamo Sì ad una Svizzera neutrale ed indipendente, e no alla strisciante adesione all’UE ed alla NATO.



