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SVIZZERA

Burro svizzero venduto all'estero a prezzi stracciati: «Persi 27 milioni»

Le eccedenze vengono esportate a 3,66 franchi al chilo, contro i circa 12 franchi del prezzo all’ingrosso sul mercato interno
Burro svizzero venduto all'estero a prezzi stracciati: «Persi 27 milioni»
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Fonte Blick / Beobachter
Burro svizzero venduto all'estero a prezzi stracciati: «Persi 27 milioni»
Le eccedenze vengono esportate a 3,66 franchi al chilo, contro i circa 12 franchi del prezzo all’ingrosso sul mercato interno

ZURIGO - Comprare burro svizzero all’estero può costare fino a tre volte meno rispetto a quanto viene pagato sul mercato elvetico. Il motivo? Le eccedenze di produzione, che vengono vendute oltreconfine a prezzi stracciati.

Il burro esportato nei primi cinque mesi dell’anno è stato venduto in media a 3,66 franchi al chilo, contro i circa 12 franchi del prezzo all’ingrosso del burro industriale in Svizzera. Una differenza di oltre tre volte.

La spiegazione sta nelle scorte, tornate a crescere. A fine maggio, riporta la rivista Beobachter, nei magazzini frigoriferi svizzeri erano stoccate 7.903 tonnellate di burro, il 25% in più rispetto allo scorso anno. Per smaltire parte dell’eccedenza, 3.244 tonnellate sono state esportate tra gennaio e maggio.

Di queste quasi 900 sono state destinate alla Cina. Quantità superiori alle 100 tonnellate sono invece finite, sotto forma di blocchi congelati da 25 chili, in Egitto, Marocco, Paesi Bassi, Libano, Arabia Saudita, Spagna e Francia. Una parte più contenuta è stata acquistata dall’Oman.

Una perdita da 27 milioni
Secondo i calcoli riportati, la vendita all’estero delle eccedenze avrebbe comportato per il settore una perdita di circa 27 milioni di franchi. È questa, infatti, la cifra che avrebbe potuto essere incassata in più se il burro fosse stato venduto sul mercato svizzero al prezzo dell’industria.

Il paradosso diventa ancora più evidente guardando ai prezzi al consumo. Secondo un confronto realizzato dal Beobachter, il burro svizzero costa il 277% in più rispetto a quello tedesco. Per il latte la differenza è invece del 57%.

Alla base del sistema c’è anche il prezzo del latte, fissato centralmente dall’organizzazione di categoria. Un meccanismo pensato per tutelare gli agricoltori, ma che secondo uno studio precedente avrebbe contribuito a creare margini troppo elevati nell’industria del burro. Un’accusa che l’organizzazione di categoria respinge.

Per i produttori svizzeri di latte, l’esportazione del burro non è una scelta conveniente, ma uno strumento necessario per ridurre le eccedenze di latte. Gli allevatori, inoltre, ricevono un prezzo più basso per una parte del latte eccedentario.

Il problema si è ripresentato anche quest’anno, complice l’elevata produzione delle mucche prima dell’estate. Una parte del latte in eccesso viene trasformata in burro e congelata. In questo modo si riduce l’offerta sul mercato e si contribuisce a sostenere i prezzi.

Nel lungo periodo, sostengono i produttori, la soluzione sarebbe però un’altra: trovare un equilibrio migliore tra quantità prodotte, capacità di trasformazione e possibilità di vendita. L’obiettivo è evitare che le eccedenze si accumulino nuovamente e che il settore sia costretto a venderle all’estero a prezzi fortemente inferiori a quelli svizzeri.

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