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SOLETTA

Fattoria degli orrori, parte la denuncia contro il veterinario cantonale

La Protezione svizzera degli animali contesta la gestione delle autorità nello sgombero della fattoria di Ramiswil e l'uccisione di 122 cani.
Fattoria degli orrori, parte la denuncia contro il veterinario cantonale
20minuten
Fonte Ats
Fattoria degli orrori, parte la denuncia contro il veterinario cantonale
La Protezione svizzera degli animali contesta la gestione delle autorità nello sgombero della fattoria di Ramiswil e l'uccisione di 122 cani.

SOLETTA - La Protezione svizzera degli animali (PSA) ha sporto denuncia contro il veterinario cantonale di Soletta e contro il suo superiore, il capo dell'Ufficio dell'agricoltura, in relazione al criticato sgombero della fattoria di Ramiswil, dove lo scorso novembre sono emersi gravi casi di maltrattamenti. In particolare, 122 cani erano stati soppressi a causa del loro pessimo stato di salute.

Le denunce non sono rivolte solo a questi individui, ma anche a ignoti, ha precisato il presidente della PSA, Peter V. Kunz, a Keystone-ATS, confermando quanto dichiarato precedentemente a "CH Media". In un'intervista, essi accusa i due di non aver svolto correttamente il proprio lavoro.

Secondo Kunz, il veterinario e il suo superiore, invece di intervenire tempestivamente, hanno «chiacchierato con la proprietaria degli animali». Quando si sono resi conto del caos, la decisione di sopprimere tutti i cani è stata presa rapidamente. «Mi sembra che abbiano ucciso per convenienza», dichiara il presidente.

Il fatto risale al 6 novembre del 2025, quando i servizi veterinari di Soletta, scortati dalla polizia cantonale, avevano sgomberato una fattoria di Ramiswil. Sul posto c'erano molti animali malati e denutriti. Le autorità hanno sequestrato 43 cavalli (32 nel frattempo sono stati messi all'asta), due capre e 122 cani. Questi erano stati addormentati dopo che le loro condizioni erano state giudicate troppo cattive.

Stando a un rapporto indipendente sul caso confezionato da uno studio legale e pubblicato a luglio, la decisione di sopprimere 99 cani, individuati come esemplari per la protezione del bestiame, è stata corretta. Non esistevano infatti alternative realistiche, vedasi la possibilità di affidarli a nuove famiglie o usarli come cani da guardia.

Una valutazione che Kunz mette in discussione. A suo dire, molti di questi cani erano giovani o cuccioli, che avrebbero potuto essere socializzati. La relazione indica inoltre come i restanti 23 non siano stati sottoposti a un triage sufficientemente differenziato: nella gran parte dei casi, l'eutanasia non era quindi la sola opzione.

Nei confronti della proprietaria, una 57enne, è stata avviata un'indagine penale. Il rapporto sostiene che le autorità abbiano concesso troppa fiducia alla donna, il cui comportamento viene descritto come evasivo e manipolatorio. Essa avrebbe in effetti dato l'illusione di essere collaborativa, facendo promesse poi non mantenute e incaricando i suoi dipendenti di intervenire in maniera mirata per mascherare le reali condizioni degli animali.

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