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Il Ticino aprirà le dighe verso l'Italia: attesi 10 cm in meno nel Ceresio

La decisione, dopo l'incontro bilaterale fra le autorità svizzere e italiane a fronte dell'emergenza sul Maggiore. La misura verrà attivata per 10 giorni, dopodiché si valuterà se proseguire o meno.
Il Ticino aprirà le dighe verso l'Italia: attesi 10 cm in meno nel Ceresio
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Fonte DT
Il Ticino aprirà le dighe verso l'Italia: attesi 10 cm in meno nel Ceresio
La decisione, dopo l'incontro bilaterale fra le autorità svizzere e italiane a fronte dell'emergenza sul Maggiore. La misura verrà attivata per 10 giorni, dopodiché si valuterà se proseguire o meno.

BELLINZONA - L’Organismo bilaterale italo-elvetico si è riunito in via d’urgenza il 10 agosto per esaminare la situazione di criticità idrica del Lago Maggiore e dell’area risicola a valle. Anche il Canton Ticino è confrontato con una situazione di allerta per siccità e con riserve particolarmente basse.

Per non toccare i bacini, si apre ulteriormente la diga di Ponte Tresa
Esclusi ulteriori rilasci dai bacini idroelettrici ticinesi, è stata individuata una misura temporanea attraverso il Lago di Lugano, nel rispetto delle esigenze idriche del Cantone riporta una nota diffusa ai media dallo stesso Dipartimento del territorio (DT)

La misura prevede di aumentare l’erogazione a Ponte Tresa dal Lago di Lugano (Ceresio), dagli attuali 3 m³/s a 8 m³/s. Considerato il collegamento idrografico tra i due laghi, il maggiore deflusso raggiungerà naturalmente il Lago Maggiore.

La misura, che comporterà un abbassamento complessivo di circa 10 centimetri del livello del Ceresio, sarà applicata a partire da oggi per i prossimi dieci giorni e attentamente monitorata. Al termine di questo periodo, la situazione sarà nuovamente valutata sulla base dell’evoluzione delle condizioni idriche e compatibilmente con le esigenze del territorio.

Una riunione d'emergenza
L’Organismo Bilaterale italo-elvetico di Consultazione sulla regolazione dei livelli del Lago Maggiore e sulla gestione delle risorse idriche del relativo bacino si è riunito in via d’urgenza il 10 agosto, su richiesta del Ministero italiano dell’Ambiente. Al centro dell’incontro, la situazione di criticità del Lago Maggiore e nei comprensori irrigui del Novarese, Lomellina e Milanese, nonché la richiesta di valutare eventuali rilasci aggiuntivi dai bacini idroelettrici ticinesi.

Come già comunicato dal Consiglio di Stato alla Regione Piemonte lo scorso 17 luglio, anche il versante svizzero è confrontato con una situazione di allerta per siccità dovuta alle scarse precipitazioni. Le riserve d’acqua nei bacini idroelettrici ticinesi si situano infatti al limite inferiore dei valori registrati negli ultimi dieci anni.

Non sussistono pertanto le condizioni per ulteriori rilasci, anche alla luce della necessità di garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Il margine di intervento del Cantone è inoltre limitato dal quadro giuridico vigente: una parte importante delle acque è sottoposta a concessioni attribuite a operatori privati sui quali il Cantone non dispone di un’autorità diretta.

Alla luce di queste condizioni, i tecnici dell’Ufficio cantonale dei corsi d’acqua, in accordo con l’Ufficio federale dell’ambiente, hanno individuato nella sopracitata soluzione temporanea l'unica alternativa ritenuta sostenibile per il territorio ticinese, pur in una fase di allerta idrica.


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