«La Svizzera non ha un esercito, la Svizzera è un esercito»

Christian Tresoldi, consigliere Comunale, Lugano
È una frase che riassume bene una filosofia che forse oggi dovremmo riscoprire. Per generazioni la sicurezza del nostro Paese non è stata considerata soltanto un compito delle forze armate, ma una responsabilità condivisa tra istituzioni, territorio, sistema di milizia e popolazione.
La Svizzera ha costruito la propria sicurezza su neutralità, milizia, territorio e capacità di prepararsi prima che una minaccia diventi emergenza. La nostra storia militare lo dimostra bene: fortificazioni alpine, mobilitazione e Ridotto nazionale non nacquero dalla paura, ma dalla pianificazione. Chi ci ha preceduto aveva capito una cosa semplice: quando una crisi arriva, è troppo tardi per improvvisare.
Oggi le minacce sono cambiate. Droni, missili, cyberattacchi, sabotaggi e guerra elettronica impongono di modernizzare seriamente la nostra difesa. La priorità deve essere la protezione dello spazio aereo, insieme a sistemi antidroni, radar moderni, guerra elettronica e cyberdifesa.
Recupererei anche, in chiave contemporanea, lo spirito del Ridotto nazionale: infrastrutture protette, bunker dove servono realmente, depositi strategici, centri di comando decentralizzati e comunicazioni capaci di funzionare anche durante una crisi.
La geografia svizzera resta un enorme vantaggio e dobbiamo tornare a valorizzarla. Allo stesso tempo servono reparti mobili e specializzati, pronti a reagire rapidamente e a integrare terra, aria, intelligence e tecnologia.
Anche le priorità finanziarie devono essere riviste. Prima di destinare continuamente importanti risorse all’estero, dobbiamo essere certi di aver investito abbastanza nella sicurezza della Svizzera, nel nostro esercito, nella protezione civile, nelle infrastrutture strategiche e nella tecnologia nazionale.
La solidarietà internazionale è importante, ma la prima responsabilità di uno Stato resta la protezione dei propri cittadini.



